ROBERT McCAMMON.
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L'INVASIONE.
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Titolo originale: Stinger. 1987.
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Parte 3.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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39.
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Statale 67.
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Il pugno della mostruosa creatura batt come un maglio sul tettuccio del-
la Buick. La lamiera ammaccata sfior il cranio di Curt Lockett. Ormai la
parte interna del tettuccio era grinzosa come una lattina di birra accartoc-
ciata. L'auto vibrava, sul punto di sfuggire al controllo, e l'ago del conta-
chilometri tremava sul lato sbagliato dei centodieci.
- Vattene! - url Curt. Sterz a destra e a sinistra. La Buick romb
lungo una curva, scivol fuori strada, sollev uno schizzo di terriccio e di
ghiaia. Curt la riport sull'asfalto e vide davanti a s una sagoma il-
luminata dai fari: un camioncino che andava ai trenta all'ora, col pianale
carico di mobili e di materassi, e un bambino messicano dai capelli neri
seduto sopra una pila di gabbie. Il bimbo aveva gli occhi sbarrati dal terro-
re. Curt lott per reggere il volante; la Buick sfior il camioncino e lo la-
sci indietro, in un turbine di polvere.
La strada serpeggiava fra massi rossastri grossi come case. Il gemito del-
la lamiera strappata superava il rombo del motore: le dita dalle unghie me-
talliche si davano da fare sul bordo della portiera. Altre viti saltarono via;
la creatura continuava a colpire con l'altro pugno il tettuccio. Di nuovo
Curt sterz violentemente a sinistra e a destra, ma il mostro rimase attacca-
to come una zecca.
Il tettuccio si stacc dal bordo del parabrezza. Sul vetro comparvero del-
le crepe. La mano del mostro si chiuse sul bordo di lamiera arrugginita del-
la portiera. Curt prese a pugni le dita della creatura. Quest'ultima allung la
mano, cerc a tentoni d'afferrarlo; quasi lo prese per i capelli, prima che
Curt scivolasse via dal sedile. L'auto sband a destra, lasci la carreggiata
e rimbalz sopra i solchi; Curt sbatt la testa contro le ammaccature del
tettuccio. A un tratto la creatura perdette la presa, con uno stridio d'unghie
metalliche scivol all'indietro sul tettuccio e lungo il parabrezza posteriore.
Cerc un appiglio, ma non trov niente a cui aggrapparsi. Dallo specchiet-
to retrovisivo Curt la vide scivolare sul portabagagli, vide la faccia, per
met massacrata e per met ancora bella, luccicare nel bagliore rossastro
dei fanalini di coda. Anche la faccia spar oltre la curvatura del cofano e
Curt mand un grido di gioia.
- Vattene al diavolo! - grid, con voce rauca, mentre riportava sulla
strada la macchina. - T'insegno io a immischiarti con un cowboy!
La Statale 67 divenne rettilinea. In lontananza, forse tre chilometri pi
avanti, lungo tutto l'orizzonte la griglia violacea si tuffava nel terreno.
Bloccava la strada; ma dall'altra parte c'era un mare di luci intermittenti blu
e rosse: le macchine della polizia di stato.
Curt ricord le parole di Harlan. Quella robaccia non era solida. As-
surdo.
Diede un'occhiata al contachilometri. Centodieci all'ora. Posso at-
traversarla come se fosse di vetro, si disse. E se non posso... be', non lo sa-
pr mai, giusto?
Serr le mani sul volante per mantenere dritte le ruote che traballavano.
Acceler a tavoletta e con le gambe sent il calore del motore filtrare dal
parafuoco.
Poi ci fu un botto sordo, come quello d'una bomba. Un getto di vapore
schizz dal cofano. Fumo nero sgorg dalla marmitta. La Buick sobbalz e
dal motore provennero rintocchi metallici come di gong cinese.  andata,
pens Curt; qualcosa si  rotto. L'ago del contachilometri cominci a pre-
cipitare: cento... novanta... ottanta...
Ma la griglia era sempre pi vicina. Posso farcela, si disse Curt. Certo.
Posso attraversare in tromba quella stronzata, perch una cosa cos non
pu essere solida... E lascio qui mio figlio.
Quel pensiero gli tolse il fiato. Se la squagliava come un vigliacco dal
culo spelacchiato e lasciava l suo figlio. Suo figlio.
Il contachilometri era sceso a settanta. La griglia distava meno di sei-
cento metri. Poteva ancora farcela.
Ma il piede sinistro trov il pedale del freno. E Curt esit, mentre i metri
scorrevano velocemente.
Il ragazzo non pu cavarsela da solo, pens; lo sanno tutti. Premette il
piede. Il pedale del freno cedette con uno schiocco e scintille schizzarono
dalle ganasce. L'interno dell'auto si riemp di puzza di bruciato. I freni era-
no partiti.
Nel parabrezza la griglia s'ingrand; pi in l c'era sempre il mare di luci
intermittenti.
Curt tir il freno a mano e dalla quarta scal in seconda; uno stridio e un
ticchettio da mitragliatrice indicarono che le marce erano andate. L'auto
sobbalz, continu a sessanta all'ora verso gli ultimi duecento metri. Curt
sterz, ma le gomme lisce avevano una volont propria; e nel momento
stesso in cui si decisero a girare, Curt cap che la griglia l'avrebbe preso.
All'improvviso una mano e un braccio penetrarono dal finestrino dalla
parte del passeggero. Testa e spalle s'infilarono nell'apertura: il mostro era
rimasto appiccicato come una sanguisuga alla fiancata della Buick. L'oc-
chio buono si punt su di lui, acceso di gelida rabbia; la mano si protese
verso il suo viso.
Curt url e lasci andare il volante. La Buick usc di strada e punt con-
tro la griglia, cinquanta metri pi avanti. Curt ebbe il tempo di notare che
l'ago del contachilometri segnava i quarantacinque; poi la creatura dai ca-
pelli biondi spinse dentro l'auto met del proprio corpo.
C'era una sola via di scampo. Curt gir la maniglia e salt. Atterr sulla
sabbia cedevole, ma con un urto abbastanza duro da fargli vedere le stelle.
L'aria gli usc dai polmoni, ma Curt ebbe ancora il buon senso di rotolare
via dalla macchina e di continuare a rotolare.
La Buick percorse altri cinque metri e urt la griglia. Nel punto di con-
tatto l'onda violacea puls d'un rosso incandescente, simile all'occhio d'una
stufa. Il cofano si curv in dentro, il blocco motore penetr con la forza
d'un pugno incandescente nel parafiamma rugginoso. Schegge di lamiera
volarono nel corpo della creatura col viso di Laurie Rainey, che rimase in-
trappolata sotto il cruscotto ripiegato su se stesso.
L'auto rimbalz; il cofano accartocciato mand un bagliore scarlatto
come se avesse assorbito calore dalla griglia. Le gomme si fusero; fumo
nero erutt, quando la benzina prese fuoco; con un lampo arancione e una
fragore da rompere i timpani, la Buick esplose in un turbine di rottami. E-
rano trascorsi tre secondi, dall'urto all'esplosione.
Pezzi dell'auto caddero rumorosamente intorno a Curt, che giaceva boc-
coni e rimetteva Kentucky Gent. La puzza di vomito gli aument la nausea
e lui continu a rimettere, finch nello stomaco non gli rimase altro che a-
ria.
Si alz sulle ginocchia. Da come sanguinava, aveva di sicuro il naso rot-
to. Ma non sentiva un gran dolore. Sarebbe venuto dopo, si disse. Si guar-
d il braccio sinistro - quello su cui era atterrato - e vide penzolare bran-
delli di pelle: dalla spalla al gomito era tutto una scorticatura. Anche sul
petto era pieno d'abrasioni. In bocca aveva sapore di sangue: sput un den-
te e fiss quella che era stata la sua auto.
I resti della Buick erano in fiamme, ma parevano bastoncini di liquirizia
fusa. Un calore terribile gli lamb la faccia. Il bagliore rossastro comincia-
va a svanire e la griglia riprendeva la gelida sfumatura violacea. Un'altra
esplosione provenne dallo chassis della Buick e schizz frammenti di me-
tallo fuso, simili a pioggia di dollari d'argento.
Curt si tir in piedi. Era un po' incerto sulle gambe, ma per il resto stava
bene. Con la lingua trov un altro dente appeso per un filo di carne alla
mascella sinistra: lo prese fra due dita e lo strapp.
Una sagoma emerse, correndo, dal relitto della Buick.
Veniva dritto contro Curt, ma quest'ultimo era troppo intontito per muo-
versi.
La sagoma era ebano carbonizzato, ingobbita e contorta. Pareva un cor-
po privo di testa, bruciato, con un solo braccio che si contorceva lungo il
fianco come serpente ferito... e alla base della spina dorsale c'era una pro-
tuberanza annerita, lunga circa un metro e mezzo, che frustava violente-
mente l'aria.
Eppure Curt non si mosse. Sapeva di doversi allontanare, ma il suo cer-
vello non riusciva a trasmettere l'ordine alle gambe.
L'orrore arriv a tre metri. Curt sent un lezzo dolciastro e nauseante,
forse di plastica bruciata, e ud un acuto, orribile sibilo. La creatura barcol-
l, mosse altri sei passi, cadde in ginocchio sulla sabbia sconvolta e con
l'unica mano inizi freneticamente a scavare. La sabbia vol da tutte le
parti; la creatura infil nella buca il collo privo di testa e le spalle; con i
piedi sollev spirali di sabbia. Nel giro di qualche secondo fu percorsa da
brividi incontrollabili. Agit le gambe e le piante ustionate dei piedi spin-
sero senza forza.
Alla fine giacque immobile, tutta nascosta nella sabbia, a parte le gambe
annerite.
Qualunque cosa fosse, Curt non si sarebbe avvicinato d'un passo nem-
meno per un milione di dollari e una camionata di Kentucky Gent. A dire
il vero, il whisky era l'ultima cosa che voleva, in quel momento. Avrebbe
preferito un bel sorso d'acqua per togliersi di bocca l'orribile sapore. Si al-
lontan dalla creatura carbonizzata, che non si mosse pi, non si alz dalla
sabbia. E lui preg Iddio che fosse morta veramente.
Si gir, come nelle nebbie d'un sogno, verso la griglia.
Dall'altra parte non c'erano solo le auto della polizia di stato, ma diverse
vetture blu scuro, camioncini privi di contrassegni, e un paio di camion ca-
binati, bianchi. E anche un mucchio di gente, in divisa della polizia e in
divisa blu scuro con berretto militare. Gente del governo, si disse Curt:
sembrava il blu dell'aviazione.
Si avvicin alla griglia per guardare meglio. La griglia emise un debole
ronzio che gli fer le orecchie; nell'aria c'era la puzza dei fulmini. In quel
momento un elicottero atterrava dietro le vetture; Curt vide i rotori turbina-
re, ma non ud il rombo del motore. Sulla destra c'erano due grossi auto-
treni e altri camion. In lontananza sulla Statale 67 si vedeva un mucchio di
fari. Un posto di blocco, immagin Curt. Soffi dal naso sangue e moccio;
col braccio scorticato si asciug il naso e vide il movimento dall'altra parte
della griglia. Si era formato un gruppetto di otto, nove uomini, parecchi dei
quali facevano a Curt segno d'avvicinarsi. Dall'espressione tesa del viso si
sarebbe detto che gridavano, ma Curt non udiva niente.
Si avvicin a meno di due metri dalla griglia e si ferm. Per terra, alla
sua sinistra, vide quello che pareva mezzo coyote carbonizzato.
Un uomo in calzoni cachi e maglietta grigia macchiata di sudore agit il
braccio per richiamare l'attenzione. Si port alla bocca le mani a coppa e fu
chiaro che gridava. Curt scosse la testa e indic le proprie orecchie. Nel
gruppo ci fu una rapida discussione, poi un uomo corse verso un camion
cabinato.
Un altro, in divisa dell'Aviazione, usc dal gruppetto e si ferm a fissare
Curt con occhi scuri e infossati nel viso dal naso a becco. Curt vide sulla
giubba la targhetta: Col. Buckner. Non sapeva che cosa fare, per cui rivol-
se all'ufficiale un mezzo saluto, al quale Buckner rispose con un cenno
torvo.
Il primo torn portando un pennarello nero e un portablocco. Buckner vi
scrisse qualcosa e lo sollev in modo che Curt vedesse: IL COLON-
NELLO RHODES  VIVO?
Curt ricord che al Bob Wire Club avevano parlato di un colonnello del-
l'aviazione e grid: - Credo di s! - Ma cap che nemmeno loro lo udi-
vano. Allora annu a grandi cenni. Buckner strapp dal blocco il primo fo-
glio e scrisse un'altra domanda: PU TROVARE RHODES E FARLO
VENIRE QUI?
- Come? - rispose Curt, accentuando il movimento delle labbra e in-
dicando i rottami della Buick. L'uomo indic qualcosa alle spalle di Curt e
questi si gir a guardare.
Il camioncino pieno di mobilio si era appena fermato. L'uomo al volante,
un tracagnotto d'origine spagnola, scese e guard a bocca aperta la griglia.
Nel sedile del passeggero c'era una donna con in braccio un neonato; il
bambino sul pianale si arrampic sulla cabina per vedere meglio. L'uomo
venne avanti, parlando rapidamente in spagnolo.
- Scordalo, amigo - gli disse Curt, che aveva colto il succo del di-
scorso. - Non c' modo d'uscire. - Si gir di nuovo verso i militari. Bu-
ckner aveva scritto un'altra frase: TROVARE RHODES  D'IMPORTAN-
ZA VITALE. DOBBIAMO CONOSCERE LA SITUAZIONE.
- Siamo nella merda fino al collo - rispose Curt, con una risata cupa.
- Noi cerchiamo di uscire! - disse il guidatore del camioncino, con
voce sull'orlo del panico. - Mia moglie e i miei figli! Dobbiamo uscire!
- Non da questa parte. - Curt scrut a est e a ovest: la griglia non pre-
sentava interruzioni. - Tanto vale tornare in paese.
- No! Dobbiamo uscire!
- Quella era la mia macchina - disse Curt, indicando i rottami in
fiamme. - Ha toccato questa maledetta gabbia. - Si chin a raccogliere
un sasso e lo tir contro la griglia. Subito ci fu uno schiocco e il sasso e-
splose in frammenti infuocati. - Vuole che la sua famiglia finisca in una
macchia d'unto?
L'uomo esit, sconvolto. Guard moglie e figli, poi di nuovo la griglia.
- No - rispose infine.
Curt lanci un'occhiata agli ufficiali dell'aviazione. Buckner reggeva an-
cora il portablocco e Curt gli rivolse con la mano un segno d'approvazione.
- Apprezzerei uno strappo fino in paese - disse al messicano. - Stanot-
te da questa strada non esce nessuno.
- S. - Per un momento l'uomo rimase fermo, incerto sul da farsi; poi
and a dire alla moglie che non sarebbero pi andati a Odessa.
Curt si avvicin alla creatura carbonizzata, sempre immobile nella sab-
bia. Raccolse in bocca un po' di saliva rossa di sangue e sput. Lo sputo
sfrigol, quando colp le gambe della creatura. Curt and al camioncino,
sal sul pianale e si sistem fra le gabbie e un tavolino di bamb. Il bambi-
no, con occhi scuri grossi come noci, sedeva a gambe incrociate dall'altra
parte e lo guard attentamente. In una gabbia, quattro galline si agitarono e
chiocciarono; il camioncino vibr, sul punto di guastarsi, quando il messi-
cano si allontan in retromarcia dalla griglia. L'uomo gir il volante, mise
il veicolo nella giusta direzione e punt su Inferno. Curt guard le luci gi-
revoli, finch una curva non le nascose; allora pos il mento sulle ginoc-
chia scorticate e cerc di togliersi di mente il Bob Wire Club e i cinque
uomini fatti a pezzi. Era un'impresa impossibile. Fu colto da una crisi di
tremito e sent le lacrime agli occhi. Stava per crollare. Devo trovare Cody,
pens; devo trovare mio figlio.
Si sent tirare per il risvolto del calzoni. Il bambino gli si era avvicinato.
- Stai tranquillo, signore - disse. - Stai tranquillo. - Infil la mano
nella tasca dei jeans impolverati e tir fuori un mezzo pacchetto di Life-
Savers alla menta. Gliene offr uno: a Curt parve di vedere un portacravatte
in mano al proprio figlio e il cuore quasi gli si spezz.
Chin la testa. Il bambino tolse dal pacchetto un Life-Saver e lo pos
accanto a lui.
40
La voragine
Cody non sentiva pi le braccia. Tutto il sangue gli era defluito nelle
gambe, che gli parevano due sacchi di cemento da cinquanta chili. Forse
erano trascorsi dieci minuti da quando Daufin se n'era andata, quindici al
massimo, ma si sentiva indebolire rapidamente. Poteva solo restare l ap-
peso, col sudore che gli colava sul viso e le mani strette come artigli attor-
no al tubo.
- Aiuto! - grid e subito rimpianse d'averlo fatto. Il tubo ondeggi di
nuovo e un rivolo di terriccio cadde nella voragine. Mi ha abbandonato,
pens Cody; non torner. Forse non ha nemmeno capito in che guaio mi
trovo! No, no, si corresse, mentre il panico gli azzannava di nuovo le vi-
scere.  andata a cercare aiuto. Certo. Torner.
Non gli restava che resistere, anche se nelle spalle cominciava a sentire
il gelo dei nervi scossi e dei muscoli prosciugati di sangue.
E allora ud un rumore che gli fece rizzare i capelli.
Un rumore debole. Sulle prime Cody pens che si trattasse di terriccio
che cadeva sul fondo... ma pi ascoltava, pi era sicuro di sbagliarsi. Pare-
va una sorta di zampettio rapido e furtivo, quasi uno sciacquio.
Cody trattenne il fiato. Era il rumore di qualcosa che si muoveva nel
buio sottostante.
- Lockett! Sei l sotto?
Nell'udire il grido, Cody rischi di mollare la presa. Scrut in alto, riusc
a distinguere una sagoma che si sporgeva. - S! Sono qui! - rispose.
Una torcia si accese e il raggio luminoso cominci a frugare le tenebre.
- Stavolta ti sei cacciato in un buco profondo, eh? La voce aveva ca-
denza messicana. Cody la conosceva, gli aveva tormentato i sonni. Ma dis-
se: - Chi sei?
- Il tuo buon amico Rick Jurado - fu l'ironica risposta. - Abbiamo
una fune. Afferrala.
- Chi c' su con te?
- L'altro tuo buon amico - rispose Rick. Cody cap a chi si riferiva.
Rick pos per terra la .38. Daufin, incuriosita, allung la mano verso la
rivoltella. - Meglio che non la tocchi - le disse Rick. - Potrebbe farti
un buco in corpo. - Daufin annu e ritrasse la mano. Rick cerc un posto
dove fissare la fune e dovette accontentarsi della ringhiera in ferro battuto,
dipinta di bianco, che correva intorno alla veranda.
- La fune non baster - disse Daufin, misurando con lo sguardo la di-
stanza fra la ringhiera e il vano della porta. - Mancheranno novanta cen-
timetri.
- Non posso farci niente. Dobbiamo cavarcela con quello che abbiamo
sottomano. - Svolse la fune e si ferm sulla soglia. - Ora calo la corda!
- grid e la lasci cadere. Punt la torcia e vide che Daufin non si era
sbagliata: l'estremit della fune penzolava a circa un metro dal tubo a cui
era appeso Lockett.
Cody guard la fune: un metro non gli era mai parso cos lontano. Cerc
di tirarsi a cavalcioni del tubo, ma di nuovo sent fitte di dolore alle costole
incrinate. Il tubo ondeggi e scricchiol. - Non ci arrivo! - grid Cody.
Si lasci penzolare e credette che le braccia fossero sul punto di staccarsi
dalle giunture. Alla luce della torcia vide rivoli di mucillagine colare lungo
le pareti e gocciolare nel buio.
Rick cap che cosa bisognava fare. - Al diavolo - disse piano; ma
diede a Daufin la torcia. - Reggila. Tienila puntata su di lui. Capito?
- Daufin annu. Rick afferr la fune e cominci cautamente a calarsi
nella voragine.
Rimase a penzolare a qualche centimetro dal tubo, riluttante a posarvi il
peso: visto come vibrava, di sicuro bastava poco a farlo staccare dalle pa-
reti. - Lockett! - disse. - Non posso scendere oltre. Devi allungare la
mano e afferrarmi le gambe.
- Niente da fare! Sono stanco. Non posso. - Riusciva solo a tenersi
appeso, senza muoversi. Con le mani scivolose per il sudore, al primo on-
deggiamento rischiava di mollare la presa. Oppure il tubo si sarebbe rotto.
- Cristo, le braccia...
- Non contare balle! Allunga la mano e afferrami le gambe!
Le suole delle scarpe di Rick erano a dieci centimetri dalle dita di Cody.
Il ragazzo cap che l'unica via d'uscita era quella suggerita dal Rattler, ma
si sentiva sempre pi debole e lo sforzo pareva gigantesco. I muscoli delle
spalle erano gelidi groppi di sofferenza, una lama di dolore gli trafiggeva
le cassa toracica. Allunga la mano, si disse; solo questo. Una mano alla
volta. Inizi il gesto, ma la sua forza di volont croll come cartone bagna-
to. Serr pi forte le dita e quel piccolo movimento bast a far gemere e
tremare il tubo. Le viscere gli si contrassero. Me la faccio sotto dalla pau-
ra, pens. Disse: - Non ci riesco.
Rick gonfi i bicipiti, pronto a sostenere il peso di Lockett. - Forza, du-
ro d'un gringo! - lo sfott. - Cosa fai, ti metti a piangere e a chiamare la
mamma? - Lockett non rispose. Rick intu che si era dato per vinto. -
Ehi, dico a te, cazzone! Rispondi!
Qualche secondo di pausa. Poi: - Sono a pezzi.
- Ti faccio a pezzi il culo, stronzo di merda! Forse  meglio che ti la-
scio l e penso ad altro, eh?
- Forse  meglio. - Cody ud di nuovo il rumore: uno zampettio pi in
basso. Il cuore gli batteva all'impazzata, mentre cercava di sollecitare i
muscoli a un nuovo sforzo; ma la mente gli disse che il tubo si sarebbe
staccato, se si fosse mosso.
- Mia sorella ha pi fegato di te! E anche mia nonna! - Gli scherni, si
disse Rick, forse l'avrebbero inviperito quanto bastava ad allungare la ma-
no. - Non sapevo che eri cos sminchiato, altrimenti ti avrei gi tagliato la
coda da chiss quanto tempo!
- Sta zitto - gracchi Cody.
 andato, pens Rick. Disse la prima cosa che gli venne in mente.
- Ho detto a mia sorella che non vali una merda.
- Eh? Che c'entra tua sorella?
L'ultima frase aveva fatto breccia. - Gi, Miranda mi ha chiesto di te.
Chi eri e il resto. Pensava che eri a posto. Solo a posto!
- L'ha detto lei?
- Gi. - Rick la ritenne una bugia indispensabile. - Non montarti la
testa. Miranda ha bisogno d'un paio d'occhiali.
-  carina - disse Cody. - Una gran pivella.
In qualsiasi altra situazione, una frase del genere avrebbe meritato un
pugno sui denti. Ma in quel momento Rick la vide come il modo per to-
gliere Cody da quel tubo. - Mia sorella ti piace, eh?
- Gi. Direi di s.
- Se vuoi vederla ancora, devi uscire di qui. E per uscire devi allungare
la mano.
- Non ce la faccio. Sono sfinito.
- Ho trovato. Mi calo ancora di qualche centimetro. Metto il piede sul
tubo e lo spezzo in due. O voli di sotto, o ti aggrappi. Chiaro?
- No, aspetta. Non sono pronto.
- Ma s che sei pronto! - Rick si cal un poco e pos sul tubo il piede
destro.
Ci fu un gemito di metallo sotto sforzo. Il tubo ondeggi violentemente
e cominci a piegarsi. - Afferrami! - grid Rick.
Nel raggio della torcia il viso di Cody luccicava di sudore. Il ragazzo di-
grign i denti, sent che il tubo era sul punto di cedere. Ora o mai pi. Le
dita non volevano aprirsi. Una goccia di sudore gli col nell'occhio e per il
bruciore lo costrinse a chiuderlo.
Rick pos sul tubo anche il piede sinistro e tutto il peso del corpo.
- Forza! - spron, mentre il tubo si staccava dalle pareti e provocava
una pioggia di terriccio e di sassi.
- Figlio di puttana! - grid Cody. Apr le dita della destra. I muscoli
delle spalle gemettero, mentre lui penzolava appeso solo per un braccio,
con la destra che s'allungava a cercare la caviglia di Rick. Cody afferr la
caviglia, serr le dita... e di colpo il tubo sobbalz, si stacc con una casca-
ta di terriccio e precipit nel vuoto.
La mani di Rick scivolarono lungo la fune e si scorticarono per l'attrito,
prima di serrarsi sulla corda. Adesso tutto il peso gravava sulle braccia e
sulle spalle di Rick, mentre Cody si reggeva a una caviglia e cercava d'af-
ferrare anche l'altra. I due ragazzi penzolarono fra le pareti limacciose e
udirono il tonfo attutito del tubo che colpiva il fondo, cinque metri pi in
basso.
Cody afferr la gamba sinistra di Rick e si tir su fino ad aggrapparsi al-
la cintola dell'altro. Rick ud la fune gemere sotto il peso: se la ringhiera
cedeva, avrebbero fatto un bel volo. Risal di mezzo metro, con i muscoli e
le vene che si gonfiavano e il sangue che gli rombava nelle orecchie; poi
Cody si afferr alla fune e tolse un po' di peso dalle braccia di Rick.
- Venite su! - grid Daufin. - Venite su!
Rick cominci ad arrampicarsi, una mano dopo l'altra, con le scarpe che
scivolavano contro la parete limacciosa. Cody cerc di seguirlo e si avvi-
cin ancora di un metro alla superficie; poi non ebbe pi forza e rimase l a
penzolare, mentre Rick si arrampicava e raggiungeva il vano della porta.
- Tiralo su! - disse Daufin. Con la mano libera cerc di tirare la fune,
mentre con l'altra inquadrava sempre Cody nel raggio luminoso. - Presto!
- Il tono urgente spinse Rick ad alzarsi e a guardare nella voragine.
Un paio di metri sotto Cody, una sagoma risaliva la parete. Era una figu-
ra umana dai capelli bianchi, che per teneva il viso lontano dal raggio lu-
minoso. Le mani affondavano nella fanghiglia e nel terriccio: la figura si
arrampicava con la scioltezza d'un alpinista.
Cody non l'aveva vista. Socchiuse gli occhi alla luce. - Forza, amico!
Tirami su!
Rick piant il piede contro l'intelaiatura della porta, afferr a due mani la
fune e si mise a tirare. Anche lui era quasi privo di forze e Lockett pareva
un peso enorme.
Cody risal di altri trenta centimetri e cerc di aiutarsi puntando i piedi
contro la parete, ma c'era troppo fango.
Una mano gli serr la caviglia, Cody abbass gli occhi e si trov a fis-
sare la faccia ghignante della Cat Lady.
Solo che ora la donna aveva la bocca piena d'aghi argentei e pelle d'un
giallo chiazzato di grigio, come un serpente che cominci a marcire al sole.
Col ventre premuto contro la parete, cercava di mantenere Cody fra s e la
luce. Gli occhi le ardevano di fuoco gelido.
Parl, con voce simile a uno sbuffo di vapore da un tubo crepato.
- Raaaallentaaaa, miiiicrooooboooo...
Cody rimase impietrito per tre secondi buoni e conobbe il vero signi-
ficato del terrore. La donna lo tirava a s, stringendo sempre pi le dita ge-
lide, mentre con la mano libera artigliava la fanghiglia e il terriccio. Gli
strattoni frenetici di Rick alla fune risvegliarono Cody, che reag d'istinto,
con un calcio in faccia. Fu come prendere a calci un mattone, ma uno
schizzo d'aghi rotti vol via dalla bocca della donna e il naso si ruppe co-
me guscio di lumaca.
Cody liber la caviglia e sent una fitta di dolore perch le unghie gli
graffiarono il piede nonostante la scarpa; e poi si arrampic sulla fune, una
mano dopo l'altra, con l'agilit d'una scimmia. Rick lo aiut tirando la fune
e Cody emerse con tale furia da urtare Daufin e farla cadere. La torcia ro-
tol sulla veranda.
Cody si allontan carponi dalla voragine. Rick lasci andare la fune e si
scost dalla porta. Anche lui udiva lo sciaguattio della creatura.
- La torcia! - grid. - Prendi la torcia!
Daufin, con la testa che le ronzava, vide che la torcia era finita sull'orlo
della veranda. Strisci a prenderla.
Dalla voragine emersero una mano e un braccio. Unghie metalliche si
conficcarono nell'intelaiatura di legno. Il mostro cominci a tirarsi su. L'al-
tra mano si avvent contro le gambe di Rick, che reag con calci frenetici.
Daufin raccolse la torcia e punt il raggio luminoso contro il vano della
porta. Il raggio colp il viso avvizzito e luccicante della donna. La creatura
mand un grido gorgogliante, che forse era di rabbia mista a dolore, e alz
la mano a coprirsi gli occhi. Ma ormai era quasi fuori della voragine; con
uno scatto di muscoli ricadde sulla veranda e strisci verso Rick.
Gli era quasi addosso, quando Cody si frappose e spinse la mano nel vi-
so della Cat Lady. La mano aveva un sesto dito, metallico: la canna della
.38 che Cody aveva raccolto da terra. Spar a bruciapelo e una parte della
mascella della signora Stellenberg s'incav. Il secondo proiettile si confic-
c in un occhio, il terzo strapp un grumo di carne e di capelli bianchi,
mettendo in mostra non l'osso, ma una superficie rugosa e grigiazzurra,
metallica, che si contorceva come un sacco di serpenti.
La creatura spalanc la bocca. Allung il collo muscoloso e sporse la te-
sta per azzannare la mano di Cody. Il ragazzo le spar in bocca: il proietti-
le fece schizzare aghi argentei da tutte le parti e apr nella nuca un foro dal
quale sgorg liquido grigiastro. Una mano si avvent contro Cody e per un
pelo manc le ginocchia, mentre il ragazzo arretrava di scatto. Rick si mise
fuori portata, rotolando fino al bordo della veranda. Daufin rimase accanto
a Cody, reggendo con mani ferme la torcia elettrica.
Il corpo della Cat Lady trem. Braccia e gambe cominciarono ad al-
lungarsi con una serie di crepitii. Un pimento scuro color la pelle gial-
lastra. La spina dorsale si pieg, s'ingobb; la carne si squarci lungo il
dorso. Daufin afferr Cody per il braccio e lo tir indietro, mentre la coda
della creatura si snodava e martellava il soffitto della veranda. Ora le
membra della Cat Lady erano muscolose, peduncoli da insetto, striati di
scaglie coriacee; il corpo grottesco si sollev sul ventre e strisci avanti,
lasciando una scia di fanghiglia.
Cody tese la rivoltella e spar due volte. Un proiettile apr un buco nel
centro della faccia, il secondo fece schizzare altri aghi e stacc la mascella
inferiore. Poi il percussore batt a vuoto.
La creatura cerc d'afferrare il raggio della torcia come se fosse solido.
Con la coda sferz l'aria e le punte cornee trafissero con malignit e frene-
sia il cono luminoso. L'occhio rimasto nel viso maciullato si contrasse nel-
l'orbita. Rick aveva gi scavalcato con un salto la ringhiera della veranda;
Daufin e Cody arretrarono e scesero i gradini per sfuggire alla coda.
La creatura emise un sibilo acutissimo, un'irreale combinazione fra un
urlo umano e un ronzio d'insetto; poi si ritir nel vano della porta e zam-
pett nella voragine. Fu inghiottita dal buio. Dopo un poco, da lontano,
provenne il tonfo sordo del corpo che urtava il fondo e poi un fruscio simi-
le a quello d'un granchio che si scavi la tana.
- Andato - disse Daufin. Aveva la gola chiusa. - Stinger se n' anda-
to.
- Cristo - gracchi Cody, col viso coperto di sudore untuoso. Si sen-
tiva sul punto di svenire. - Quello era Stinger?
- Una creazione di Stinger. Tutte le creazioni sono Stinger.
Rick si allontan di qualche passo e si chin sul canale di scolo. Lo sto-
maco gli ribolliva, ma non ne usc niente. Cody disse: - Stai bene?
Rick sput saliva che aveva il gusto di acido da batteria. - Ah, s -
riusc a dire. - Cose del genere le vedo tutti i giorni. Tu no? - Si rad-
drizz, inspir aria che puzzava di gomma bruciata e tese la mano. - La
rivoltella. Dammela.
Cody gliela diede. Rick apr la scatola di munizioni di scorta e ricaric il
tamburo. Daufin si punt in faccia la torcia e fiss la luce fino a restare ab-
bagliata; poi mosse la mano nel raggio luminoso. -  una torcia elettrica
- disse Cody. - Funziona a batteria, come il faro della mia moto.
- Capisco il principio. Una fonte portatile di energia elettrica, giusto?
- Giusto.
Lei annu e riport l'attenzione sulla luce. Ormai si era abituata a quella
cruda illuminazione; ma la prima volta - in casa di Jessie, Tom e Ray - la
luce aveva un riflesso sorprendentemente brutto che accendeva di colori
d'incubo le facce umane. Questa incandescenza era molto diversa dalla lu-
ce smorzata del luogo di culto. Mise le dita vicino alla lampadina e sent
un tiepido formicolio attraversarle la pelle... una sensazione alla quale pro-
babilmente gli esseri umani non badavano molto. - Ha scacciato Stinger
- disse. - Questa, non l'arma a percussione.
- Prego? - disse Cody.
- Questa sorgente d'energia ha scacciato Stinger - ripet lei. - La
torcia elettrica.
- Ma  solo luce, nient'altro - disse Rick. Spinse nel tamburo l'ultimo
proiettile e chiuse la rivoltella. - Non fa male a nessuno.
- A nessun essere umano, forse. Questa fonte d'energia  progettata per
aiutare la percezione visiva umana, ma ha accecato Stinger. Forse gli ha
anche provocato dolore fisico. Ho visto la sua reazione.
- L'unica cosa a cui ha reagito sono i proiettili - replic Cody. - Infi-
la un numero sufficiente di pallottole in quella sua maledetta testa e vedi
che reagisce di sicuro! - Tenne d'occhio il vano della porta: una pozza di
fanghiglia luccicava sulle assi della veranda.
Daufin non rispose. Nella luce c'era qualcosa che feriva Stinger, ma che
non toccava gli esseri umani. Forse il calore, o la composizione stessa del-
la luce, qualcosa nella perturbazione fisica e microscopica della materia
lungo il raggio illuminante. Gli esseri umani non lo capivano, ma la luce
era un'arma molto pi potente del superficiale e rumoroso oggetto a per-
cussione.
- Cosa intendevi con "creazione di Stinger"? - domand Rick. Aveva
lasciato perdere il modo di parlare della strada. - Era Stinger o non lo e-
ra?
- Lo era... e non lo era - rispose lei. - Era creato e controllato da
Stinger, ma Stinger rimane sottoterra.
- Vuoi dire che Stinger ha costruito quel mostro e l'ha fatto a immagine
della signora Stellenberg? - domand Cody.
- S. Avete visto un meccanismo vivente. Stinger costruir quel che gli
occorre.
- Gli occorre per cosa? - Rick mise la sicura alla .38 e si infil nella
cintola la rivoltella.
- Per trovare me - rispose Daufin. - Stinger user tutti i materiali
grezzi disponibili per le costruzioni. Stinger scava sotto le vie, emerge nel-
le abitazioni e raccoglie materiali grezzi.
- Corpi umani - disse Rick.
- Esatto. Quando s'impadronisce del materiale grezzo, Stinger ri-
trasmette segnali sensori lungo i filamenti organici che lo collegano a delle
macchine nel veicolo interstellare. - Indic la piramide. - Le macchine
sono state costruite dai padroni di Stinger; trasformano in realt fsiche i
segnali. - Dalla loro espressione si accorse che non capivano, perci
mentalmente esegu un altro rapido esame della Britannica. - Come una
partita di baseball in tii-vuu - disse. - Le immagini sono scomposte alla
fonte e rimesse insieme a destinazione. Per, in questo caso, Stinger pu
scegliere il modo di ricombinare i segnali per ottenere creazioni pi robu-
ste e rapide dell'originale.
- Gi - disse Cody, cominciando a capire. - E anche pi brutte.
- Le creazioni sono mosse dalla forza vitale di Stinger - prosegu
Daufin. - In essenza, sono Stinger stesso, perch pensano col medesimo
cervello. Come cento apparecchi tii-vuu in cento stanze diverse, tutti sin-
tonizzati sulla stessa partita di baseball. Fisicamente, Stinger rimane sotto-
terra, ma le creazioni permettono alla sua vista e al suo cervello di trovarsi
in posti diversi nello stesso tempo.
- Non hai ancora detto perch ti d la caccia - la stuzzic Cody.
- Sono fuggita da un mondo prigione - rispose Daufin. - Sono entra-
ta nel corpo di una guardia e ho rubato un trasporto spazzatura. Li fabrica-
no laggi. I padroni di Stinger vogliono riportarmi a... - Incontr un'altra
difficolt di traduzione. - A Rock Seven - fu il meglio che trov.
- Sembra il nome d'una stazione radio - disse Rick.
- Rock Seven  un nome approssimativo. Il nome vero  intraducibile.
Nessuno pu viverci, se non dentro la prigione. - Un sorriso sinistro le
aleggi sulle labbra e gli occhi nel viso da bambina parvero vecchissimi.
-  un calderone di assassini, malati di mente, saccheggiatori, pirati... e
anche di criminali come me.
Cody non era sicuro di voler conoscere la risposta, ma doveva chiederlo.
- Tu quale crimine hai commesso?
- Ho cantato. I padroni di Stinger hanno decretato che  contro le leggi,
sul mio mondo.
- Hai cantato? Tutto qui? E cosa c' di male?
- Il canto. - Ora gli occhi di Daufin avevano un riflesso d'acciaio.
- Il canto ha provocato la distruzione. Era un canto antico, quasi di-
menticato. Ma io lo conoscevo e dovevo cantarlo. Se non l'avessi fatto, tut-
ta la mia trib sarebbe morta. - Socchiuse gli occhi e la carne parve ten-
dersi sulle ossa del viso. Per un istante Cody e Rick pensarono di scorgere
un altro viso dietro quello di Stevie Hammond: un viso duro come cuoio,
terribile, intenso. Il viso di un guerriero, non di una bambina. - Torner a
casa - giur Daufin, a bassa vocce. - Non sono un liberatore, n ho mai
chiesto d'esserlo. Ma torner a casa, o morir nel tentativo. Rock Seven
non mi avr mai pi. Mai. - Percep un gelido impulso d'energia che pas-
sava lentamente pi in alto e si gir verso la piramide. Anche Cody e Rick
lo percepirono, ma per loro fu soltanto un alito d'aria fresca. Il cuore di
Daufin acceler i battiti, perch lei sapeva di che cosa si trattava e che cosa
cercava.
- Finisce qui - disse. - Qui. Sono gi scappata due volte da Rock
Seven. Due volte hanno mandato gli Stinger a cercarmi e a riportarmi in-
dietro. Mi hanno tenuta in vita perch volevano "studiarmi". - Sorrise con
amarezza, ma anche con rabbia. - Una cosa indegna... punture per osser-
vare la defecazione, sostanze chimiche per deformare i sogni. Niente  sa-
cro, niente  privato. La vita  misurata in reazioni al dolore, al gelo, al ca-
lore. - Serr i pugni. - Ti torturano fino a farti urlare. E mentre loro ti
"studiano", tu sai che il tuo mondo  divorato fino al cuore. - Le manc la
voce; per qualche secondo fu scossa da tremiti e non riusc a parlare. -
Quando avranno terminato, cercheranno nuovi mondi da devastare. Uno
potrebbe essere la Terra. - Lanci un'occhiata a Cody e a Rick, poi di
nuovo alla nave di Stinger. - Finisce qui. Con la mia morte o con la mor-
te di Stinger.
- Cosa significa che uno potrebbe essere la Terra? - chiese Cody.
Daufin trasse un lungo sospiro. - Stinger non  soltanto un cacciatore
prezzolato di criminali evasi. Stinger cerca anche nuovi pianeti. Quando
torner a Rock Seven, far rapporto sugli abitanti di questo pianeta, sul li-
vello tecnologico e sui sistemi di difesa. In base a questo rapporto, forse la
Terra sar inclusa nell'elenco dei pianeti che... - difficolt di traduzione
- che la Casa di Duri intende invadere. I padroni di Stinger. Non passer
molto tempo prima che mandino una flotta.
- Cristo! - esclam Cody. - Cosa abbiamo, di tanto interessante?
- Vita - rispose Daufin, schietta. - La Casa di Duri trova disgustosa
ogni forma di vita, tranne la loro. Non sopporta che altre forme di vita fio-
riscano senza il suo permesso. Verranno qui, prenderanno dei prigionieri
per studiarli, raccoglieranno i minerali interessanti e introdurranno nell'e-
cosistema una pestilenza oppure procederanno a esecuzioni di massa. Que-
sto  il loro divertimento, lo scopo della loro esistenza.
- Sembrano proprio tipi da prendere con le molle - disse Rick. Si
guard intorno, con la mano sul calcio della .38. Il fumo si era infittito e
non gli permetteva di scorgere macchine n persone. - Lockett, fai me-
glio a toglierla dalla strada, se non vuoi che saltino fuori altre sorprese.
- Gi. Ma se quel mostro maledetto pu sbucare da sottoterra, qual 
un posto sicuro?
- Cosa c' laggi? - domand Daufin, indicando col dito. Nella fo-
schia Cody e Rick videro il debole riflesso delle luci del condominio.
- Il fortino dei 'Gades. Una costruzione assai solida - disse Cody. -
Quasi l'unico posto qui intorno che valga una cicca.
- A Stinger quelle luci non piaceranno - disse Daufin. - Mi pare un
edificio sicuro. - Ammesso, soggiunse tra s, che sulla Terra esistano edi-
fici sicuri.
- Io me ne torno dall'altra parte del fiume - disse Rick. - Molta gen-
te si  raccolta nella chiesa. - Si rivolse a Daufin, che pareva di nuovo
una normalissima bambina. - Il colonnello Rhodes e lo sceriffo ti cerca-
no. Venti minuti fa erano ancora all'ospedale, ma dovevano andare alla ca-
sa dei Creech. - Guard Cody. - Sai dove si trova?
- S, la casa di Dodge Creech, non molto lontano da qui. - Per, senza
un'arma, non aveva la minima voglia di andare in giro con Daufin. Chiss
cosa poteva strisciare fuori dalle case buie. - Prima la porto al fortino.
Poi cerco Vance.
- D'accordo. E state attenti, tutt'e due.
Rick si mosse per allontanarsi, ma Cody lo chiam. - Ehi! Aspetta!
- Rick si ferm. - Nessuno ti obbligava a scendere in quel buco -
disse Cody. Questo era uno dei momenti pi bizzarri della sua vita, fermo
dopo il tramonto nel territorio dei Renegades, con il capo dei Rattlers a
meno di due metri e al fianco una creatura d'un altro mondo. Aveva quasi
l'impressione di sognare; e se non ci fosse stata una pozza di fanghiglia
sulla veranda della Cat Lady e il sangue che sciaguattava nella scarpa a
causa della ferita alla caviglia, forse non ci avrebbe mai creduto. - Ho
apprezzato il gesto.
Il ringraziamento di un 'Gade - in particolare di Cody Lockett - era di per
s anche pi bizzarro delle circostanze. Rick scroll le spalle.
- Non  stata gran cosa - rispose. Le mani scorticate dalla fune gli a-
vrebbero detto pi tardi il contrario.
- Io credo di s. Ehi,  vero quello che hai detto di tua sorella?
- No - rispose Rick, deciso. Sent affiorare una scintilla della vecchia
rabbia. - Togliti Miranda dalla testa. Chiaro?
- Forse lo far, forse no - disse Cody. Siamo alle solite, pens.
- Lo farai. Pestamerda. - Per qualche secondo si fissarono negli occhi
come due bulldog che rifiutassero di cedere un solo centimetro di terreno;
poi Rick arretr nella via piena di crepe. Si gir di scatto, con aria sprez-
zante, e si allontan nella foschia.
- Non lo far. Pezzo di sputo - disse piano Cody. Poi guard Daufin.
- Scommetto che nel tuo mondo le moto non esistono, eh?
- Indubbiamente - rispose lei.
- Allora potrai parlare delle moto alla tua gente, perch stai per farci
una corsa. - And alla Honda, mont in sella e avvi il motore.
- Sali dietro di me e reggiti forte. - Daufin ubbid, intimidita dalle vi-
brazioni della moto e dal rumore. Cody gir le spalle alla casa della Cat
Lady e part a tutta velocit verso Travis Street.
41
Occhi azzurri e sorridenti
- Forse non intendeva qui - bisbigli Vance, con voce tremante. -
Forse si riferiva a un altro posto.
- No, non credo - rispose Rhodes, parlando normalmente. Non c'era
bisogno di bisbigliare, perch Stinger sicuramente sapeva che aspettavano
nel salotto di Creech. Il colonnello punt il raggio della torcia contro lo
squarcio nel pavimento. Gi nel buio non c'era alcun segno di vita... di
qualsiasi forma. - Adesso che ore sono? - domand a Tom.
- Le due meno venti, quasi - rispose Tom, guardando l'orologio alla
luce della propria torcia. Al suo fianco c'era Jessie, con i capelli in ciocche
madide e sul viso un sottile velo di polvere. Rhodes aveva fatto venire an-
che loro, perch vedessero chi toccava affrontare, ma li aveva ammoniti di
non fare parola di Daufin. Accanto al colonnello c'era David Gunniston,
ancora pallido per lo choc; stava all'erta e teneva la mano sul calcio della
.45 presa dall'armadietto di Vance. Lo sceriffo impugnava un Winchester a
ripetizione. Rhodes teneva al fianco il fucile caricato con cartucce a gas la-
crimogeno.
- Il bastardo ci fa aspettare - disse. Erano l da circa mezz'ora e ave-
vano terminato il termos di caff freddo preparato da Sue Mullinax al
Brandin' Iron. - Vuole farci sudare un poco.
- E ci riesce alla perfezione - disse Jessie, asciugandosi il viso. -
Vorrei sapere una cosa: se Stinger crea... come li ha chiamati?
- Simulacri.
- Se Stinger crea dei simulacri, che fine fanno le persone vere?
- Le uccide, probabilmente. O forse le conserva come campioni da la-
boratorio. Non so. - Riusc a sorriderle debolmente. - Glielo chie-
deremo, appena si far vedere.
- Se si far vedere! - Vance si teneva contro la parete, lontano dal bu-
co nel pavimento. Aveva la camicia appiccicata alla pelle come carta da
parati e il sudore gli gocciolava dal mento. - Senta... se ha l'aspetto di
Dodge, deve scusarmi. Non riuscir a sopportare di nuovo l'esperienza.
- Purch non si metta a sparare, anche se non credo che serva a molto.
- Continuava a massaggiarsi il polso, segnato dal livido a forma di mano.
Vance sbuff. - Ma servir a me, eccome!
- Colonnello? - Gunniston si chin sul bordo del buco. - Ascolti!
Tutti udirono il rumore: uno sciaguattio sordo, come di stivali in una pa-
lude. Qualcosa si muoveva nella fanghiglia del tunnel. E si avvicinava. -
Stai indietro - disse Rhodes a Gunniston, che si affrett a scostarsi. Van-
ce arm il Winchester e Rhodes gli lanci un'occhiata d'avvertimento.
Il rumore cess.
Rhodes e Tom continuarono a illuminare il buco. Dal basso giunse una
voce maschile: - Spegnete la luce, gente. Ricevo vibrazioni davvero brut-
te.
Era una voce suasiva, rilassata. L'unico a riconoscerla fu Vance, che l'a-
veva udita fin troppo spesso. Lo sceriffo divenne bianco come un cencio e
si schiacci contro la parete.
- Accontentiamolo - disse Rhodes. Spense la torcia, imitato da Tom.
La stanza rimase illuminata dal bagliore giallastro dei restanti lumi a petro-
lio. - Ecco fatto. Ora puoi salire.
- Oh, no! Non ancora, socio. Getta gi le torce.
Non sopporta la luce elettrica, pens Rhodes: anzi, ne ha paura! Gett
nel buco la torcia e con un cenno indic a Gunniston e a Tom di imitarlo.
L'attimo dopo, dal basso provenne il rumore delle torce fatte a pezzi.
- Adesso puoi salire - disse Rhodes.
- Posso salire quando e dove voglio - replic la voce. - Ancora non
l'avete capito? - Segu una pausa. - Se ne avete altre, ve ne far pentire.
- Abbiamo portato solo quelle.
- Tanto, sono solo dei piccoli pezzi di niente, no? Le distruggo con un
soffio. - La voce era allegra e fiduciosa, ora che le torce erano inutilizza-
bili. Si ud un tonfo poco rumoroso e uno scalpiccio. Rhodes intu che la
creatura era balzata su dal tunnel e si trovava nella cantina. Poi ci fu un al-
tro tonfo e una mano si afferr al bordo del buco. Unghie seghettate si con-
ficcarono nel legno. Emerse la testa della creatura.
Jessie strinse con forza la mano di Tom. Vance emise un flebile lamento.
Era il viso di Mack Cade, con occhi azzurri e sorridenti come quelli d'un
chierichetto. I capelli biondi e sottili erano incollati al cranio. L'abbronza-
tura si era schiarita in una sfumatura giallastra e malsana. Usando un brac-
cio solo, Cade si tir su con facilit, pos il ginocchio sul bordo e si alz.
Vance non svenne solo perch non voleva trovarsi privo di sensi a tre
metri da quell'orrenda creatura.
- Oh... Dio santo - mormor Gunniston.
- Nessuno si muova - disse Rhodes, con tutta la calma che riusc a
trovare. Deglut: le viscere gli si erano contratte di colpo. - Mantenete la
calma.
- Gi - disse la creatura col sorriso di Mack Cade. - Rilassatevi.
Alla luce dei lumi lo vedevano fin troppo chiaramente. Mack Cade ave-
va il braccio sinistro, ma il destro era schiacciato e fuso in una pro-
tuberanza cresciuta dal torace: un grumo di carne, striato di nero, con una
testa piatta, quasi da rettile, sopra un collo tozzo e nerboruto. In quella te-
sta c'erano due occhi obliqui color ambra; due zampe tozze e deformi pen-
zolavano dai cunei ossei delle spalle.
Jessie cap che cos'era: un cane. Un dobermann di Cade, impiantato co-
me un bizzarro gemello siamese nel torace della creatura.
Anche le catenine d'oro di Cade ora facevano parte della carne, in-
trecciate nella pelle. I gelidi occhi azzurri si mossero lentamente da una fi-
gura all'altra. La testa di cane, a chiazze di pelle umana e di dobermann, si
contorse come per un'acuta sofferenza; intorno alla protuberanza del corpo
canino, le pieghe della maglietta color vinaccia di Cade frusciarono come
carta oleata. - Uau! - disse la bocca di Cade, e la luce scintill sulle fitte
file di denti aghiformi. - Sei venuto alla festa, eh, Vance? - Lo trafisse
con lo sguardo. - Sapevo che eri tu il capintesta.
Vance non riusc a replicare. Rhodes inspir a fondo e disse: - Non 
lui. Sono io.
- Ah, s? - Gli occhi si fissarono sul colonnello. Le fauci del cane si
spalancarono e mostrarono altri denti aghiformi. Le zampe terminavano in
due uncini seghettati. La creatura mosse due passi verso Rhodes. Il colon-
nello sent sorgere dentro di s il panico come un urlo incontenibile, ma
serr le ginocchia e non arretr.
Stinger si ferm a circa un metro. Socchiuse gli occhi. - Tu. Ti cono-
sco, vero? - La testa schiacciata del dobermann emise un basso ringhio e
le mascelle azzannarono a vuoto. - Tu sei il colonnello Matt Rhodes A-
viazione degli Stati Uniti. Giusto?
- S.
- Mi ricordo di te. Ci siamo gi incontrati, l sotto. - Mosse di scatto
la testa in direzione del buco. Senza smettere di sorridere, sollev il brac-
cio sinistro e tese l'indice. L'unghia metallica premette contro la guancia di
Rhodes. - Mi hai fatto male.
Un click soffocato indic che Gunniston aveva sollevato il cane della
.45.
- Non sparare - disse Rhodes. La lama seghettata gli aveva tagliato la
pelle: una goccia di sangue col lentamente sulla mascella. Rhodes resse
senza esitare lo sguardo intenso di Stinger. La creatura si riferiva alla vec-
chia che lui aveva incontrato nel tunnel. Dovunque fosse il vero Stinger...
con tutta probabilit, nella piramide... di sicuro aveva un legame sensorio
diretto con i simulacri, compresa la reazione al dolore. - Siamo venuti qui
in buona fede - soggiunse. - Cosa vuoi?
- Voglio fare un accordo.
Rhodes aveva capito tutto, ma voleva che fosse Stinger a parlarne chia-
ramente. - Quale accordo?
- Voglio quel magnifico, qualitativo, eccezionale involucro che hai
imboscato chiss dove. - L'unghia si ritrasse, portando con s una traccia
di sangue umano. - Lo sai: voglio il guardiano. La bambina.
Il cuore di Jessie salt un colpo. Vance rabbrivid: la creatura imitava al-
la perfezione il tono untuoso da venditore di Cade.
- Quale bambina? - La goccia di sangue cadde dal mento di Rhodes e
colp con un piccolo tonfo la camicia.
- Non contare palle, amigo. - La testa di cane mand un rauco latrato
e tese i muscoli del collo. - Ho... come dire?... chiesto in giro, se sai co-
gliere l'imbeccata. Facendo sconti e tenendo gli occhi aperti. Qui avete un
mondo davvero allucinante, caro mio. Ma io so che il guardiano  una
bambina e che la bambina  da qualche parte qui vicino. La voglio, e in-
tendo prenderla. Allora, facciamo un accordo o no?
Rhodes cap di trovarsi su di un terreno minato. Misur le parole. -
Forse sappiamo di chi parli, forse no. Se lo sappiamo, cosa ricaviamo dal-
l'accordo?
- Vi salvate il culo - disse Stinger, con occhi lucenti, quasi allegri, al-
la prospettiva di violenza. -  abbastanza chiaro?
- Hai gi ucciso diverse persone. Non  un buon affare.
- Certo che s. Il mio mestiere  schiacciare scarafaggi.
- Un killer professionista? - Rhodes si sent la gola secca. -  que-
sto, il tuo lavoro?
- Amico, la tua gente  densa! E brutta, anche. - Stinger abbass lo
sguardo sulla massa convulsa che gli pendeva dal torace. - Cos' questa
merda?
- Mi piacerebbe sapere da dove provieni - incalz Rhodes. - Da
quale pianeta?
Stinger esit, con la testa piegata di lato. - Il pianeta Moondoggie, nel-
la costellazione Beach Blanket Bingo - rispose, con una sghignazzata. -
Che cazzo ti frega? Tanto, non sapresti dove si trova. Guarda in faccia la
realt, amico: non me ne andr senza il guardiano, perci tanto vale che mi
consegni la bambina e la fai finita.
Jessie non riusc a trattenersi. Era l'errore pi stupido possibile, e lo sa-
peva, ma sbott: - No! Non te la daremo!
Rhodes si gir di scatto e la fiss con occhi di fuoco. Jessie riprese il
controllo di s, ma ormai il danno era fatto. La faccia simulata di Mack
Cade si punt senza emozione sulla donna, mentre le fauci del cane az-
zannavano l'aria come se strappassero brandelli di carne fresca. - Ora ab-
biamo chiarito di chi parliamo - disse Stinger, con calma - quindi smet-
tiamola di menare il can per l'aia. Primo, so che la mia preda  qui. Ho se-
guito la sua nave su questo pianeta e i miei sensori raccolgono le emissioni
energetiche della sua capsula. Non sono sicuro del luogo esatto... ma sto
restringendo il campo di ricerca e finir per trovarlo. - Sorrise. - La tec-
nologia  una gran cosa, eh?
- Cosa intendi, con "preda"? - domand Rhodes. - Ti pagano, per
questo?
- Pagare  un termine relativo, amico. Sar ricompensato per una mis-
sione portata a termine.
- Trovarla e ucciderla?
- Trovarla e riportarla al suo posto. Lei... - Stinger si ferm, con una
smorfia di fastidio sul viso. - Non sai un cazzo, eh? Mi sembra di parlare
al mio buco del culo e aspettarmi che... - Segu una pausa e un lento am-
miccare; Rhodes quasi vide la creatura frugare a velocit incredibile il cen-
tro del linguaggio dell'uomo per trovare la giusta similitudine. - Che canti
come Aretha Franklin. Amico, questa  merda primitiva!
- Ci dispiace d'essere cos poco civilizzati - replic Rhodes. - Ma
noi non invadiamo altri mondi e neppure cerchiamo di rapire bambini.
- "Invadiamo" - ripet Stinger, dopo qualche istante di riflessione. Le
palpebre erano scese a met. - Anche questo  un termine relativo. Sen-
timi bene, non potrei fregarmene di pi, di questo immondezzaio. Ci passo
e basta. Appena avr la mia prigioniera, sar storia.
- Cosa la rende cos importante? - intervenne Tom. La testa della cre-
atura si gir dalla sua parte.
- Capisco il problema qui attorno - annunci Stinger. - Troppi capi
e pochi soldati semplici. - Dovreste sapere che "lei" non  quella che
chiamereste una femmina. E non  nemmeno un maschio. Sul suo mondo,
il sesso non ha importanza. Le chiavate le fanno le maree, o qualcosa del
genere. "Lei" poteva prendere con altrettanta facilit un uomo come suo
guardiano: il guardiano per lei  un guscio in cui camminare. Ma dal mo-
mento che nella vostra lingua non trovo nessun termine adatto a questa
creatura, pu andare anche bene chiamarla "lei". - Stinger disse l'ultima
parola in tono beffardo. - E prendere come guardiano una bambina  stata
una vera comica, perch lei  vecchia come la polvere. Ma furba, l'ammet-
to; mi ha dato filo da torcere, per catturarla. - Riport lo sguardo su Rho-
des. - Ma ora siamo al dunque. Dov'?
- Non ho mai detto di sapere di chi parli.
Il silenzio si protrasse e le labbra grigiastre del simulacro si contrassero
come larve. - A quanto pare, non ti entra in testa che sto dalla parte della
legge e dell'ordine. Ho il compito di trovare quella criminale e di riportarla
nel mondo penale di massima sicurezza... da dove  evasa. Ha occupato il
corpo di una guardia e rubato un trasporto spazzatura. Immagino che la
nave si sia guastata, abbia deviato dalla rotta e sia stata risucchiata dal
campo gravitazionale di questo pianeta. Evidentemente, prima di schian-
tarsi, lei si  disfatta del guardiano ed  tornata nella sua capsula. Poi si 
espulsa di nuovo. Questa  la storia.
- Non tutta - disse Rhodes, con faccia da giocatore di poker. - Per-
ch  una criminale?
- Dopo la liberazione del suo pianeta, ha deciso di disubbidire alle
nuove direttive primarie. Ha spinto la sua razza alla resistenza, alla vio-
lenza e al sabotaggio. Non  altro che un animale selvatico.
- "Liberazione"? - A Jessie questa parola era suonata male. - Li-
berazione da cosa?
- Dallo spreco e dalla stupidit. Vedi, sul suo mondo si trova in natura
una sostanza chimica che  veleno potentissimo su tutti gli altri pianeti.
Voi non sapete che l fuori sono in corso piccole guerre di tutti i tipi... al-
leanze che si rompono, altre che si formano, un gruppo che vuole un si-
stema planetario e un altro gruppo che non ci sta. Va avanti sempre cos.
- La creatura scroll le spalle. - Be', immagina che un mondo emergen-
te decida d'impadronirsi di quella sostanza tossica e di spargerla in giro.
Quella robaccia, te lo dico io,  micidiale! Si disperde nello spazio e po-
trebbe venire anche da questa parte. Penetra direttamente nell'armatura
corporea e dissolve ossa e viscere. Per questo abbiamo liberato quel piane-
ta... per evitare che quella merda finisca nell'arsenale degli svitati. Tutto
andava benissimo, finch "lei" non ha cominciato a piantare un casino in-
fernale. Si  spacciata per "rivoluzionaria" e stronzate del genere. - Scos-
se la testa e si accigli. - Sta cercando di tornare sul suo mondo per pro-
vocare altri tumulti... e forse vendere il veleno al miglior offerente.
Rhodes non sapeva se credere o no al racconto. - Perch non ce ne hai
parlato prima?
- Perch di voi non sapevo niente. A me risultava che la stavate aiutan-
do. Ognuno pareva pi disposto a combattere che a parlare come gente ra-
gionevole. - Con lo sguardo trapass gli occhi di Rhodes. - Io sono un
tipo che sa perdonare. Diventiamo amici. D'accordo?
Proprio lo stile di Mack Cade, pens Vance; imbonimento tutto miele e
poi una strizzata con pugno di ferro. Ritrov la voce e disse: - Co-
lonnello? Sopen che tamen.
Stinger batt le palpebre, senza capire: il suo cervello scivolava sulla
buccia di banana del linguaggio convenzionale dei bambini. Penso che
menta, aveva detto Vance.
- Spiega - ordin. La voce metallica era di nuovo tutta affari.
- Dobbiamo discuterne. Io e gli altri.
- Non c' niente da discutere, amico. O ci accordiamo, o non ci ac-
cordiamo.
- Ci occorre un po' di tempo per consultarci.
Stinger non si mosse, ma la testa di cane si dibatt rabbiosamente. Tra-
scorsero alcuni secondi. Rhodes sentiva il sudore colargli dalle ascelle. -
Voi state facendo scherzi al mio cervello - disse il simulacro. - Cercate
di fregarmi. - Avanz contro Rhodes, a faccia a faccia, prima che il co-
lonnello potesse arretrare. Gunniston alz la .45 e mir la testa del mostro;
Vance alz la carabina e mise il dito sul grilletto.
- Ascoltami bene - sibil Stinger. Il simulacro respirava... con falsi
polmoni che facevano il lavoro degli originali. Il respiro era un debole
brontolio, simile al rumore lontano d'un altoforno in piena attivit. Rhodes
sent in faccia l'alito: puzzava di plastica surriscaldata e di metallo. Il cane
gli azzann la camicia. - Basta con i giochetti - prosegu Stinger. -
Voglio il guardiano e la capsula.
- Ci occorre... altro tempo - disse Rhodes. Se arretrava d'un solo pas-
so o esitava, le unghie seghettate gli si sarebbero strette alla gola. - Dob-
biamo cercarla.
- Sono stato amichevole, no? - Con l'indice si accarezz il mento.
- Sai, io creo cose. Nella mia nave. Ho un laboratorio, l dentro. Mi
basta della carne e creo... meraviglie. - Gli torn il sorriso: i denti aghi-
formi brillarono a qualche centimetro dal viso del colonnello.
- Una l'ho vista. La creatura volante.
- Graziosa, eh? Se vuoi vedere il mio laboratorio, ti prendo e ti ci porto
subito. Ti ricostruisco in versione migliore. Sarai molto pi robusto... e
molto pi cattivo, anche.
- Sono gi cattivo a sufficienza.
Stinger sghignazz, con un rumore di macine in rotazione. - Ah, s.
Probabilmente lo sei veramente - ammise. Sollev il polso sinistro. In-
cassato nella carne c'era il quadrante ornato di brillanti di un Rolex con
una sottile lancetta dei secondi. - Immagino che questo sia un oggetto per
misurare il tempo. L'ho guardato funzionare. Che ore sono, adesso?
Rhodes rimase in silenzio. Stinger attese. - Le due meno tre minuti -
disse infine il colonnello.
- Bravo ragazzo. Quando la lancia pi lunga avr terminato il giro, tor-
ner qui. Se non avrai il guardiano e la capsula, mi divertir a creare uno
schiaccia-scarafaggi davvero speciale.
- Solo un'ora! Non riusciremo a trovarla, in cos poco tempo!
- Non ne hai altro. Capito, colonnello Matt Rhodes Aviazione degli
Stati Uniti?
- S. - Come un gelido sudario, il tragico destino gli scese sulle spal-
le.
- Un'ora - disse Stinger. Gir la testa e fiss la .45 di Gunniston pun-
tata su di lui. - Devo fartela ingoiare?
La mano di Gunniston trem. Lentamente il capitano abbass la ri-
voltella.
- Ora ci siamo capiti. - Stinger and al buco ed esit, con un piede
nel vuoto. Alla luce dei lumi a petrolio, gli occhi del cane mandarono lam-
pi rossastri. - Un'ora - sottoline la voce. - Pensateci bene.
Il simulacro si lasci cadere nel buio. Gli altri udirono il tonfo e subito
dopo il rumore di passi in corsa nella fanghiglia del tunnel. Il rumore si af-
fievol: Stinger se n'era andato.
42
Il fortino
Per qualche momento nessuno parl. Fili di fumo vagarono nella luce.
Poi Vance borbott: - Ero pronto a sparare al bastardo! Una parola, e gli
avrei fatto saltare la testa!
- Gi - disse Rhodes. Aveva gli occhi infossati e colmi di terrore. Si
asciug il sangue che gli colava dalla guancia. - Ci avrebbe fatti massa-
crare tutti. Tom, che ore sono?
- Le due meno un minuto.
- Quindi ci restano cinquantotto minuti per trovare Daufin e la sua cap-
sula. Dobbiamo dividerci e iniziare le ricerche.
- Un momento! - intervenne Jessie. - Cosa significa? Che gli conse-
gneremo Daufin?
- Esatto. Ha un'idea migliore?
- Stiamo parlando della mia bambina.
- Stiamo parlando di un alieno - le ricord Rhodes. Aveva ancora lo
stomaco in subbuglio e nelle narici il puzzo di metallo surriscaldato. -
Non importa quale aspetto abbia. Siamo incappati in una situazione da cui
 meglio toglierci di mezzo il pi rapidamente possibile.
- Non dar la mia bambina a quel figlio di puttana! - dichiar Jessie.
Tom allung la mano a toccarle la spalla per calmarla, ma lei si ritrasse. -
Ha capito? Non ci sto!
- Jessie, si tratta o di Daufin o della vita di molta gente... suoi amici.
Sono sicurissimo che Stinger pu distruggere l'intera citt. Non m'interessa
per quali motivi Stinger vuole Daufin, n cosa ha fatto quest'ultima. Vo-
glio solo trovarla e salvare delle vite umane, se posso.
- E la vita di Stevie? - Jessie piangeva lacrime cocenti, si sentiva
mancare l'aria. - Dio mio, buttiamo via la vita di mia figlia!
- No, se troviamo Daufin e la convinciamo a tornare nella capsula. Co-
s forse lascer libera Stevie. - Non poteva pi sopportare quella casa: le
pareti parevano stringersi su di lui. - Mi spiace, ma non abbiamo scelta.
Sceriffo, chiamiamo il suo vice e formiamo delle squadre per una ricerca
porta a porta. Controlliamo le vie e raduniamo volontari, se ne troviamo.
- Una ricerca del genere, fra tutto quel fumo e polvere, era quasi destinata
a fallire, ma non c'erano altre soluzioni. - Forse qualcuno all'ospedale l'ha
vista; pu anche darsi che abbia attraversato il ponte e sia a Bordertown.
Tom, lei e Jessie potreste controllare casa vostra e da l iniziare le ricerche
lungo la parte est di Celeste Street.
Tom fiss il pavimento. Sent su di s lo sguardo di Jessie. - S - dis-
se infine. - Cercheremo da quella parte.
- Grazie. Fra trenta minuti incontriamoci per segnare le strade gi esa-
minate. Ci troviamo al Brandin' Iron?
- D'accordo - rispose Tom.
- Bene. Allora, cominciamo. - Senza aspettare gli altri, usc e and al-
la macchina della polizia, parcheggiata accanto al marciapiede, di fronte
alla Civic degli Hammond. Vance e Gunniston lo seguirono, imitati poco
dopo da Jessie e Tom. - Tienilo tu,  meglio - disse Vance a Tom, por-
gendogli il Winchester. - Passo in ufficio a prenderne un altro. Fate at-
tenzione, capito?
- Staremo attenti - rispose Tom. Vance si mise al volante e si diresse
verso il centro.
Jessie guard i fanalini allontanarsi e sparire nel buio. Si sentiva svenire
e barcoll, ma Tom la prese per il braccio e lei si resse al marito. Le lacri-
me le rigavano il viso. - Non posso farlo - protest debolmente.
- Oddio, non posso consegnarla a quel mostro.
- Non abbiamo scelta. - Col dito le prese il mento e le sollev la testa.
- Anch'io voglio riavere Stevie. Ma se Stevie  morta...
- Non  morta! Daufin ha detto che era al sicuro!
- Se  morta - prosegu Tom - il nostro mondo continuer. Abbiamo
Ray, e ci siamo noi due. Ma se non troviamo Daufin e non la diamo a quel-
la creatura, un mucchio di gente morir. - Ora Jessie era quasi accecata
dalle lacrime e si copr il viso. - Non abbiamo scelta - ripet Tom; le
apr la portiera e gir intorno all'auto per mettersi alla guida. Jessie stava
per entrare, quando ud il rombo d'un motore. Un unico faro brillava di lu-
ce giallastra nel fumo e s'avvicinava. Una moto, cap Jessie.
Tom esit, con la mano sulla maniglia. Cody Lockett si ferm accanto
alla macchina e si tir sulla fronte gli occhialoni. Al manubrio era fissata,
con un pezzo di nastro isolante, una mazza da baseball segata in due, con
chiodi che sporgevano dalla parte pi grossa: un'arma presa nell'arsenale
dei 'Gades. - Cerco Vance e il colonnello Rhodes - disse Cody. -
M'hanno detto che erano qui.
- Li hai mancati per un pelo. Andavano nell'ufficio dello sceriffo.
- Tom apr la portiera e pos sul sedile posteriore il Winchester. - Chi
ti ha detto di cercarli qui?
- Ho... ah... incontrato Rick Jurado. Stia a sentire... - Diede un'occhia-
ta agli occhi rossi e gonfi di Jessie e cap che aveva pianto. Non sapeva
come dirlo, cos prosegu d'un fiato. - Ho trovato vostra figlia.
Tom rimase senza parole. Jessie soffoc un singhiozzo e disse: - Do-
v'?
- Su al fortino. Cio, nel condominio. Con un mucchio d'altra gente,
quindi al sicuro. - Cody non avrebbe mai dimenticato la faccia di Tank,
Nasty e Bobby Clay Clemmons, quando aveva detto loro che la bambina
non era ci che sembrava. Non gli avevano creduto, finch Daufin non si
era messa a parlare; allora erano rimasti a bocca aperta. Nell'edificio, oltre
alla maggior parte dei Renegades, c'erano pi di duecento persone attirate
dalle luci elettriche. Cody aveva sistemato la bambina, si era versato sui
due tagli alla caviglia un po' di birra tiepida, si era fasciato con uno strac-
cio ed era uscito a cercare Vance e il colonnello. - Ah... c' un'altra cosa
che dovreste sapere - disse. - Voglio dire... sembra vostra figlia... ma
non  lei.
- Lo sappiamo gi - disse Tom.
- Lo sapete? Credevo d'essere pronto per il manicomio, quando mi ha
detto chi era!
- Anche noi. - Tom diede un'occhiata a Jessie e vide che aveva intuito
il resto, - Dobbiamo informare Rhodes. Facciamo in tempo a raggiunger-
lo prima che lasci l'ufficio dello sceriffo.
- Tom... ti prego, aspetta - disse Jessie. - Perch non parliamo con
lei, prima? Per farle capire che rivogliamo Stevie?
Tom guard l'orologio. Erano le due e quattro minuti: non aveva mai
creduto che la lancetta dei secondi si muovesse cos in fretta. - Mancano
meno di trenta minuti all'appuntamento al Brandin' Iron.
- Bastano e avanzano per parlarle! Ti prego... sono sicura che riu-
sciremo a farglielo capire meglio di Rhodes.
Tom continu a fissare la lancetta, ma aveva gi preso la decisione. -
Va bene. - Si rivolse a Cody. - Portaci da lei - disse, sedendosi al vo-
lante; Cody si abbass gli occhialoni e gir la moto.
In fondo a Travis Street, una decina di auto e di camioncini era par-
cheggiata alla rinfusa nel cortile del condominio; un paio erano proprio di
fronte all'ingresso. Cody attese che Tom e Jessie scendessero dalla Civic,
poi spinse la moto fra i veicoli e si ferm davanti alla porta, rinforzata con
un foglio di lamiera e munita di una sottile feritoia, come tutte le finestre
del pianterreno.
- Apri, Bobby! - grid. Segu il rumore di vari catenacci. Bobby Clay
Clemmons spalanc il battente, i cui cardini cigolarono come quelli del
portone d'un castello medievale; Cody entr con tutta la moto e si ritrov
nel bagliore crudo delle lampade a incandescenza applicate alle pareti.
Mise il cavalietto e lasci la Honda accanto alle scale del primo piano;
l'attimo dopo, entrarono Jessie e Tom, che impugnava il Winchester. -
Chiudi - disse Cody; Bobby Clay si affrett a chiudere il battente e a ri-
mettere i quattro catenacci.
Prima d'allora, Jessie e Tom non erano mai stati nel condominio Winter
T. Preston. Un lungo corridoio fiancheggiato di porte - alcune prive di bat-
tente - attraversava tutto il pianterreno; le pareti d'intonaco pieno di crepe
erano coperte di graffiti a vividi colori, arancione e viola. L'ambiente puz-
zava di marijuana, di birra stantia e dell'odore fantasma degli operai della
miniera vissuti con la propria famiglia nel condominio: un misto di sudore,
di peperoncini piccanti secchi, di cibo bruciacchiato. Per la prima volta,
negli ultimi due anni, l'edificio risuonava di voci diverse da quelle dei Re-
negades.
- Da questa parte. - Cody li precedette su per la scala. Il primo piano
era la copia esatta del pianterreno, a parte la scaletta a pioli che portava a
una botola nel soffitto. C'era gente seduta nel corridoio o distesa a riposare
su materassi tolti da alcuni appartamenti: quasi tutti provenivano da Infer-
no, ma c'erano alcune persone d'origine latina. Seguendo Cody, Tom e Jes-
sie furono costretti a scavalcare corpi distesi a riposare o a girare loro in-
torno. Videro facce conosciute: Vic Chaffin e sua moglie Arleen, Don
Ringwald e famiglia, Ida Slattery, i Frazier, Jim e Paula Cleveland, e molti
altri. Anche gli appartamenti erano pieni e alcuni bambini piccoli piange-
vano in un coro discorde. Si parlava, ma non molto. Quasi tutti erano in-
tontiti, e alcuni dormivano seduti. Il calore emanato da tanti corpi ammas-
sati era notevole. L'aria puzzava di fumo.
Cody li guid a una porta chiusa, sul cui battente, sopra un poster di
Billy Idol, c'era una scritta tracciata con vernice spray rossa: QG - PRIMA
BUSSARE. Cody buss. Si apr uno spioncino scorrevole. Gli occhi verdi
di Nasty, contornati di mascara oro, scrutarono fuori. Poi lo spioncino si
chiuse e la porta si apr. I tre entrarono.
Quella era la casa di Cody, tutte le volte che il ragazzo veniva nel con-
dominio. La prima stanza conteneva una brandina, un divano rivestito di
lana a quadri, pieno di macchie e con l'imbottitura che fuorusciva da
squarci di coltellate, un tavolo di pino dal piano sfregiato, alcune sedie di
legno e un piccolo frigorifero ammaccato, preso dal deposito dell'immon-
dizia e costretto a tirare ancora per qualche mese gli ultimi sospiri.
Il pavimento era coperto di linoleum marrone scolorito, con gli angoli
arricciati; alle pareti, rivestite di pannellature da poco prezzo, erano appesi
poster di campioni di motociclismo e di stelle del rock. La finestra, soc-
chiusa per fare entrare un po' d'aria per quanto piena di fumo, guardava a
sud. Un breve corridoio passava davanti al gabinetto messo a soqquadro e
portava a quella che era stata una camera da letto e che adesso era l'armeria
dei 'Gades: alle pareti era appesa una variet di armi, dai tirapugni d'ottone
ai fucili a piombini.
Tank, seduto sul divano, si alz di scatto nel veder entrare il signor
Hammond e sua moglie. Aveva in testa il casco da football dipinto a colori
mimetici. Cody chiuse a catenaccio la porta. Nasty si tir indietro per con-
sentire agli Hammond di vedere la persona che stava alla finestra e si era
girata verso di loro.
- Ciao, Tom e Jessie - disse Daufin, con un debole sorriso.
Jessie si lasci prendere dall'emozione. Quello era il corpo di Stevie, il
viso Stevie, il sorriso tutto fossette di Stevie. Anche la voce era quella di
Stevie, se non si badava al fievole sottofondo di campanelle nella brezza.
Dentro quel corpo c'erano il cuore, i polmoni, le vene, gli organi di Stevie;
tutto apparteneva a Stevie, tranne il centro imprecisato dove viveva Dau-
fin. Jessie mosse un passo e scoppi di nuovo in lacrime. Mosse un altro
passo. Tom cap dove voleva arrivare e allung la mano per fermarla, ma
poi si trattenne.
Jessie attravers la stanza, si ferm davanti al corpo di sua figlia, mise le
mani sulle piccole spalle, con l'intenzione di prenderla in braccio e strin-
gerla al petto... solo per un momento, per sentire il battito del cuore di Ste-
vie e sapere che da qualche parte e in qualche modo Stevie era viva.
Ma nel viso della bambina gli occhi scintillavano d'intelligenza e d'un
ardore - intenso, perfino spaventoso - che andava molto al di l dell'et di
Stevie. Il viso era quello di Stevie, certo, ma lo spirito no.
In un istante Jessie se ne rese conto e lasci le mani sulle spalle di Dau-
fin.
- Sei... sei sporca da far paura! - disse. Batt le palpebre per scacciare
le lacrime. - Ti sei rotolata per terra!
Daufin si guard gli abiti sporchi. Jessie diede una spolverata alla T-
shirt. - L da dove vieni non t'insegnano a tenerti pulita? Dio mio, che
rovina! - I capelli biondo rame erano arruffati, pieni di fili d'erba e di ra-
gnatele. Jessie vide sul tavolo la borsa di pelle di daino di Nasty, dalla qua-
le sporgeva il manico rosa d'una spazzola per capelli. Prese la spazzola e
cominci a pettinare la figlia, con la rabbia per lo sporco tipica delle madri.
Perplessa, Daufin cerc di ritrarsi. - Stai ferma! - la rimprover Jes-
sie. Daufin rimase sull'attenti, mentre i colpi di spazzola le toglievano la
polvere dai capelli.
- Siamo lieti di vederti - disse Tom. Si mise in ginocchio, in modo da
guardare Daufin negli occhi. - Perch scappi?
- Sono stirata - rispose lei.
- Ah... le stiamo insegnando... ah... il gergo della Terra - spieg Tank.
- E lei ci ha parlato del suo pianeta. Sembra un posto fichissimo, amico!
- Una volta tanto nel viso arcigno, sbozzato con l'accetta, mostrava una
luce d'entusiasmo quasi infantile.
- Lo credo anch'io. - Tom guard sua moglie spazzolare i capelli del-
la figlia, con colpi decisi, e si sent spezzare il cuore. - Daufin, abbiamo
appena parlato con... con una cosa. Non posso chiamarla uomo e neppure
macchina.
Daufin cap. - Stinger.
- S. - Tom guard Cody Lockett. - Ha preso il corpo di Mack Cade
e l'ha reso una sorta di... - Di nuovo non trov le parole. - Parte uomo,
parte cane.
- Un dobermann gli spunta dal torace - disse Jessie, continuando a
usare la spazzola.
- Mitico! - esclam Nasty. Il suo amore per il rischio era sempre vi-
vo. - Ah, come mi piacerebbe vederlo!
- Anche tu sei pazza da legare! - disse Cody, brusco. Si rivolse a
Tom. - Ha preso la Cat Lady... la signora Stellenberg. L'ha resa una crea-
tura con la coda piena di punte; ho sparato a quella bastarda, l'ho riempita
di buchi, ma ha continuato a venire avanti.
- Sono tutti Stinger - disse piano Daufin, sopportando, immobile, la
bizzarra attivit di Jessie. Pareva che alla donna facesse piacere. - Stinger
le crea e diventano Stinger.
Tom aveva difficolt a seguirla. - Come robot, giusto?
- Meccanismi viventi. Pensano col cervello di Stinger e vedono con gli
occhi di Stinger. Stinger ode e parla per mezzo loro. E uccide, anche.
- Una cosa molto grossa si aggira sotto le vie - disse Cody. - Anche
quella  una macchina di Stinger?
- No - disse Daufin. - Quello  Stinger in persona. Stinger cattura e
conserva corpi per duplicarli. Dei segnali... voi li chiamereste piani di pro-
gettazione... passano da Stinger ai macchinari sulla nave e l vengono co-
struiti i simulacri.
- Cos sappiamo che ha preso Dodge Creech, Cade, la signora Stellen-
berg e chi si trovava nel deposito d'autoveicoli. Oltre alla sventurata che ha
lasciato il braccio attaccato al polso di Rhodes. - Tom si alz e pos sul
tavolo il Winchester. - E forse molti altri di cui non sappiamo niente.
- Ecco fatto! - Jessie termin la battaglia con gli ultimi capelli ar-
ruffati e si tir indietro. Si sentiva come svanita. Aveva colto una traccia di
profumo dello shampoo alle mele con cui, la sera prima, aveva lavato a
Stevie i capelli. - Adesso sei di nuovo graziosa!
- Grazie - disse Daufin; era un chiaro complimento e meritava una ri-
sposta, anche se non riusciva a spiegarsi come mai la razza umana desse
tanta importanza a filamenti di materia cellulare inerte. Si rivolse a Tom.
- Hai parlato a Stinger. Di me, ovviamente.
- S.
- Stinger vuole me e la mia capsula. Ti ha dato un ultimatum.
Tom annu. - Dice che ti vuole entro un'ora. - Diede un'occhiata all'o-
rologio. - Restano circa quaranta minuti.
- Altrimenti Stinger distrugger ogni cosa - concluse Daufin. - S. 
tipico di Stinger.
- Il figlio di puttana vuole riportarla in prigione! - intervenne Cody.
- Solo perch cantava!
- Cantava? - ribatt Tom. - Stinger ha detto ben altro. Ha parlato di
una sostanza venefica del tuo mondo. Sostiene che tu... - Era follia, guar-
dare quel viso di bambina e dire certe cose. - Che tu sei un animale selva-
tico.
-  vero - rispose Daufin, senza esitazione. - Per Stinger e per la
Casa di Duri merito una gabbia e un sonno gelido.
- La Casa di Duri? Cos'?
- I padroni di Stinger. Una razza che adora la violenza; la sua religione
 la conquista di mondi; l'ingresso nella vita dopo la morte  determinato
dal numero di vittime di quelli che considerano esseri inferiori. - Un sor-
riso amaro le aleggi sulle labbra. - Animali selvatici come me.
- Ma se vogliono avere il controllo di questa sostanza chimica, non lo
fanno per il bene...
Daufin rise: una via di mezzo fra la risata infantile e il tintinnio di mone-
te gettate per terra. - Oh, s! - disse. - S, vogliono avere il controllo
della sostanza chimica! - Mand di nuovo dagli occhi lampi di fuoco. -
Ma non per il bene delle creature consorelle, qualsiasi cosa Stinger abbia
detto. Lo vogliono per le loro armi! Vogliono costruire flotte pi micidiali
e trovare nuovi modi per uccidere! - Era tremante d'ira. - Pi ne rubano
dal mio pianeta, pi la mia razza  vicina alla distruzione! E tutti gli altri
pianeti... compreso questo! Credi che Stinger se ne vada e non riferisca alla
Casa di Duri l'esistenza del vostro pianeta? - Cerc le parole giuste, in-
ciamp nel garbuglio del linguaggio umano, afferr una frase che le ave-
vano insegnato Tank e Nasty. - Apri gli occhi, amico!
La pelle del viso di Daufin era tesa, mostrava gli angoli acuti delle ossa.
Gli occhi le brillavano di furore. Si mise ad andare su e gi davanti alla fi-
nestra. - Non intendevo venire qui. La mia nave ha perso energia, dovevo
atterrare dove potevo. So d'avere portato dolore, a voi e ad altri. Ne sentir
il fardello per il resto della vita. - Si ferm all'improvviso, guard da
Tom a Jessie e viceversa. - Stinger parler alla Casa di Duri di voi e di
questo mondo. Dir che siete forme di vita deboli e indifese, nate per esse-
re messe in gabbia. E verranno qui. Oh, s, verranno... e forse porteranno le
loro armi piene del "veleno" che hanno rubato dal mio pianeta! Sai cos',
questo "veleno"?
Tom pens che Daufin fosse sul punto di mandare fiamme dalle narici.
- No - rispose, cauto.
- Certo che non lo sai! Come potreste saperlo? - Scosse la testa, esa-
sperata. Sulle guance le luccicava un sottile velo di sudore. - Vi dar
qualcosa di pi d'una spiegazione: vi mostrer.
- Ci mostrerai? - disse Jessie. - E come?
- Attraverso l'occhio interiore. - Vide che non capivano: il loro viso
era una lavagna pulita in attesa d'una scritta. Sollev le mani verso di loro.
- Se volete sapere, vi porter laggi. Vi mostrer il mio mondo, attraver-
so l'occhio dei miei ricordi.
I due esseri umani esitarono. Daufin non li biasim. Aveva offerto loro
una fuggevole occhiata sull'ignoto; quella che per lei era la casa, per loro
sarebbe stata un reame alieno. - Prendetemi le mani - li incit, a dita
protese. - Se volete sapere, dovete vedere.
Tom mosse il primo passo; dopo, fu tutto pi facile. Si accost a Daufin
e mise la mano fra le sue. La carne di Daufin era calda come forno; mentre
le dita si stringevano, Tom sentiva gi il formicolio d'una scarica elettrica
che dalla bambina passava in lui.
- Jessie? - disse Daufin.
Jessie si avvicin alla figlia e le prese la mano.
43
In attesa degli extraterrestri
Alle due e dodici Tyler Lucas, seduto sulla veranda di casa, con la cara-
bina al fianco, aspettava l'arrivo degli extraterrestri.
Il cielo era coperto da una griglia violacea, caliginosa. Dopo che era
mancata la corrente, lui e Bess erano entrati in citt, avevano visto la pira-
mide e appreso le ultime notizie, da Sue Mullinax e da Cecil, al Brandin'
Iron. Sono atterrati gli extraterestri, sicuro come il sole aveva detto Sue.
Nessuno pu entrare n uscire e anche i telefoni non funzionano! Lo giu-
ro davanti a Dio, quando quella cosa  atterrata, ha sollevato l'intero isolato
e mi ha fatto fare un salto, perci immaginate il colpo!
Poi aveva fatto quella sua risatina sciocca - quella risatina che l'aveva re-
sa famosa, quando era una snella capo claque della Preston High School -
ed era andata a preparare due hamburger freddi per Tyler e Bess.
- Ty? Ah, sei qui. - Bess usc sulla veranda e offr al marito un bic-
chiere di t freddo. Il t l'aveva fatto quella mattina, ed era stato un bene,
perch dai rubinetti non usciva pi una goccia d'acqua. - Sono gli ultimi
cubetti di ghiaccio - annunci. Erano solo piccole mezzelune, ma tutto,
nel frigo, si scioglieva rapidamente per il caldo.
- Grazie, tesoro - disse Tyler. Si strofin sul viso sudato il bicchiere
freddo, sorseggi il t e restitu alla moglie il bicchiere, quando Bess si se-
dette accanto a lui sul bordo della veranda. La donna bevve come un'asse-
tata. Lontano, nel deserto, si lev un coro di coyote, ululati laceranti e ner-
vosi. Tyler osserv la strada.
Avevano deciso che, all'arrivo degli extraterrestri, sarebbero morti l, di-
fendendo la casa. I militari dell'aviazione avevano girato in lungo e in lar-
go, prima del tramonto, raccogliendo frammenti di metallo verdazzurro e
riponendoli in bizzarre sacche che si ripiegavano come fisarmoniche.
Dov'erano, adesso, gli uomini dell'aviazione?
Tyler e Bess avevano spinto il camioncino a ovest, lungo Cobre Road.
Avevano percorso meno di seicento metri, prima d'arrivare al punto in
cui la griglia violacea penetrava nel terreno e bloccava la strada. L intor-
no, l'asfalto di Cobre Road ribolliva ancora. Tyler aveva gettato contro la
griglia una manciata di sabbia e ne erano rimbalzati granelli di vetro fuso.
- Bene - disse Tyler, posando il fucile di traverso sulle ginocchia -
non avevo mai creduto che un giorno da qui non avrei visto le stelle. Mi sa
che il progresso ci ha raggiunti, eh?
Bess apr bocca per rispondere, ma non ci riusc. Era una vecchia pellac-
cia, da moltissimo tempo non piangeva, ma ora aveva le lacrime agli occhi
e la gola chiusa. Tyler le circond le spalle. - Una luce graziosa, se ti pia-
ce il viola - disse per tirarle su il morale.
- Lo odio.
- Non piace molto nemmeno a me. - Parl in tono leggero, ma ri-
muginava pensieri pesanti. Non sapeva come sarebbero venuti, n quando,
ma non intendeva cedere senza dare battaglia. Ne avrebbe fatti fuori pi
che poteva e sarebbe caduto con le armi in pugno, come Davy Crockett ad
Alamo. Ma era tormentato da un pensiero orribile: doveva conservare per
Bess l'ultimo proiettile?
Continuava a pensarci, senza perdere d'occhio la strada, quando ud una
donna urlare.
Guard Bess. Per un secondo rimasero a fissarsi. L'urlo di donna si ripe-
t.
Capirono nello stesso istante di che cosa si trattava: non era un urlo di
donna, ma il nitrito di Sweetpea, chiuso nella stalla sul retro.
- Prendi la torcia! Presto! - disse Tyler; e mentre la moglie rientrava
di corsa, salt gi dalla veranda e gir intorno alla casa. La stalla si trovava
una trentina di metri pi in l, accanto al giardino di cactus di Bess. Tyler
ud i tonfi frenetici degli zoccoli di Sweetpea contro le pareti del box e si
sent sudare il palmo delle mani strette sulla carabina: il cavallo era in pe-
ricolo.
Tir via la trave e spalanc i battenti. Dentro la stalla era tutto nero come
il peccato. Il palomino nitriva ancora e pareva sul punto di sfondare le assi.
Tyler grid: - Ehi, Sweetpea! Calma, bello! - Ma il cavallo sembrava
impazzito.
Sulle prime Tyler pens che nel box fosse entrato un crotalo o uno scor-
pione... ma all'improvviso ud rumore d'assi schiantate e sent vibrare il
pavimento della stalla.
Sweetpea grugn come se avesse ricevuto un calcio al ventre. Poi agit
all'impazzata le zampe e nitr disperatamente. Bess arriv di corsa, facen-
dosi luce con la torcia. Tyler illumin l'interno del box.
Il palomino era sprofondato fino ai fianchi nel terreno sabbioso, tra
spuntoni d'assi spezzate. Aveva occhi rossi di terrore e schiuma alle narici.
Le zampe posteriori erano scomparse nel buco, quelle anteriori scalciavano
l'aria. Lungo tutto il corpo, i muscoli guizzavano: il cavallo cercava di libe-
rarsi, ma da sotto qualcosa lo tirava dentro lo squarcio nell'assito.
Tyler rimase a bocca aperta. Il cavallo sprofond di altri cinquanta cen-
timetri e la stalla echeggi di nitriti.
- La corda! - grid Bess. Prese il laccio avvolto a matassa, appeso ac-
canto alla porta, munito gi di nodo scorsoio; allarg il cappio, lo fece ro-
teare due volte intorno a s per sciogliere la corda e lo lanci verso la testa
di Sweetpea. Il lancio fu corto di dieci centimetri e Bess si affrett a ria-
wolgere il laccio per un altro tentativo; fra schizzi di sabbia, il cavallo
sprofond fino alla spalla.
Al secondo tentativo, il laccio scivol sopra la testa di Sweetpea e si
strinse alla base del collo. La fune si tese, spellando le mani a Bess. Tyler
lasci cadere il fucile, infil la torcia nella giunzione di due travi e afferr
la fune, ma con Bess fu sbattuto a terra e trascinato sul pavimento pieno di
schegge. Sweetpea sprofond fino al collo.
Tyler si rialz, con la fune arrotolata intorno alle mani e i muscoli delle
spalle tesi da scoppiare. Piant per terra gli stivali e lott con tutte le sue
forze, ma era trascinato inesorabilmente verso il box. Ormai di Sweetpea si
vedeva solo il muso e la sabbia cominciava a ricoprire anche quello.
- No! - url Tyler. Diede uno strattone alla fune, con tanta forza da
scorticarsi le dita. La sabbia rote come un mulinello. Sweetpea ebbe gli
ultimi deboli sussulti e scomparve.
Ma una forza tremenda continuava a tirare la fune. Bess afferr per la
cintura il marito e tutt'e due finirono di nuovo a terra. - Lasciala! - stril-
l Bess. Tyler apr le dita scorticate, ma la fune gli si era attorcigliata alle
mani.
Bess mantenne la presa, mentre schegge di legno le graffiavano braccia
e gambe.
Tyler cercava di liberarsi della fune. Prima che la trazione diminuisse,
furono trascinati quasi fin sotto il portello del box.
Tyler rimase lungo e disteso. Lacrime di dolore gli rigavano le guance.
Bess si gir sul fianco, gemendo piano.
Tyler si alz a sedere, si costrinse ad afferrare la fune e si mise a tirare.
- Bess, porta la luce - disse. Senza rispondere, la moglie and a prende-
re la torcia.
La fune risal a poco a poco. Bess ricuper la torcia. La lampadina dava
una luce pi fioca, perch la batteria quasi scarica. Bess punt la torcia nel
box vuoto.
Tyler entr nel box, continuando a tirare la fune, umida e luccicante. Gli
pareva di sognare: fra un paio di minuti si sarebbe svegliato alla voce di
Bess che annunciava la colazione. Cadde sulle ginocchia accanto alle assi
squarciate e guard la fune scivolare su dalla sabbia.
Emerse il capo della corda. Tyler lo raccolse, lo alz nel cono luminoso
della torcia. Dal bordo sfilacciato colarono grosse gocce di fanghiglia gri-
giastra.
- La corda pare... segata di netto - disse Tyler.
E una sagoma balz fuori, in un turbine di sabbia, con tale rapidit che
Tyler non ebbe il tempo di reagire.
Spalanc le fauci, fitte di aghi metallici, e le richiuse di scatto sulla gola
di Tyler.
La testa piatta, da rettile, si agit malignamente da parte a parte e i denti
lacerarono tessuti e arterie. Tyler, con la bocca piena di sangue, cap in
quel momento che la corda non era stata segata, ma recisa con un morso.
Fu il suo ultimo pensiero, perch con uno strattone la creatura gli spezz
l'osso del collo e continu a tirare: la testa di Tyler, con occhi spenti che
schizzavano dalle orbite, cominci a staccarsi dalla colonna vertebrale.
Bess url, lasci cadere la torcia, si port le mani alla bocca. La creatura
era un grosso cane... un dobermann concepito dall'incubo d'un folle. Anzi-
ch pelo, aveva scaglie coriacee, sovrapposte, sotto cui si gonfiavano e
guizzavano fasci di muscoli.
Gli occhi color ambra scoprirono la donna. La creatura diede con ferocia
un'ultima torsione al collo di Tyler e spalanc in modo incredibile le ma-
scelle, indipendenti l'una dall'altra come quelle dei rettili. Gett da parte il
cadavere.
Bess arretr, inciamp, cadde a sedere. Il mostro si arrampic sul portel-
lo del box di Sweetpea, si lasci cadere a terra e avanz verso di lei, con le
fauci grondanti del sangue di Tyler.
Bess era inciampata nel Winchester, che le era rimasto sotto le gambe.
Lo afferr e si mise a sparare contro la mostruosa creatura. Un proiettile
apr un solco nel cranio, un secondo trafisse la spalla, un terzo penetr fra
le costole. Ma il mostro non smise d'avanzare e in breve fu addosso a Bess:
le fauci piene d'aghi si chiusero sulla faccia della donna.
Bess continu a lottare. Continu a contrarre l'indice sul grilletto del
Winchester e a innaffiare di proiettili le pareti, mentre con l'altra mano bat-
teva pugni sulla pelle coriacea e coperta di scaglie del mostro. Bess era te-
xana, non cedeva facilmente.
La lotta dur altri cinque secondi. Il cranio di Bess si ruppe col rumore
d'un vaso di terracotta fracassato; file di denti aghiformi le penetrarono nel
cervello.
Il sangue bagn il fieno. Il mostro lasci il corpo maciullato e si avvent
sulla torcia, la ridusse a pezzi, con i denti e con gli artigli simili a chiodi
metallici. Allora si acquatt nel buio, ventre a terra, e tese bramosamente
l'orecchio per scoprire la presenza di altri esseri umani; poi emise un basso
latrato, forse di delusione. Si arrampic di nuovo nel box di Sweetpea e si
mise a scavare nella sabbia, dove il cavallo era scomparso, muovendo con
velocit e con forza le quattro zampe. In un attimo scomparve sottoterra.
La sabbia scivol con un fruscio a coprire il buco.
44
L'occhio interiore
- Non abbiate paura - disse Daufm. - Sigillate i visori esterni.
- Eh? - disse Tom.
- Chiudete gli occhi.
Tom li chiuse. E subito li riapr. - Far... male?
- Solo a me, perch rivedr casa mia.
- Cosa vuoi fare? - Jessie era tesa, pronta a scostare il braccio.
- Vi porter in un viaggio a ritroso mediante l'occhio interiore. Voglio
rispondere alle vostre domande e farvi capire perch mi considerano un
criminale. Sono cose impossibili da raccontare: bisogna provarle.
- Uau! - Nasty venne avanti, con uno scintillio di pagliuzze dorate
nell'acconciatura alla mohicana. - Posso... venire con voi?
- No, mi spiace - rispose Daufin. - C' posto solo per due. - Not
l'aria delusa di Nasty. - Un'altra volta, forse. Chiudete gli occhi. - Tom
e a Jessie ubbidirono. Col batticuore, Cody si avvicin a guardare: non a-
veva la minima idea di quello che stava per accadere.
Anche Daufin chiuse gli occhi e rimase in attesa che le cellule ener-
getiche della memoria si caricassero come complicate batterie.
Jessie ebbe paura che la temperatura corporea di Stevie si alzasse troppo
e che il calore danneggiasse il cervello e altri organi. Ma Daufin aveva det-
to che Stevie era al sicuro e lei doveva fidarsi di quella creatura aliena, al-
trimenti sarebbe impazzita. Eppure la manina che stringeva nella sua con-
tinuava a scaldarsi, ma il corpo di Stevie poteva tollerare, senza subire
danni, una febbre cos alta per pi di qualche minuto.
- Mi sento come se giocassi a nascondino - disse Tom. - Maledi-
zione! - Sobbalz, perch una sorta di fulmine gli aveva percorso la spina
dorsale. Apr gli occhi, ma fu brutalmente colpito dalla luce, col suo ba-
gliore di fondo gialloverde. Li richiuse subito.
- Tom? Cos'? - domand Jessie. Tom ud la voce della moglie come
un lento e indistinto suono subacqueo. Pens d'avere interferenze al cervel-
lo.
- Silenzio - mormor Daufin. E nella sua voce echeggiarono cam-
panelle.
Jessie tenne gli occhi chiusi, senza sapere che cosa aspettava. La manina
fra le sue ribolliva di calore, ma correnti gelide cominciarono a risalirle il
braccio fino alla spalla: un'energia elettrica generata dentro il corpo di Ste-
vie, che aumentava costantemente di forza e si trasmetteva attraverso il
contatto della pelle.
Anche Tom si sent entrare nelle ossa quella gelida pulsazione e rab-
brivid. Sotto i piedi non aveva pi il pavimento. Provava l'impressione di
andare alla deriva, di deviare lentamente a destra e a sinistra, trattenuto so-
lo dalla stretta di Daufin. - Cosa succede... - Si blocc, atterrito dal tono
aspro della propria voce, dalla sua connotazione aliena.
Jessie aveva udito un brontolio rauco che forse era una parvenza di voce
umana. Era stata avvolta dal gelo, dalla testa ai piedi, come da uno spiffero
della Ice House in un'ardente giornata di luglio. E aveva un'altra sensazio-
ne, quella di correre a velocit tremenda. Se avesse aperto gli occhi, si dis-
se, avrebbe visto gli atomi della parete muoversi come lo sfarfallio d'uno
schermo televisivo e il suo corpo si sarebbe mosso a tale velocit da trova-
re un varco e scivolare fra di essi. Non provava panico, solo uno stimolo
esilarante, come in un lancio notturno col paracadute, in caduta libera nel
buio.
Vide scintillii alla sua sinistra, alla sua destra, sopra di lei, sotto di lei.
Punti indistinti e grappoli luminosi che passavano a velocit incredibile.
Ma teneva sempre gli occhi chiusi... o almeno ne aveva la sensazione. I
puntini erano stelle, cap a un tratto.
Anche Tom li aveva visti. Costellazioni rotearono nei cieli, mondi cir-
condati da anelli splendettero sotto soli remoti, nubi gassose s'incresparono
come ali di manta.
E poi furono sopra un mondo bianco come una perla, attorniato da sei
lune bianche che incrociavano con infallibile precisione ciascuna l'orbita
delle altre. Il pianeta si stagli davanti a loro: cittadelle di nuvole ne copri-
vano la superficie e fra di esse uragani silenziosi turbinavano con ferocia.
Corriamo troppo, pens Jessie, mentre le nubi si precipitavano contro di
lei. Corriamo troppo! Ci schiantere...
Forarono le nuvole e scesero fra turbini d'aria. Puzzo d'ammoniaca
riemp le narici. Il gelo aument di colpo e fu seguito dal buio totale.
Viaggiavano sempre ad altissima velocit, piegando verso il basso. Il tepo-
re tocc Tom e Jessie, scacci il gelo. Il buio s'illumin di blu savoia e poi
d'un intenso verde mare. Un liquido serico premette il viso di Tom, che fu
preso dalla claustroibbia. Annegheremo, pens, e cerc di liberarsi dalla
stretta di Daufin, ma la mano della bambina non lo lasci. Tom voleva di-
battersi, emergere in superficie; ma si accorse di respirare benissimo. Non
siamo realmente in un oceano alieno, si disse, mentre continuavano a
scendere;  solo un sogno... siamo sempre nel condominio, a Inferno...
Con uno sforzo gir la testa per guardare Daufin ed essere rassicurato.
Non stringeva pi la mano di una bambina. La mano era d'un grigio
spettrale, trasparente come nebbia, con due dita sottili e un pollice corto e
piatto: una piccola cosa dall'aria fragile come vetro soffiato. E dalla mano
si dipartiva un peduncolo che si estendeva per un metro e mezzo, fino alla
forma reale di Daufin.
Accanto a Tom, nel liquido color acquamarina, c'era un corpo a forma di
torpedine, lungo forse due metri e mezzo, iridescente come se contenesse
miriadi di stelle. Altri peduncoli - robuste braccia tentacolari - si muove-
vano seguendo la corrente; ciascuno era munito di una mano con due dita e
un pollice. Il corpo terminava in un muscolo piatto e spesso a forma di pa-
gaia, che senza sforzo li spingeva avanti; attaccato a un'escrescenza posta
quasi sulla coda, un filamento argenteo collegava il corpo e la sua sferetta
nera.
Energia elettrica scintillava nella carne trasparente di Daufin. All'interno
si vedevano organi trattenuti da una semplice intelaiatura di cartilagine
grigiastra. Nel punto corrispondente alla testa di Daufin c'era una protube-
ranza ricurva con una bocca falciforme e un'appendice simile a proboscide,
lunga una sessantina di centimetri. Si vedeva un occhio, giallo e grosso
come una palla da baseball, con la pupilla verticale, verde. L'occhio si gir
verso Tom. C'era pace, nello sguardo. La testa annu. A quel segno di rico-
noscimento, Tom inspir bruscamente: l'aria, non il liquido, gli riemp i
polmoni. Le dita spettrali, cariche d'elettricit, gli strinsero la mano; un al-
tro braccio si lev a stringergli la spalla in un gesto di conforto.
Daufin li condusse a profondit maggiore. Correnti tiepide scivolarono
attorno a loro e la luce aument d'intensit, come se il sole di quel mondo
si trovasse al centro del pianeta stesso.
Dalle profondit emergevano, come scintille di neon mobili, altri ap-
partenenti alla trib di Daufin. Jessie si ritrasse, sent la robusta stretta del-
la mano e guard: vide Daufin come l'aveva vista Tom. A tutta prima sent
l'impulso di ritrarsi da quella mano da ragno, ma si domin. Era ovvio che
Daufin fosse una forma di vita diversa: che cosa s'aspettava? Daufin era
una creatura adatta a un mondo oceanico, anche se forse l'"oceano" era
composto da ammoniaca e azoto.
Le altre creature si accostarono in spirali di gioia e lasciarono scie fo-
sforescenti, con la capsula che ondeggiava all'estremit del cordone. Non
percepivano la presenza dei due esseri umani, ma Tom e Jessie sapevano
che quello era un ricordo di Daufin - il suo occhio interiore - e che l erano
semplici visitatori, fantasmi alieni del futuro. Centinaia di creature si di-
sposero in formazione intorno a Daufin e navigarono con i movimenti si-
curi di uccelli nell'aria calma. Jessie cap che Daufin doveva essere una
sorta di capo, per meritare una simile scorta.
Ora le impressioni del mondo di Daufin, filtrate mediante l'occhio inte-
riore, giungevano in rapida successione: tremolanti contorni di montagne
alte come l'Everest e interrotte da profonde vallate, enormi frutteti dove si
coltivavano piante simili a fuchi, crepacci che mostravano bagliori bianchi
e ardenti... una fuggevole occhiata all'immensa fonte d'energia posta nel
cuore di quel mondo. Le torri vermiformi di una citt - sagome inclinate,
ricurve e crestate, che parevano la superficie variegata di conchiglie - si le-
vavano al di l delle montagne; sopra le mura, migliaia di creature della
trib di Daufin si muovevano nelle correnti.
All'improvviso la scena cambi. Nella vallata sottostante c'era una fendi-
tura lunga due chilometri, piena di fuoco bianco che schizzava frustate d'e-
lettricit. Anche le maree erano cambiate e turbinavano d'energia inquieta.
Daufin cominci a rotolare su se stessa, sempre stringendo per mano Tom
e Jessie; alla base del collo le vibrava una serie di piccoli lembi di pelle
simili a branchie, da cui provenne uno scampanellio irresistibile.
In risposta giunse la trib di Daufin, lottando contro le correnti. Quelle
creature si rotolavano come Daufin e dalla parte inferiore del loro corpo
spuntavano capezzoli rosei e tondi. Altre sagome, chiamate anch'esse dal
canto di Daufin, emersero dalla fenditura: creature a forma di disco, sul cui
bordo scintillavano impulsi elettrici azzurrini e al cui centro c'era un nodo
di fuoco pulsante. Mentre il canto di Daufin continuava, le nuove creature
cominciarono ad attaccarsi ai capezzoli. Schizzarono liquidi scuri, tremo-
lanti d'iridescenze. Girandole di creature danzarono, si alzarono, ricaddero
nell'acqua turbolenta. Tre di esse si attaccarono ai capezzoli sul ventre di
Daufin, si contrassero in spasmi e rotearono via come foglie secche. Era il
rituale d'un accoppiamento di massa, cap Jessie: un balletto di vita e di
morte.
Un altro salto di scena. Una sagoma si avvicinava. Una sagoma aliena,
orribile e gelida.
Sfrecci nel mare con un chioccolio di circuiti, espulse un arpione nero e
saett velocemente nella vallata di fuoco. Altre sagome seguirono la pri-
ma. Erano collegate a lunghi tubi chiari che risalivano, serpeggiando, alla
superficie. Si ud il frastuono di macchinari e il sibilo di pompe: i tubi a-
spirarono centinaia delle creature a forma di disco che vivevano al centro
del mondo di Daufin.
Vennero gi altre sagome scure, altri avidi tubi. Il brutale raccolto pro-
segu e risucchi creature inseminatrici pi antiche del tempo stesso, parte
vitale della sorgente energetica del pianeta.
Quando le correnti impazzite chiamarono Daufin e lei cant di nuovo,
non c'erano inseminatori sufficienti a impregnare nemmeno mezza trib:
erano mietuti con rapidit maggiore di quella con cui l'ignoto processo
creativo del pianeta li generava.
L'occhio interiore di Daufin rivel il primo brivido di paura e, con esso,
la consapevolezza di equilibri in pericolo. E poi un chiaro segno di crisi: i
fuochi centrali del pianeta si affievolivano, il grande motore di luce e di
calore si esauriva nel tentativo di creare altri inseminatori per sostituire
quelli perduti. Tom e Jessie videro l'immagine di una missione di pace...
quattro membri della trib di Daufin nuotavano fino alla superficie per
spiegare agli alieni il motivo per cui il raccolto doveva terminare. Il tempo
pass e i quattro non tornarono.
La morte era giunta. Daufin, col suo nuovo piccolo, nuot nella foresta
di tubi; lo studio della matematica, usato nella costruzione delle citt della
trib, le permetteva di calcolare, dal numero di inseminatori risucchiati da
ciascun tubo, il tempo restante; ma era un dato statistico che lei non desi-
derava conoscere. I frutteti, la citt, l'intera trib... tutti erano stati condan-
nati a morte da uno spietato carnefice. Il piccolo giocava innocentemente
fra i tubi, ignaro della terribile realt... e la vista di quella cieca innocenza
tra il carnaio spezz qualcosa dentro Daufin, la spinse a dimenarsi e a ge-
mere d'angoscia. L'aggressione era un male, sepolto nelle antichissime
leggende d'una guerra che aveva sviluppato il cordone e la sferetta come
difese naturali della trib; ma un baratro di fuoco si era aperto dentro Dau-
fin e onde selvagge la chiamavano. Il suo lamento divenne un canto di
rabbia, simile al pressante rintocco di campane d'allarme... e poi il suo cor-
po schizz avanti e le dita strinsero il tubo pi vicino. La bocca falciforme
si apr e i denti piatti da vegetariano si serrarono sul tubo e lo morsicarono.
Daufin fu percorsa da uno choc di sofferenza e di vergogna, ma trov e-
nergia nel canto di rabbia; il tubo si strapp e ne uscirono inseminatori, che
turbinarono intorno a lei e iniziarono a muoversi verso il basso per tornare
nella vallata. Dopo il primo, a Daufin riusc pi facile strappare i tubi se-
guenti. Ne sgorg una pioggia d'inseminatori.
E in questa pioggia Daufin vide due membri della trib, sospesi a mez-
z'acqua, osservare la scena, con un misto d'orrore e di ridestata fermezza. I
due esitarono sull'orlo del sacrilegio; e mentre il canto di Daufin cresceva
d'intensit, i due si spinsero avanti e la imitarono.
Dalla citt si avvicin una nube scura: migliaia di membri della trib,
che rispondevano al canto quasi dimenticato. Parecchi videro la violenza
del gesto di Daufin e si tennero indietro, incapaci di aggredire; ma molti
altri assalirono freneticamente i tubi. Salto di scena: altri macchinari e altri
tubi scendevano dalla superficie e arpionavano il cuore del pianeta; ma
sciami di creature li seguivano, mentre Daufin cantava... una turbolenza di
furore, cruda come un urlo.
E infine sul campo di battaglia scese il silenzio. I tubi lacerati andarono
alla deriva nella corrente.
Ma il periodo di pace fu breve: l'incubo era appena iniziato. Dal buio
della superficie scesero quattro sfere metalliche rotanti; vagarono sopra la
citt e scagliarono esplosioni soniche simili al tuono terrestre amplificato
migliaia di volte. Le mura e le torri tremarono e si creparono, onde d'urto
distrassero gli edifici, la citt croll e i corpi dei morti e dei feriti andarono
alla deriva fra le macerie. Daufin si vide strappare il piccolo; cerc di af-
ferrarlo, lo manc, lo vide ritrarsi per istinto nella capsula, in uno scintillio
di organi che si contraevano. La capsula navig lontano, si mescol a cen-
tinaia di altre sballottate dalle violente maree. Un pezzo di muro frastaglia-
to schizz dal buio e colp Daufin. Ci fu uno schiocco d'energia, un rat-
trappimento di carne e d'interiora: la pelle si mut in fumo, gli organi si
unirono in una piccola palla d'impulsi elettrici; l'istante successivo rimase
soltanto la sferetta nera, che colpiva il pezzo di muro e rimbalzava lontano.
Una corrente li afferr - Daufin, Tom e Jessie, privi di corpo e fluttuanti
in un guscio corazzato - e le tenebre si chiusero su di loro. Ci fu una rapida
risalita, come se un tornado terrestre li scagliasse verso il cielo. Pi avanti
qualcosa scintill: una ragnatela azzurra... una rete, piena di creature delle
regioni superiori, esseri che parevano stelle marine iridescenti, piatte
membrane ansimanti, creature acquatiche con occhi simili a lampade d'oro.
La sferetta colp la rete e ne fu avviluppata. E rimase l, insieme con le al-
tre forme di vita inermi. Dall'alto provenne un tonfo ritmico di macchinari.
La rete veniva ritirata. La sferetta emerse in superficie come su di una la-
stra di vetro nero; nel reame fra l'oceano e le basse nubi bianche, erano po-
sate costruzioni filiformi, simili a escrescenze maligne. Su di esse, figure
d'incubo osservavano la risalita della rete. Una figura protese l'artiglio e af-
ferr la capsula.
L'occhio interiore di Daufin si raggrinz per la paura. La forza del ri-
cordo non bast a trattenerla e Daufin fugg.
Le stelle saettarono intorno a Jessie e a Tom... un viaggio nella direzione
opposta, lontano dal mondo di Daufin. Ciascuno dei due ebbe rapide vi-
sioni di scene allucinanti: massicce creature dai movimenti rapidi, con vo-
ce simile alle trombe del giudizio; veicoli spaziali irti d'armi; una piramide
gigantesca con la pelle chiazzata di giallo e due soli scarlatti che picchia-
vano su di un paesaggio torturato; una gabbia galleggiante e aghi d'ambra
che trafiggevano le pupille di Daufin.
Daufin gemette e apr le mani.
Tom e Jessie furono afferrati da un'improvvisa decelerazione, come se
fossero dentro un ascensore a grande velocit che gemesse verso il fondo
d'un pozzo chilometrico. Le loro viscere parvero appiattirsi per la com-
pressione, le loro ossa parvero piegarsi sotto il ferreo peso della gravit. E
poi ci fu la fermata: un fruscio, anzich un tonfo.
Tom apr le palpebre. Tre mostri con membra ossute, testa grottesca e
carnosa, erano fermi davanti a lui. Uno di essi apr la cavit piena di picco-
le protuberanze spuntate e borbott: - Si sende bene, sigh-nor Hamond?
Jessie ud il ringhio gutturale e apr gli occhi. Si reggeva su peduncoli
malfermi, la luce era abbagliante e ostile. Stava per cadere a capofitto e
mand un grido che le pugnal il cervello. Uno degli alieni, una creatura
con un'orribile faccia tutta spigoli sormontata da pallidi ramoscelli ritorti e
una sorta di totem che penzolava da un lembo di carne sul lato della testa,
mosse un passo e l'afferr fra le braccia serpentine.
Jessie batt le palpebre, stordita. Ma il viso della creatura cambiava, di-
ventava meno mostruoso. I tratti - capelli, orecchie, braccia - tornarono no-
ti: Jessie riconobbe Cody Lockett. Fu invasa dal sollievo e le ginocchia le
mancarono.
- Si regga a me - disse Cody. Stavolta Jessie cap le parole.
Tom, le mani premute sugli occhi, vacill. - Si sente bene, signor
Hammond? - domand di nuovo Tank. Tom si sentiva la testa a pezzi,
come se gliel'avessero pestata. Riusc ad annuire. - Se sta per rimettere,
meglio che vomiti dalla finestra - lo ammon il ragazzo.
Tom abbass le mani. Nella luce strizz gli occhi e guard i tre Renega-
des: il loro viso era di nuovo umano... o, nel caso di Tank, quasi umano.
- Posso reggermi da sola - disse Jessie; Cody la lasci andare e lei si
accasci stancamente sulle ginocchia. Non sapeva se ogni parte di s era
gi tornata dal vuoto o se non sarebbe pi tornata. Cody tese la mano per
aiutarla ad alzarsi, ma lei rifiut con un gesto. - Sto bene. Lasciami solo
tranquilla per un momento. - Guard accanto a s, dritto nel viso della
sua bambina.
Le guance erano rigate di lacrime. Gli occhi avevano uno sguardo tor-
mentato. - Ora mi conosci - disse Daufin.
Tom alz il polso sinistro e per qualche istante trov difficolt a deci-
frare i numeri, come se non avesse mai visto simboli del genere. Le due e
diciannove. Il loro "viaggio" era durato meno di tre minuti.
- Sembrate sconvolti! - osserv Nasty. - Cosa vi  accaduto?
- Abbiamo avuto una lezione. - Jessie cerc di alzarsi, ma ancora non
era pronta. - La sostanza chimica - disse a Daufin -  il fluido per la
riproduzione, vero?
- S. - Lo sguardo di Daufin non mostrava emozioni: un'ultima lacri-
ma le scivol sulla guancia sinistra. - Quello che la Casa di Duri chiama
"veleno"  la sostanza chimica che d la vita alla mia trib.
Jessie ricord gli schizzi di fluido scuro, durante il rituale d'accoppia-
mento.
- Devo tornare a casa - riprese Daufin, con fermezza. - Non so
quanti sono ancora vivi. Non so se il mio stesso figlio  ancora vivo. Ma io
li guido. Senza di me, non combatteranno. Scivoleranno di nuovo nel so-
gno di pace. - Trasse un lungo sospiro e per qualche secondo si concesse
di sentire ancora la carezza delle maree. - Era un sogno durato troppo
tempo - disse. - Ma un sogno meraviglioso.
- Anche se riuscissi a tornare a casa, come li combatteresti? Conti-
nuerebbero a venire, no?
- S, verrebbero ancora. Ma il nostro mondo  molto distante dal loro.
Dobbiamo impedire la costruzione di una base permanente e distruggere
qualsiasi attrezzatura. Le loro ricchezze hanno un limite. Spendono in armi
tutto ci che possiedono. Perci esister di certo un punto di rottura al di l
del quale non possono andare.
- Sembra un pio desiderio - disse Tom.
- E lo , se non torno a casa per intervenire. Noi conosciamo il pianeta.
Loro no. Possiamo colpire e nasconderei in luoghi per loro irraggiungibili.
- Negli occhi le brill di nuovo un lampo d'acciaio. - La Casa di Duri
mi ha studiato per scoprire perch il mio corpo resiste al "veleno". Sono
gi fuggita da Rock Seven. Stavolta mi uccideranno. Non posso darmi a
Stinger... non ancora. Lo capite?
- Noi, s. Ma forse il colonnello Rhodes non capir. - Un'altra oc-
chiata all'orologio. - Jessie, a quest'ora sar gi ad aspettarci al Brandin'
Iron.
- State a sentire, non ci capisco niente, ma di una cosa sono sicuro -
intervenne Cody. - Se lasciamo che Stinger si prenda Daufin e se ne va-
da, la storia non finir qui. Quello mander contro di noi quei figli di put-
tana della Casa di Duri... e nella merda fino al collo non ci sar soltanto In-
ferno! Ci sar il mondo intero!
- Pu darsi, ma dobbiamo ugualmente riferire a Rhodes che l'abbiamo
trovata.
- Tom ha ragione - ammise Jessie. Si rivolse a Daufin. - Andremo a
chiamare il colonnello e lo accompagneremo qui. Forse ci aiuter a decide-
re il da farsi.
- Meglio che voi due restiate qui con lei - disse Cody. Prese di tasca
le chiavi della Honda. - Vado io al Brandin' Iron e lo porto qui.
- S, vado anch'io - disse Tank. - Devo cercare i miei genitori. - Il
camioncino dipinto a colori mimetici, con un faro e la griglia del radiatore
fatti a pezzi dall'ingresso violento nella Warp Room, era nel cortile. -
Non li vedo da quando sono uscito dall'ospedale.
- Voi restate qui e tenete duro - disse Cody a Tom e a Jessie. Usc
dall'appartamento. Nasty segu Tank alla porta. Si sofferm, guard Dau-
fin, con qualcosa di simile all'ammirazione, e disse: - Mitico! - Poi se-
gu Tank. La porta si chiuse alle loro spalle.
45
Stracci e olio di gomito
Vance parcheggi l'auto della polizia davanti al Brandin' Iron, scoll
dallo schienale la camicia zuppa di sudore ed entr nel locale. La vetrina di
cristallo era fracassata, ma vi avevano inchiodato sopra un foglio di lamie-
ra per tenere fuori il fumo. Alcune lampade a cherosene mandavano una
luce inquieta. Il locale era deserto, a parte il spar in fondo, occupato da
tre clienti abituali che discutevano sottovoce. Vance evit il loro sguardo e
pos la pancia contro il bancone. Sue Mullinax, ancora con il grembiulino
color oro da cameriera e il pesante trucco pi o meno nei punti giusti, si
avvicin portando una tazza piena per un quarto di caff freddo. - L'ulti-
mo - disse. Vance annu e bevve.
Pieg il polso verso la lampada pi vicina e guard l'ora. Le due e venti-
tr. Gli Hammond erano in ritardo, come pure Rhodes e Gunniston. Non
aveva molta importanza. Nessuno avrebbe trovato quella creatura, almeno
nel tempo che restava. Con tutto il fumo l fuori, non ci si vedeva un tubo.
Lui e Danny avevano controllato tutte le case lungo Aurora, Bowden e un
terzo di Oakley Street. Nessuno aveva visto la bambina e diverse case non
avevano pi pavimento, solo un buco nel buio. Danny aveva ricominciato
a dare i numeri e Vance era stato costretto a riportarlo in ufficio. Inferno
era sempre parso un paesino piccolissimo, ma ora le vie si erano allungate
e le case erano divenute palazzi fantasma; e, con tutto il fumo e la polvere,
non c'era nessun maledetto modo di trovare chi non volesse farsi trovare.
- Nottataccia - disse Sue.
- Ah, puoi dirlo. Cecil  andato a casa?
- S, da un po'.
- Perch non chiudi e te ne vai anche tu? Non ci guadagni molto a tene-
re aperto, no?
- Non mi va di starmene con le mani in mano. Meglio qui, che in una
casa buia.
- Lo credo! - La fioca luce le donava. Se non si fosse messa tanto di
quel trucco da asfaltare una via, pens Vance, sarebbe stata davvero gra-
ziosa. Certo, la Balena era tarchiata come un turacciolo, ma chi era lui, per
guardare alle dimensioni, con la pancia che si ritrovava? E se Sue portava
davvero il materasso legato alla schiena, forse anche per questo c'era una
ragione. - Come mai non hai lasciato Inferno? - si decise a domandarle,
per non pensare all'inesorabile ticchettio dell'orologio. - Te la cavavi be-
nino, a scuola e nel resto.
- Non so. - Scroll le spalle grassocce. - L'occasione non si  mai
presentata, credo.
- Diavolo, non si pu aspettare che le occasioni si presentino! Bisogna
cercarsele! Secondo me, potevi trovare un buon lavoro, farti mettere l'anel-
lo al dito e a quest'ora forse avevi una casa piena di marmocchi. - Inclin
la tazza e bevve l'ultima goccia di caff amaro.
- Non  mai accaduto, tutto qui. Comunque... - Sorrise debolmente,
con aria triste. - Gli uomini che vedo non sono esattamente del tipo che si
sposa e mette al mondo figli. Be', forse non sarei stata molto in gamba
neppure a fare figli.
- Ma se sei ancora una ragazzina! Quanti ne hai? Ventotto? Ventinove?
- Not la sua smorfia. - Non sei mica vecchia! Diavolo, hai ancora... -
Si sent mancare la voce, ma prosegu ugualmente. - Un mucchio di tem-
po.
Sue non rispose. Vance guard di nuovo l'orologio: un altro minuto era
passato. - A Danny sei simpatica - disse. - Lo sai, vero?
- Danny mi piace. Oh, non come marito, voglio dire. Nemmeno co-
me... be', lo sai. - Le guance pienotte si colorirono.
- Credevo che tu e Danny foste... ah... intimi.
- Vero. Intimi amici, intendo - replic Sue con dignit. - Danny 
un signore. Viene da me e facciamo quattro chiacchiere. Tutto qui.  raro
trovare un uomo con cui chiacchierare. Pare proprio che uomini e donne
trovino difficile limitarsi a quattro chiacchiere, eh?
- S, direi di s. - Prov una punta di vergogna per averla presa in gi-
ro; e poi, forse, Danny era un uomo migliore di quanto non credesse.
Lei annu. Gir la testa verso la porta. Vance le vide gli occhi: sem-
bravano fissare qualcosa di molto lontano. - Forse potevo essermene gi
andata - disse Sue. - Ero la migliore, al corso di dattilografia. Potevo fa-
re la segretaria, immagino. Ma non avevo voglia di andarmene. Voglio di-
re... Inferno non  il posto migliore del mondo, ma  casa mia. Questo lo
rende speciale, non importa quanto sia decaduto. Ho davvero dei bei ricor-
di, di Inferno... come quando ero capoclaque alle superiori e una sera gio-
cavano i Cedartown Cavaliers. - Gli occhi le brillarono dell'ardore di die-
ci anni prima. - Quella sera pioveva a dirotto, ma io e le mie ragazze era-
vamo in azione. E quando Gary Pardee realizz quella meta da quaranta
metri, le ragazze mi sollevarono e io feci una capriola e tutti sul campo
lanciarono un urr come non ne avevo mai uditi. E non ne ho pi udito uno
simile, da allora. Pi tardi mi vennero a dire che era stupefacente come
fossi riuscita a fare la capriola, con tutta quella pioggia, senza rompermi
l'osso del collo e che ero atterrata con la leggerezza d'una piuma d'angelo.
- Batt le palpebre e l'incantesimo si spezz. - Be' - prosegu - qui
sono qualcuno, e fuori di qui... - Con un gesto indic il resto del mondo.
- Non mi piacerebbe essere un nessuno. - Lo fiss negli occhi. - Que-
sta  casa mia. E tua, anche. Dobbiamo combattere per tenercela.
Vance aveva in bocca gusto di cenere. - Ce la terremo - disse. Ma le
parole risuonarono sordamente.
Dalla finestra coperta di lamiera filtr la luce di fari. Una macchina si
ferm accanto a quella di Vance. I fari si spensero e una figura solitria si
avvicin alla porta. Non era Rhodes e nemmeno Gunniston, cap subito
Vance: loro erano andati a piedi. Celeste Preston entr nel locale come se
possedesse fino all'ultima crepa nelle mattonelle, si accomod all'estremit
opposta del bancone e disse: - Dammi una birra e un uovo.
- Sissignora. - Sue prese dal refrigeratore una Lone Star tiepida e an-
d al frigo per prendere l'uovo.
Celeste lasci vagare lo sguardo lungo il bancone. Rivolse un cenno a
Vance. - Mi sa che l'ora d'andare a letto  gi passata, no?
- Direi di s. - Era troppo stanco per litigare con lei. - Tanto, non
dormirei bene.
- Nemmeno io. - Prese l'uovo che le porgeva Sue, spezz il guscio
contro lo spigolo del bancone e inghiott il tuorlo intero, poi lo mand gi
con una gran sorsata di birra. - Ho dato sangue, un paio d'ore fa - spie-
g. Col dorso della mano si pul dalle labbra un filo di giallo. - Wint di-
ceva sempre che un uovo crudo e una birra sono il modo pi rapido per ri-
cuperare vitamine.
- Anche per vomitare.
Sue and a controllare i tre clienti abituali in fondo al locale e Celeste
mand gi altra birra. - Come mai non sei fuori a proteggere il paese,
Vance? Magari a trascinare quel figlio di puttana fuori della sua astronave
e stare seduto su di lui finch non chiama la mamma?
Dal taschino della camicia Vance prese il pacchetto di Carnei e si accese
una sigaretta, rimuginando la domanda. Soffi una boccata di fumo e
guard la donna. - E tu perch non te ne strisci su per il culo e ti tiri die-
tro il buco? - Celeste si limit a guardarlo, con occhi simili a gelide
schegge di selce e la bottiglia di birra a un dito dalle labbra. - Sei proprio
una gran troia a venirmi a dire cosa dovrei fare. Credi che me ne freghi un
cazzo, di questo paese? Be', forse ho fottuto qualcuno... ne ho fottuti un
mucchio... ma ho sempre fatto quella che ritenevo la cosa migliore. Anche
quando prendevo soldi da Cade. Merda, cosa poteva tenere vivo Inferno,
se non gli affari di quel piccolo bastardo? - Si sent affluire il sangue al
viso. - Mia moglie odiava ogni centimetro di questo paese ed  scappata
con un camionista, ma io sono rimasto. Ho avuto due figli che se ne sono
andati con lei e di me sanno solo quanto basta a maledirmi per telefono,
ma sono rimasto. Ogni giorno mangio polvere e vengo insultato in due lin-
gue, ma sono rimasto. Ho pagato il dovuto, signora mia! - Punt contro
di lei la sigaretta. - Perci non venirti a sedere qui, con la tuta da jogging
e gli anelli di brillanti, e non venirmi a dire che me ne frego del paese! -
E poi aggiunse una cosa che aveva sempre saputo, ma non aveva mai osato
ammettere: -  tutto quello che ho!
Celeste rimase immobile per un istante. Sorseggi la Lone Star e pos
piano la bottiglia sul bancone. Alz le dita per mettere in mostra gli anelli.
- Sono falsi - disse. - Quelli veri li ho venduti. - Sulle labbra le aleg-
gi un sorriso incerto. - Immagino d'essermelo meritato, Ed. Stracci e o-
lio di gomito, ecco di cosa abbiamo bisogno in questo cimitero. Fumiamo
insieme? - Prese la bottiglia di birra, si spost sugli sgabelli e si sedette a
due da lui.
Ed, pens Vance. Era la prima volta che lo chiamava per nome. Fece
scivolare sul piano il pacchetto di Camel e l'accendino; Celeste li prese, si
accese una sigaretta e aspir con piacere. - Se devo morire, tanto vale che
me ne vada felice.
- Non moriremo. Ne usciremo.
- Ed, mi sei pi simpatico quando dici la verit. - Gli restitu ac-
cendino e sigarette. - La nostra pelle vale quanto un assorbente in un car-
cere maschile e tu lo sai.
Udirono un rombo di motore. Dal fumo della via comparve Cody Lo-
ckett e si tolse gli occhialoni da motociclista. - Cerco il colonnello Rho-
des - disse allo sceriffo. - Dovrebbe essere qui.
- Gi, lo aspetto anch'io.  in ritardo di dieci minuti. - Non si prese la
briga di dare un'altra occhiata all'orologio. - Perch lo cerchi?
- La bambina  su al fortino dei 'Gades. Sa di chi parlo. Daufin. Vance
quasi cadde dallo sgabello. -  l? Adesso?
- Gi. Il signor Hammond e sua moglie sono con lei. Allora, dov' il
colonnello?
- Lui e Gunniston andavano a Bordertown. Saranno ancora laggi.
- Vado a cercarlo. Se si fa vedere, gli dica la novit. - Si mise gli oc-
chialoni, mont sulla Honda, premette il pedale d'avviamento e punt ver-
so est, lungo Celeste Street. Fu colpito da due cose: aveva appena dato un
ordine allo sceriffo... che aveva ubbidito... e la donna seduta con Vance era
Celeste Preston in persona. Svolt sul ponte e acceler, con un ruggito sof-
focato del motore nell'aria polverosa.
Era a met strada, quando due fari forarono la foschia. Una macchina ar-
rivava a tutta velocit da Bordertown e si teneva a cavallo della linea cen-
trale. Cody e il guidatore della macchina frenarono nello stesso istante e
tutt'e due i veicoli slittarono con un gemito di gomme e si fermarono quasi
muso contro muso. Il motore dell'auto toss e si spense.
Era la Mercedes di Mack Cade. A bordo c'erano due uomini; quello al
volante era un tipo dall'aria severa, con capelli scuri tagliati a spazzola e
una traccia di sangue secco sul viso. - Lei  il colonnello Rhodes? -
domand Cody. L'uomo annu. - Mi mandano il signor Hammond e sua
moglie. La loro bambina si trova nel condominio. - Lo indic, ma le luci
erano invisibili, a quella distanza. - In fondo a Travis Street.
- Lo sappiamo. - Rhodes riaccese il motore. - Ce l'ha detto un ra-
gazzo, nella chiesa. - Con Gunniston era andato nella chiesa cattolica di
First Street e aveva domandato a padre LaPrado se potevano parlare alla
gente che vi si era rifugiata. Oltre all'informazione, Rick Jurado aveva dato
loro le chiavi della Mercedes. - Non abbiamo molto tempo - disse Rho-
des. Gir la macchina e part.
Cody cap da chi l'avevano saputo. Jurado era l'unico che poteva averli
informati. Cominci a girare la moto, ma si rese conto d'essere a soli trenta
metri da Bordertown. La chiesa distava forse altri cinquanta metri. Se Ju-
rado era l, c'era di sicuro anche sua sorella. Cody si disse che poteva an-
darci anche lui, se gli garbava. Cosa avrebbero fatto, i Rattlers? Gli sareb-
bero saltati addosso in chiesa? Valeva la pena vedere la sorpresa sul viso
di Jurado... e poi, non gli sarebbe spiaciuto dare ancora un'occhiata a Mi-
randa.
Tanto, tutto andava al diavolo e quello pareva il momento giusto per sfi-
dare il destino. Cody acceler e punt a sud; nel giro di qualche secondo le
gomme toccarono l'asfalto di Bordertown.
46
Lo stillicidio del tempo
Una figura camminava nella foschia, usando con cautela la gamba destra
che cedeva al ginocchio. - Andiamo, Scooter! - disse; e si ferm ad a-
spettare Scooter. Poi riprese a camminare, fino alla porta d'ingresso di casa
Hammond, in Celeste Street. Buss, attese, buss ancora. - Non c' nes-
suno - disse a Scooter. - Torniamo a casa o piantiamo le tende?
Anche Scooter era indeciso. - Forse spunter - disse Sarge. - Abita
qui. - Prov a girare la maniglia e la porta si apr. - C' qualcuno? -
chiam, ma dall'interno non gli giunse risposta. Scooter annus lo stipite e
mosse il primo passo dentro casa. - Non entrare! - protest Sarge. -
Non siamo stati invitati! - Scooter per aveva le sue idee e con la massi-
ma tranquillit trotterell dentro.
Ma Sarge aveva deciso: avrebbero aspettato l che venisse qualcuno, la
bambina o gli Hammond. Entr, chiuse la porta, pass in una stanza dove
c'era per terra un mucchio di libri. Lui non era molto portato alla lettura,
ma ricord un libro che sua madre era solita leggergli: parlava di una bam-
bina che era scesa in un buco del terreno, correndo dietro a un coniglio.
Col ginocchio malandato urt una poltrona e vi si lasci cadere.
Scooter gli salt in grembo. Rimasero insieme ad aspettare nel buio.
A trecento metri da casa Hammond, Curt Lockett entr nella propria abi-
tazione. Il lato sinistro del viso, tutto scorticato, era coperto di garza; stri-
sce di cerotto tenevano a posto un tampone imbevuto di tintura di iodio,
applicato sulle scorticature al torace. Era svenuto sul pianale del camionci-
no e aveva ripreso i sensi mentre il messicano lo portava dentro l'ospedale,
tenendolo in spalla come un sacco di grano. Un'infermiera gli aveva fatto
un paio d'iniezioni d'analgesico e gli aveva curato le ferite; intanto lui far-
fugliava come un pazzo del massacro al Bob Wire Club. L'infermiera ave-
va chiamato Early McNeil e Curt gli aveva parlato delle macchine della
polizia e degli uomini dell'aviazione sulla Statale 67. McNeil aveva pro-
messo d'informare il colonnello e avrebbe voluto tenere in ospedale Curt,
ma quest'ultimo si era rifiutato. Il puzzo di disinfettante e di alcol sapeva
troppo di Kentucky Gent; gli ricordava il luccichio delle cervella di Hal
McCutchins e gli dava la nausea.
Curt aveva gi visto che la moto di Cody non era davanti casa. Pro-
babilmente il ragazzo era nel condominio. Il buio in genere non gli dava
fastidio, ma Curt ebbe qualche difficolt a varcare la porta d'ingresso, con
la mente piena delle immagini di una cosa nera e bruciacchiata che agitava
la coda come una frusta. Arriv comunque in cucina e frug in un cassetto,
cercando candele e fiammiferi. Trov un unico mozzicone di candela e un
fiammifero. Accese lo stoppino. Alla luce, vide che la scatola di fiammife-
ri era un omaggio pubblicitario del Bob Wire Club.
Cody era stato in casa, a giudicare dalla candela incollata su di un piatti-
no e lasciata sul piano del bancone. Curt apr il frigo, prese una bottiglia di
succo d'uva - conteneva solo qualche sorsata - e bevve tutto. Aveva ancora
in bocca il sapore di sangue e due alveoli vuoti che pulsavano al ritmo del
battito del cuore.
Accese anche la candela saldata al piattino e la port con s in camera da
letto. Per terra c'era la sua camicia migliore, quella col cowboy rosso; Curt
se l'infil con cautela. Si sedette sul letto, con il sudore che gli colava sul
viso nel caldo soffocante e puzzolente.
Not che la piccola fotografia di Treasure era caduta dal comodino. La
raccolse e fiss il viso della moglie. Tanto tempo fa, pens. Tanto tempo
fa.
Era attirato dal letto. Voleva strisciare fra le lenzuola umide, stringere al
petto la foto di Treasure, rannicchiarsi e dormire. Perch il sonno  simile
alla morte e la morte era la cosa che aspettava. Treasure era in un luogo
fuori della sua portata, aveva ancora capelli d'oro e un sorriso splendente,
sarebbe stata sempre giovane; invece lui si consumava un poco ogni gior-
no.
Ma alla luce di candela vide nella fotografia una cosa che prima non a-
veva mai notato: nel viso di Treasure c'era il viso di Cody. I capelli folti e
ricci erano gli stessi di Cody, certo... ma c'erano altri particolari: la linea
della mascella, le sopracciglia folte, la forma spigolosa del viso. E gli oc-
chi: anche se sorridevano, gli occhi di Treasure mantenevano un lampo
d'acciaio, proprio come quelli di Cody. Treasure era di sicuro una donna
assai forte, per mettersi con me, si disse. Una donna davvero forte.
In Treasure c'era Cody. Proprio l, nella fotografia. C'era sempre stato,
ma Curt non l'aveva mai scorto, fino a quel momento.
E anche in Cody c'era Treasure. Chiaro come un raggio di sole che sbuca
da nuvole nere di pioggia. E nella mente di Curt il buio cominci a dile-
guarsi.
Si premette la mano sulla bocca. Si sent stordito come se avesse appena
ricevuto un pugno sui denti. Treasure era in Cody. Gli aveva lasciato una
parte di s e lui aveva buttato via quel dono come uno straccio sporco. -
Oh, Signore - mormor. - Oh, Signore! - Guard il portacravatte
scheggiato appeso alla parete e trattenne un gemito.
Doveva trovare Cody. Doveva far capire al ragazzo che fino a quel mo-
mento i suoi occhi erano stati ciechi e il suo cuore nauseato. Non avrebbe
cambiato niente e c'era un mucchio d'acqua sporca sotto il ponte... ma do-
veva pur cominciare da qualche parte, no? Con cura tolse dalla cornice la
foto di Treasure, perch voleva che Cody vedesse se stesso in lei; la pieg
con delicatezza e la ripose nella tasca posteriore dei calzoni.
Calpest l'assito sconnesso con la decisione di chi ha scoperto la propria
meta. Si sbatt alle spalle la porta a rete e usc in Sombra Street; all'incro-
cio con la Travis, svolt a nord.
Nell'ospedale di Inferno, Ray Hammond termin di vestirsi, anche se je-
ans e maglietta erano sporchi di sangue, e usc dalla camera. Senza occhia-
li, ogni cosa aveva contorni confusi, ma Ray ci vedeva quanto bastava per
non andare a sbattere contro le pareti. Era quasi arrivato alla sala delle in-
fermiere, quando una di queste (la signora Bonner, ritenne) usc all'im-
provviso da una porta alla sua destra e disse: - Dove credi di andare, gio-
vanotto?
- A casa - rispose Ray. Aveva la lingua ancora gonfia e parlando l'at-
taccatura della mascella gli doleva.
- Ci andrai solo quando il dottor McNeil ti dar il permesso.
Nella voce della donna c'era un tono brusco e autoritario, che gli ricord
quello di Occhi Strabici Geppardo. - Il permesso me lo prendo da solo -
rispose. - Non riesco a dormire e non ho voglia di starmene disteso a fis-
sare il soffitto.
- Vieni. - L'infermiera lo prese per il braccio. - Torna subito a letto.
Un'altra che mi vuole fuori dei piedi, pens Ray, sentendosi infiammare.
- Ho detto che vado a casa! - scatt, liberandosi il braccio. - E non le
ho detto di toccarmi. - Anche senza occhiali, vide che l'infermiera mette-
va il broncio, irritata. - Sar un ragazzo, ma ho anch'io i miei diritti. Co-
me quello di andare a casa mia, se ne ho voglia. Grazie per avermi rappez-
zato e adios. - Le pass davanti, zoppicando un poco. Si aspett che lei
lo afferrasse per la spalla, ma percorse tre passi, prima di udire che chia-
mava il dottor McNeil. Oltrepass il banco dell'accettazione, augur la
buona notte alla signora Santos e varc la porta d'ingresso. Il dottor
McNeil non gli corse dietro. Ray immagin che avesse ben altri grattacapi.
Un po' per la foschia e un po' per la mancanza di occhiali, riusciva a stento
a vedere a tre metri di distanza; l'aria aveva l'odore di una bombetta puzzo-
lente fabbricata nel laboratorio di chimica. Ma prosegu per Celeste Street,
con le scarpe di tela che scricchiolavano sui pezzi di vetro delle vetrine rot-
te.
Mentre Ray tornava a casa, Cody Lockett ferm la moto davanti ai gra-
dini della chiesa cattolica di Bordertown. Si alz gli occhialoni e per un
momento rimase seduto, col motore che borbottava sotto di lui. Dalle fine-
stre istoriate della chiesa filtrava la luce di candele e si scorgevano movi-
menti di persone. In un'altra notte, trovarsi l significava giocarsi il culo,
ma stanotte le regole erano cambiate. Spense faro e motore, scese dalla
moto e in quel momento scorse la figura ferma nel cortile dall'altra parte
della First Street, a meno di cinque metri da lui. Pos la mano sulla mazza
irta di chiodi fissata al manubrio.
Non distingueva i tratti del viso, ma vedeva bene i capelli che ricade-
vano sulle spalle in ciocche untuose. - Crowfield? - disse. Alz il tono.
- Sei tu, Crowfield?
Sonny Crowfield non si mosse. Forse sorrideva, forse sogghignava ma-
lignamente. Gli occhi luccicavano come se fossero umidi.
- Meglio non stare all'aperto, amico! - gli disse Cody. Crowfield non
rispose. - Sei diventato sor...
Una mano gli strinse il braccio. - Merda! - esclam Cody. Si gir di
scatto.
Zorro Alhambra era fermo sui gradini. - Cosa ci fai, qui, Lockett? Sei
impazzito? - Era di guardia alla porta, aveva udito Cody arrivare in moto
e poi parlare a qualcuno.
Cody si liber il braccio. - Sono venuto a vedere Jurado. - Non preci-
s quale. - Dicevo a Crowfield che fa meglio a trovarsi un riparo. - Ac-
cenn alla parte opposta della via.
Zorro guard. - Crowfield? Dov'?
- Proprio l! - Cody indic con la mano... e si rese conto di puntare il
dito su di uno spazio vuoto. La figura era scomparsa. - Era fermo proprio
l, nel cortile - soggiunse. Guard su e gi per la via, ma il fumo aveva
inghiottito Sonny Crowfield. - Giuro che era lui! Cio... sembrava lui.
Lo stesso pensiero colp tutt'e due i ragazzi. Zorro risal un paio di gra-
dini, con occhi spiritati che saettavano da tutte le parti. - Vieni - disse.
Cody si affrett a seguirlo.
La chiesa era piena di gente, seduta sui banchi e nei passaggi laterali.
Padre LaPrado e alcuni volontari cercavano di tenere tutti tranquilli, ma,
tra il mormorio confuso di voci spaventate e il pianto di bambini, pareva
d'essere in un manicomio. Cody calcol che ci fossero almeno duecento
persone di Bordertown, pi quelle in altre parti dell'edificio. Davanti all'al-
tare era sistemato un tavolo con bicchieri di carta, bottiglie d'acqua, panini,
ciambelle e altra roba presa dalla cucina della canonica. Decine di candele
mandavano una luce giallastra. Alcuni avevano portato qualche lampada a
cherosene e qualche torcia a pila.
Cody percorse un paio di metri, ma fu subito bloccato e spinto indietro
da una mano contro il petto dolorante. Len Penna Rossa, un ragazzo apa-
che grosso quasi quanto Tank, ringhi: - Smamma, amico. Subito!
Anche un altro ragazzo, a fianco di Cody, gli diede uno spintone; ai pri-
mi segni di trambusto, tre Rattlesnakes si aprirono la strada verso l'ingres-
so della chiesa. Al secondo spintone di Penna Rossa, Cody and a sbattere
contro la parete. - Botte! Botte! - inizi a gridare Pequin, saltando avan-
ti e indietro, tutto eccitato.
- Ehi, niente casino! - protest Cody. Ma Penna Rossa continu a
dargli spintoni, facendogli sbattere la schiena contro l'intonaco screpolato.
- Smettetela! Qui dentro non ci sar nessuna zuffa! - Padre LaPrado
giunse rapidamente dal corridoio centrale; Xavier Mendoza si alz dal
banco, dove sedeva con la moglie e lo zio, e tent di prendere le difese di
Cody.
Adesso Cody era circondato da Rattlesnakes che lo schernivano e vocia-
vano. Penna Rossa lo afferr per la maglietta e cerc di strappargliela; col
braccio Cody colp il gomito dell'apache e gli scost la mano. - Niente
zuffe, nella mia chiesa! - vociava il prete; ma il gruppo di Rattlesnakes si
era chiuso attorno a Cody e LaPrado e Mendoza non riuscivano a passare.
Penna Rossa afferr di nuovo la maglietta di Cody e alz il pugno segnato
dalle cicatrici di tante battaglie. Cody si tese, pronto a parare il colpo e a
rispondere con una ginocchiata nelle palle.
- Fermi.
Non fu un grido, ma un ordine autoritario. Il pugno di Penna Rossa si
blocc all'apice della traiettoria e gli occhi scuri pieni di rabbia lanciarono
un rapido sguardo a sinistra. Rick Jurado si apr la strada fra Pequin e Die-
go Montana; per qualche secondo fiss con intensit Cody. - Lascialo
andare - disse.
Penna Rossa diede a Cody ancora uno spintone per buona misura, poi
lasci la presa sulla maglietta e abbass il pugno.
Rick rimase davanti a Cody, senza lasciargli spazio. - Amico, di sicuro
hai passato il segno. Cosa ci fai, qui?
Cody si guard intorno, ma fra tutta quella gente non riusc a scorgere
Miranda, anche perch Rick si spost a bloccargli la visuale. - Ho pensa-
to di venirti a ringraziare per avermi salvato la pelle. Non ci sono leggi in
contrario, no?
- No. Ringraziamenti accettati. Adesso esci.
- Rick, dice d'avere visto Sonny Crowfield qui fuori, dall'altra parte
della strada. - Zorro si fece largo e si ferm accanto a Rick. - Io non
l'ho visto, ma ho pensato... sai... che forse non era pi Sonny.
- Giusto - disse Cody. - Forse  una di quelle cose, come la Cat
Lady. Era fermo di fronte alla chiesa, sembrava che la sorvegliasse.
A Rick l'ipotesi non piacque. - Qualcuno ha visto Sonny Crowfield? -
domand agli altri.
- Io - rispose Pequin. - Un'ora fa. Andava a casa, ha detto.
Rick riflett un istante. Crowfield viveva in una baracca in fondo a Third
Street. Non gli era molto simpatico, ma era pur sempre un Rattler e quindi
un fratello. Tutti gli altri Rattlers, a parte i cinque ricoverati in ospedale,
erano in chiesa o nei dintorni. Rick pens di prendere la macchina, ma a-
veva lasciato la Camaro davanti casa, in Second Street.
- Fuori hai la moto? - domand a Cody.
- S. Perch?
- Facciamo una corsa da Crowfield e vediamo se  a casa.
- Nemmeno per sogno. Me ne stavo andando. - La festa era finita e
Cody si spost verso la porta, ma un gruppo di Rattlers lo blocc.
- Sei venuto qui per far vedere quanto sei coraggioso, no? - disse
Rick. - E forse per un'altra ragione. - Aveva notato le occhiate di Cody
e sapeva chi cercava. Miranda era seduta, con Paloma, in un banco a met
navata. - Hai un debito verso di me. Voglio che lo saldi subito. - Dalla
cintola tolse la .38 e gir il tamburo a qualche centimetro dalla faccia di
Cody. - Te la senti, amico macho?
Cody vide l'altezzosa aria di sfida negli occhi di Rick e sorrise di storto.
- Ho scelta?
- Indietro - disse Rick agli altri. - Lasciatelo andare, se vuole. - I
Rattlers si scostarono e aprirono un passaggio fino alla porta.
Cody se ne fregava altamente di Sonny Crowfield. E non aveva la mi-
nima voglia di un altro incontro con Stinger. Si avvi alla porta... e all'im-
provviso lei era l, ferma proprio alle spalle del fratello. Goccioline di su-
dore le brillavano sul viso, i capelli erano riccioli madidi, segni scuri le
cerchiavano gli occhi, ma era pur sempre una gran pivella. Cody le rivolse
un cenno di saluto, ma lei non rispose. Rick vide il cenno e si gir. Miran-
da disse: - Paloma ha paura. Vuole sapere cosa sta succedendo.
- Stiamo per gettare in strada un mucchio di spazzatura - rispose
Rick. - Tutto a posto.
Miranda torn a guardare Cody. Non aveva mai visto una persona cos
scalcinata e piena di lividi.
- Ciao - la salut Cody. - Ti ricordi di me? - E allora Rick gli
premette contro la guancia la canna della rivoltella e si sporse verso di lui.
- A mia sorella tu non parli - lo ammon, fissandolo negli occhi. -
Nemmeno una parola. Capito?
Cody non gli bad. - Tuo fratello e io andiamo a fare un giretto in mo-
to. - La canna della rivoltella premette con forza maggiore, ma Cody si
limit a sogghignare. Cosa avrebbe fatto, Jurado? Gli avrebbe sparato l
davanti al prete, alla sorella, a Dio e a tutti quanti? - Non staremo via
molto.
- Lascialo in pace, Rick - disse Miranda. - Metti via la pistola.
Nemmeno negli incubi pi folli Rick aveva mai sognato una cosa del
genere: Cody Lockett non solo nel territorio dei Rattlers, ma nella chiesa!
E a chiacchierare con Miranda come se la conoscesse davvero! Si sent
bruciare di rabbia, ma soffoc l'impulso di colpire con un pugno il viso
sogghignante di Cody.
- Rick! - Mendoza riusc a venire avanti. - Cody  a posto! Lascialo
stare!
- Va tutto bene - disse Cody. - Stiamo uscendo. - Alz la mano e
scost il braccio di Rick. Poi, con un'ultima occhiata e un sorriso a Miran-
da, cammin fra le due ali di Rattlesnakes e si sofferm sulla soglia. -
Vieni o non vieni?
- Vengo - rispose Rick. Cody si abbass gli occhialoni e scese i gra-
dini.
Quasi subito Rick, con la .38 di nuovo nella cintura, lo segu. Cody
mont sulla Honda e avvi il motore; Rick si sedette dietro di lui. -
Quando questa storia sar finita - disse, superando il rombo del motore
- ti dar tante di quelle botte da farti rimpiangere che non ti ho lasciato in
quel bu...
Cody acceler; il motore rugg e la ruota anteriore si sollev a mezz'aria.
Rick si aggrapp a lui, mentre la moto scattava avanti.
47
Potenza di fuoco
- Sette minuti - disse Tom: il colonnello aveva domandato quanto
tempo mancava allo scadere dell'ultimatum di Stinger.
Rhodes riport l'attenzione su Daufin. - Sai che Stinger  in grado di
distruggere questa cittadina. E sai che la distrugger, se non ti conse-
gniamo a lui.
- Se la consegniamo - disse Jessie - non ci va di mezzo solo nostra
figlia. Stinger torner dai suoi padroni e parler di noi. Allora verranno qui
con una flotta d'invasione.
- Non posso pensarci adesso! - Col braccio Rhodes si asciug il viso.
L'appartamento era caldo e soffocante; il fumo filtrava dalla finestra soc-
chiusa. - So solo che Stinger vuole Daufin. Se non gliela consegniamo
entro sette minuti, un mucchio di gente morir.
- E tanta altra gente morir, se la consegniamo! - Jessie sent un filo
d'aria e protese la gola.
Dalla finestra, Daufin fissava la foschia. Ecco, l'aveva sentita ancora.
Una gelida corrente d'energia. Sapeva di che cosa si trattava: un raggio di
ricerca emesso dalla nave di Stinger, che sondava la zona per scoprire la
capsula vitale. Adesso era passato e continuava la lenta rotazione per tutta
Inferno. Nella scia del raggio, la pelle ospite di Daufin formicol. La cap-
sula aveva il proprio sistema naturale di difesa, che per breve tempo a-
vrebbe deviato il raggio; ma Daufin aveva sperimentato la tecnologia di
Stinger e sapeva che presto o tardi il raggio avrebbe individuato il bersa-
glio.
- Cosa far, Stinger? Lo sai? - domand Rhodes a Daufin.
Lei scosse la testa. Morte e distruzione si affollarono nel suo cervello;
Daufin vide la capsula chiamata Inferno avvolta dalle fiamme e schiaccia-
ta... se non da Stinger, dalla Casa di Duri. Per un attimo, tra le nubi di fu-
mo vide brillare un tratto del campo di forza, subito nascosto dalla foschia.
Cap che molti innocenti sarebbero morti e che troppi erano gi periti per
causa sua. Rivide le torri della sua stessa citt creparsi e crollare, corpi ma-
ciullati roteare fra le macerie. La stessa brutalit stava per manifestarsi l.
- Devo lasciare questo pianeta - disse Daufin. - Devo tornare a casa.
- E con quale mezzo? - ribatt Rhodes. - Te l'abbiamo detto, la Ter-
ra non ha veicoli interstellari!
- Non  esatto - obiett a bassa voce Daufin, continuando a fissare
verso sudovest, in direzione del deposito di Mack Cade.
- Sai qualcosa di cui sono all'oscuro?
- Sulla Terra c' un veicolo interstellare. - Gli occhi le brillarono co-
me se avesse la febbre. - La nave di Stinger.
- E allora?
- Prender la nave di Stinger. Torner a casa con quella.
Mentre dalle labbra della bambina usciva una voce di guerriero, Cody
accost la moto al marciapiede, seguendo le indicazioni di Rick. Sonny
Crowfield viveva da solo in una baracca d'assicelle, al limitare del deposito
di Cade; Cody entr nel cortile disseminato di rifiuti e si ferm, puntando
il faro contro la porta d'ingresso, chiusa. La veranda della baracca pendeva
da una parte, le finestre erano sfondate, la casa pareva abbandonata... co-
me, del resto, tutte le case della Third Street. Cody spense il motore ma
non il faro. Rick scese, tolse dalla cintura la .38 e si avvicin ai tre gradini
di cenere pressata. Solo allora si accorse che Cody non l'aveva seguito.
- Avevo detto che ti avrei accompagnato - spieg Cody. - Non che
sarei entrato.
- Muchas gracias. - Rick tolse la sicura e sal i gradini. Con la canna
buss alla porta. - Ehi, Crowfield! Sono Rick, Rick Jurado!
Nessuno venne ad aprire. Sul sellino della moto Cody cambi posizione,
a disagio, e si guard intorno. La piramide si ergeva alla sua destra; nel
buio ne scorgeva il profilo vago, bagnato di luce violacea.
- Rispondi, Sonny! - chiam Rick. Buss col pugno; la porta cadde
all'interno, con un gemito di legno rotto, e rimase appesa a un solo cardine.
Rick balz indietro e Cody afferr la mazza chiodata.
- Non credo che sia in casa - disse.
Rick scrut all'interno, ma non vide niente. - Hai un accendino?
- Lascia perdere, amico! Crowfield  andato!
- Ce l'hai o no?
Cody sbuff e tolse di tasca lo Zippo. Lo lanci a Rick, che lo prese al
volo, lo accese e si mosse per varcare la soglia.
- Occhio a dove metti i piedi! - lo avvert Cody. - Non ho nessuna
voglia di tirarti su con una corda!
- Il pavimento dell'ingresso c' ancora - rispose Rick. Entr. La ba-
racca mandava un puzzo di cimitero. La fiamma dell'accendino mostr a
Rick la ragione: dalle pareti piene di fessure pendevano scheletri. Le ossa
erano appartenute ad avvoltoi, armadilli, coyote e serpenti; erano dapper-
tutto. Rick pass nel corridoio, dove scheletri di pipistrelli e di civette pen-
devano da fili di ferro. Aveva sentito parlare da Pequin della "collezione"
di Crowfield, ma non era mai stato a casa di quest'ultimo ed era lieto di
non averlo fatto prima. Arriv a una stanza che si apriva sul corridoio e
spinse l'accendino nel vano della porta.
- Merda - mormor. Quasi tutto il pavimento era crollato nel buio.
Si accost con prudenza al bordo di assi spezzate e guard in basso. Non
vide il fondo, ma la luce brill su un oggetto che giaceva poco lontano alla
sua sinistra, contro lo zoccolo della parete. Rick allung la mano e trov
un proiettile incamiciato di rame. E ce n'erano altri, una decina, dall'altra
parte del buco. Se Crowfield aveva i proiettili, senz'altro aveva anche una
rivoltella. A portata di mano c'era un armadio e Rick lo apr.
L'accendino cominciava a scottargli le dita, ma la fiammella rivel un'al-
tra collezione di Crowfield: nell'armadio, fra scheletri montati parzialmen-
te e sacchetti di plastica pieni d'ossa assortite, c'erano due carabine, quattro
scatole di munizioni, una .45 arrugginita, una cassetta di bottiglie di Coca-
Cola vuote e due lattine rosse. Rick colse il puzzo di benzina. Quel figlio
di puttana aveva in casa un arsenale. C'erano anche altri pezzi: una baio-
netta, un paio di coltelli da caccia, alcune di quelle lame a stella usate dai
ninja e un telo mimetico. Rick sollev il telo e vide una cassetta di legno.
Si chin per guardare meglio. Lettere sbiadite, un tempo rosse, avvertiva-
no: PERICOLO! ESPLOSIVI! PROPRIET DELLA COMPAGNIA MI-
NERARIA PRESTON.
Rick sollev il coperchio... e subito tir indietro l'accendino.
Dentro la cassetta, sopra fogli di carta oleata, c'erano cinque bastoncini
color giallo mostarda, lunghi circa venti centimetri. I candelotti di dinamite
avevano micce di varia lunghezza, da dieci a trenta centimetri. Un paio e-
rano bruciacchiati come salsicce rimaste troppo sulla griglia e Rick imma-
gin che avessero fatto cilecca al primo tentativo. Come fossero finiti l,
non riusciva a figurarselo, ma era chiaro che Sonny Crowfield progettava
di scatenare una vera guerra, forse contro i Renegades... oppure contava di
prendere il comando dei Rattlesnakes. Rick guard di nuovo le bottiglie di
Coca-Cola e le latte di benzina. Con quelle era facile confezionare una mo-
lotov, pens; era facile dare fuoco a un paio di case e lasciare che la colpa
ricadesse sui 'Gades, in modo da scatenare una guerra in cui venisse utile
tutta quella potenza di fuoco.
- Figlio di puttana - disse Rick. Lasci ricadere il coperchio e si alz.
Un sacchetto di plastica si rovesci e sparpagli per terra ossa di ratto.
Fuori, Cody sent un formicolio alla nuca... e in un attimo cap di avere
qualcuno alle spalle. Gir la testa a guardare.
Sonny Crowfield era fermo sul marciapiede; aveva occhi simili a pietre
nere e privi di vita, la bocca ridotta a una sottile linea grigiastra, la faccia
umida e cerea. - Ti conosco - disse. La voce parve una registrazione di-
storta e rallentata d quella del vero Crowfield. - Per colpa tua ho sentito
dolore, amico. - La creatura avanz d'un passo. Sorrise, mettendo in mo-
stra file di denti aghiformi. - Voglio farti vedere una cosa davvero carina.
Ti piacer. - Allung la mano dalle unghie metalliche.
Cody pest sul pedale d'avviamento. Il motore strepito, scoppiett, ma
non s'accese.
La mano scivol verso di lui. - Su, amico. Voglio mostrarti cos'ho fat-
to.
Cody pest ancora, con tutte le sue forze. Il motore toss e si accese.
Mentre le dita di Sonny stavano per stringersi su di lui, Cody diede gas e
scatt su per i gradini, dentro la casa.
Il faro illumin in pieno Rick, che in quel momento usciva dal corridoio.
Rick si appiatt contro la parete; uno scheletro di coyote si stacc dai ganci
e cadde per terra. - Che diavolo combini? - grid Rick, mentre Cody
fermava la moto a un pelo da lui.
- Salta su! Presto!
- E perch? - Rick pens che Cody desse i numeri... e poi vide la fi-
gura dai capelli lunghi e neri che occupava il vano della porta.
- Il tempo  scaduto - disse Stinger, con la voce artefatta di Sonny
Crowfield.
Rick alz la .38 e spar due colpi che lo assordarono. Tutt'e due i proiet-
tili colpirono al petto la creatura, che mand un grugnito, barcoll e arretr
d'un passo; poi si raddrizz e come una furia varc la soglia.
- Salta su! - ordin Cody. Rick balz sul sellino. Cody spinse nel cor-
ridoio la moto e acceler. Sulla loro testa dondolarono scheletri di volatili
appesi col fil di ferro al soffitto. Dal corridoio la Honda emerse in un cuci-
nino; Cody sband per fermarsi sul linoleum giallo e sporco. Mosse il ma-
nubrio e col faro cerc una via d'uscita. - Dov' la porta posteriore? -
grid; ma tutt'e due videro che non c'era nessuna porta e l'unica finestra del
cucinino era chiusa da assi.
- Il tempo  scaduto! Non hanno ubbidito! - s'infuri Stinger, nel buio
fra il cucinino e l'unica porta della casa. - Ora schiaccio un po' di scara-
faggi! - Segu il tonfo di stivali militari lungo il corridoio. - Vi mostrer
la mia creazione. Sar qui da un momento all'altro!
Cody spense il faro e l'oscurit fu completa.
- Sei pazzo? Tienilo acceso! - protest Rick; ma Cody girava gi la
moto in modo da puntare al corridoio.
- Reggiti forte - disse. Mand su di giri il motore, che rispose con un
rombo rauco. - Voglio andargli addosso, prima che il bastardo si accorga
di cosa lo colpisce. Se cadi, sei morto. Chiaro?
- Chiaro. - Con un braccio Rick si afferr alla cintola di Cody, ma
tenne il dito sul grilletto della .38.
Il rumore di stivali era a met corridoio. Si udirono altri rumori, prodotti
dagli scheletri che la creatura sfiorava con testa e spalle.
Ancora tre passi, pens Cody. Doveva urtarlo e tirare dritto. Aveva le
mani sudate e il cuore che gli batteva come un tamburo dei Beastie Boys.
Ancora un passo.
Eccolo! Il mostro era quasi in cucina. Cody mand su di giri il motore
fino a farlo urlare e lasci i freni.
La gomma posteriore gir sul linoleum e provoc un puzzo di plastica
bruciata. Ma subito la moto s'impenn e schizz in avanti in equilibrio sul-
la ruota posteriore. Rick si aggrapp a Cody e quest'ultimo accese il faro.
Stinger era proprio l, incorniciato nel vano. La faccia grigia e umida si
contrasse, colpita dalla luce; i globi oculari emisero fumo e rientrarono
nelle orbite. Un ruggito di dolore scosse le pareti. Le mani di Stinger si al-
zarono a proteggere gli occhi; il corpo gi si arricciava e la spina dorsale si
gonfiava per la pressione interna della coda munita di punte.
La ruota anteriore colp in piena faccia la creatura; la moto continu la
corsa sul corpo di Crowfield, come se volesse aprirsi una via d'uscita.
Crowfield cadde a terra. La moto trem, sband sul fianco, rimbalz con-
tro la parete; la lampadina del faro scoppi. Rick fu sollevato dal sellino e
quasi perdette la presa, mentre una cosa che non aveva pi forma umana si
dibatteva pazzamente sotto la moto.
Ma ormai la strada era aperta: Cody acceler, varc la porta d'ingresso,
scese i gradini della veranda. Percorsero il cortile sollevando uno schizzo
di sabbia; Cody lott per girare le moto... e davanti a loro l'asfalto della
Third Street, all'angolo del deposito di Cade, cominci a creparsi e a gon-
fiarsi. Una figura emergeva nella via. Cody riusc a tenere sotto controllo
la moto e la blocc a tre metri dal nuovo orrore.
- Eccola qui! - gracchi il simulacro ingobbito, agitando la coda e
scivolando gi dai gradini della casa di Crowfield. - Ora schiaccio
tuuuuutti gli scarafaggi!
- Scappa! - grid Rick. Cody non se lo fece ripetere. Non sapeva che
genere di mostro sbucasse dal terreno, ma non aveva alcuna voglia di
guardarlo da vicino. Diede gas e la moto saett verso est. Dietro di loro,
nella Third Street si apr un crepaccio e la nuova creazione di Stinger stri-
sci all'aperto.
48
L'eroe di Nasty
Mentre percorreva Celeste Street, Ray vide davanti a s la propria ombra
proiettata da un singolo faro e si gir ad agitare le braccia per chiedere un
passaggio. Il veicolo era il camioncino di Tank, che rallent e si ferm da-
vanti a Ray.
Al volante, con il viso illuminato dalle luci del cruscotto, c'era proprio
Tank; accanto a lui sedeva Nasty. Tank sporse dal finestrino la testa come
sempre coperta dal casco. - Vai al fortino?
- No, a casa.
- I tuoi sono l, come gran parte degli altri. Anche tua sorella.
- Stevie? L'hanno trovata?
- Non proprio Stevie - intervenne Nasty. - Salta su, stiamo tornando
al fortino. - Apr la portiera e Ray si sedette accanto a lei. Tank innest la
prima e svolt a sinistra in Travis Street. Le gomme sobbalzarono sulle
crepe dell'asfalto. Tank, cupo, fissava avanti, cercando col faro rimasto di
penetrare il fumo. Era andato a cercare i genitori, nella casa di Circle Back
Street; aveva trovato l'edificio inclinato sulle fondamenta e nel pavimento
del salotto un buco tanto largo da farci passare un trattore. Non c'era segno
di sua madre e di suo padre, ma sulle pareti e sul tappeto c'erano scie di
una sostanza mucillaginosa.
- Probabilmente stanno bene - ripet Nasty per la quarta volta. - Sa-
ranno andati a casa di qualche vicino.
Tank grugn. Avevano controllato le altre quattro case di Circle Back
Street; in tre di esse non aveva risposto nessuno, dalla quarta era uscito il
vecchio Shipley, con una doppietta in pugno. - Pu darsi - rispose; ma
non credeva che fossero usciti vivi dalla casa.
Ray cambi posizione. Il calore della coscia di Nasty gli bruciava la
gamba. Era il momento meno adatto per avere un'erezione: ovviamente,
appena ci pens, quel processo miracoloso e inarrestabile ebbe inizio.
Nasty gli diede un'occhiata, col viso solo a qualche centimetro dal suo, e
Ray pens che gli avesse letto nella mente. Forse perch erano a contatto:
se si fosse scostato, lei non gli avrebbe pi letto nel pensiero; ma, in tre,
nella cabina puzzolente di grasso non c'era spazio per muoversi.
- Sembri diverso, senza occhiali - decise Nasty.
Ray si strinse nelle spalle. Non pot fare a meno di notare come i seni di
Nasty premevano contro la stoffa sottile della T-shirt bagnata di sudore.
Intravedeva i capezzoli e lo spettacolo non lo aiutava certamente.
- Non tanto diverso - rispose.
- S, invece. Pi vecchio.
- Forse mi sento pi vecchio, tutto qui.
- Diavolo, tutti quanti ci sentiamo pi vecchi - disse Tank. - Mi pa-
re gi d'avere novanta maledetti... - Sent vibrare il camioncino, tremare
il volante. Si sporse, perch aveva scorto qualcosa nel fumo: non sapeva
bene cosa, ma si era sentito balzare il cuore in gola.
- Cos'? - disse Nasty, con voce stridula e allarmata.
Tank scosse la testa e inizi a premere il pedale del freno.
E proprio allora, a meno di cinque metri dal camioncino, l'asfalto di Tra-
vis Street si gonfi e si sollev come un'onda grigia. Una cosa enorme si
muoveva appena sotto la superficie, come se nuotasse nel terreno; il mo-
vimento sollev il camioncino sulla cresta d'onda, fra pezzi sconnessi d'a-
sfalto.
Nasty strill e si afferr al cruscotto; Ray si aggrapp alla maniglia della
portiera. Il camioncino pieg bruscamente verso il basso e scivol sull'on-
da d'asfalto verso un mare di crepe. Qualcosa si alz da una fenditura e fu
illuminata dal faro: una spira serpentina larga quanto il veicolo, coperta di
scaglie chiazzate di grigio verdastro.
Poi la spira si abbass, mentre la creatura si tuffava in profondit e spu-
tacchiava uno schizzo di terriccio e di sabbia, simile al soffio d'una balena.
Il camioncino si gir di traverso e il volante salt via dalle mani di Tank.
Sotto le ruote, l'asfalto si apr a formare una voragine. Mentre Tank spa-
lancava la portiera e cercava di saltare gi, il camioncino urt il bordo fra-
stagliato del marciapiede, si pieg a sinistra e cadde addosso al ragazzo.
Tank non emise suono, ma Ray ud lo schianto del casco fracassato. Il ca-
mioncino continu a scivolare in avanti, mentre l'asfalto si assestava, e
spiaccic il corpo di Tank. Il cofano scivol in un crepaccio che subito si
chiuse come le fauci d'uno squalo. Il metallo gemette e si accartocci, scin-
tille schizzarono dai bordi, le fiamme iniziarono a lambire il cofano.
Il tutto era avvenuto in cinque, sei secondi. Ray batt le palpebre, sent
puzzo d'olio e vernice bruciati, ud il gemito di Nasty, rimasta ferita. La
ragazza giaceva sotto di lui, met sul sedile e met fuori. La terra tremava
ancora, nella scia della mostruosa creatura; un gemito di lamiere rivel che
il camioncino sprofondava sempre pi nel crepaccio. Nel motore ci fu uno
scoppio e lingue di fiamma si protesero verso il parabrezza fracassato. Ray
sent in faccia un calore terribile e cap che, se fossero rimasti l, sarebbero
bruciati vivi. Il camioncino sprofond di altri dieci centimetri. Ray si tir
verso la portiera e con la forza della disperazione la spalanc; si aggrapp
all'intelaiatura e tese la mano a Nasty. - Su, forza, vieni fuori!
Nasty alz la testa a guardarlo; dalle narici le colava sangue. Quando il
camioncino si era ribaltato, di sicuro aveva battuto la testa contro il cru-
scotto. Si teneva abbracciata al volante. Il camioncino sobbalz e scivol
di altri cinque centimetri. Ora il calore era terrificante. - Dammi la mano!
- grid Ray.
Nasty stacc dal volante le dita della destra, si pul il naso, fiss il san-
gue. Emise un verso che era una via di mezzo fra una risatina e un gemito.
Ray si protese e l'afferr per il polso. La stratton con forza. - Dobbiamo
uscire di qui!
Nasty sprec secondi preziosi a capire che le fiamme entravano dal pa-
rabrezza e che Ray cercava d'aiutarla. Lasci la presa sul volante e si spin-
se in su, col cranio che le pulsava per il colpo in fronte. Ray la tir fuori
della cabina e caddero insieme sull'asfalto pieno di crepe. Nasty giacque
inerte, ma Ray scatt in piedi e la tir per farla alzare. - Forza! Non pos-
siamo restare qui!
- Tank - disse lei, con voce strascicata e incerta. - Dov' Tank? Era
qui un attimo fa.
- Tank  andato. Forza! Tirati su! - Riusc a farla alzare e lei, per
quanto fosse una spanna pi alta, gli si appoggi contro la spalla. Ray si
guard intorno, con occhi che bruciavano per il fumo. Travis Street - quan-
to meno, la piccola parte visibile - era diventata un campo di battaglia pie-
no di creste e di burroni. Quella creatura, qualsiasi cosa fosse, aveva piega-
to l'asfalto e l'aveva spaccato come letto di fiume in secca.
Le fiamme si alzavano intorno al camioncino. A Ray non piaceva l'idea
di stare cos vicino ai resti del veicolo: il serbatoio poteva esplodere, o il
chiarore delle fiamme poteva attirare la creatura che era passata sotto la
via. In ogni caso, aveva una voglia matta di trovare un rifugio. Tir Nasty
dalla parte opposta della via, attento alle crepe, alcune larghe anche quin-
dici centimetri.
- Tank dov' finito? - domand Nasty. - Guidava lui, no?
- S.  andato avanti - riusc a rispondere Ray. Dal buio sbucarono i
contorni di una casa e Ray guid Nasty in quella direzione. Non sapeva
quanto fosse lontano il fortino, ma era sicuro che non avevano oltrepassato
l'incrocio fra Sombra e Travis Street, che si trovava a un buon centinaio di
metri dal parcheggio del condominio. Stava per salire i gradini della ve-
randa, quando sent la terra tremare: la creatura era passata nelle vicinanze.
Dalla via parallela provenne lo schianto di una casa scalzata dalle fonda-
menta.
Salirono i gradini. La porta era chiusa a chiave, ma la prima finestra era
senza vetri. Ray allung la mano all'interno, tolse il chiavistello e alz il
telaio; scivol per primo nella casa, poi aiut Nasty. La ragazza inciamp,
ormai esausta, e cadde di peso; tutt'e due finirono a gambe levate sul pa-
vimento di legno duro.
Nasty gli ansimava all'orecchio. In qualsiasi altro momento, si disse
Ray, sarebbe stata una fantasia erotica divenuta realt... ma non riusciva a
concentrarsi sul sesso, anche se il corpo di Nasty era modellato contro il
suo e i seni gli premevano il petto. Dio ha proprio un bel senso dell'umori-
smo, pens.
Le giunture della casa scricchiolarono. Il pavimento rull come una lenta
ondata e sulle pareti si aprirono crepe. Lungo Travis Street, le case gemet-
tero, mentre la creatura procedeva sotto di esse; Ray ud lo schianto di tra-
vi spezzate per il crollo di un edificio a un paio di case di distanza.
Nasty, la ragazza dura come il cemento, nota per avere bevuto sputi di
tabacco da masticare, tremava. Ray le circond le spalle. - Andr tutto
bene - le disse. La voce non trem molto e lui ne fu sorpreso. - Ti pro-
teggo io.
Nasty sollev la testa e lo guard faccia a faccia; aveva occhi terrorizzati
e intontiti, ma sulle labbra una sinistra traccia di sorriso. - Il mio eroe -
disse. Pos la testa sulla spalla di Ray e rimasero l distesi, mentre nel buio
Inferno andava a pezzi.
Cody ferm la moto davanti alla chiesa cattolica e Rick balz a terra. Si
guard indietro lungo First Street, ma nella foschia non vide niente. Ormai
la mostruosa creatura era certo sprofondata di nuovo nel terreno e proba-
bilmente si dirigeva da quella parte. Zorro, Pequin e Diego Montana, che
aspettavano sulla soglia il ritorno di Rick, scesero i gradini. Cody smont
dalla Honda, guard la chiesa e cap che i poveracci ammassati l dentro
non avrebbero avuto alcuna probabilit di salvezza. Se la luce elettrica fa-
ceva male a Stinger - e la reazione del mostro, nella casa di Crowfield,
confermava le parole di Daufin - allora c'era un solo posto sicuro.
- Dobbiamo fare uscire la gente di l, prima che quello arrivi! - disse
a Rick. - Non abbiamo molto tempo!
- Farli uscire! E dove li portiamo?
- Al di l del ponte. Al fortino. - Tutti lo fissarono a bocca aperta,
come se fosse impazzito. - Lasciamo perdere le stronzate delle bande -
prosegu Cody e gli parve che quella frase gli lacerasse una vecchia pelle
che gli diventava sempre pi stretta. Vide che intorno alla chiesa era par-
cheggiato un buon numero di furgoni e di auto, su entrambi i lati della via;
per la maggior parte macinini arrugginiti, ma ciascuno poteva portare cin-
que, sei persone. - Facciamo salire tutti sulle macchine, pi in fretta pos-
sibile - disse. - Il fortino  l'unico posto dove Stinger non entrer, per-
ch c' luce elettrica!
Rick aveva dei dubbi, ma il condominio era un edificio molto pi solido
della chiesa. Si decise in fretta. - Diego, dove hai la macchina? - Il ra-
gazzo indic una Impala marrone, macchiata di ruggine, dall'altra parte
della via. - Vai avanti cinquanta metri - prosegu Rick, indicando l'o-
vest. - Pequin, accompagnalo. Tenete i fari accesi e se vedete qualcosa
arrivare, muovete il culo e tornate subito qui.
Diego corse alla macchina e Pequin apr bocca per protestare, ma poi
ubbid all'ordine, come un bravo soldatino.
- Zorro, raduna i Rattlers. Spiega dove andiamo e perch abbiamo bi-
sogno di tutte le macchine disponibili. Ogni macchina dei Rattlers de-
v'essere carica. Vai!
Zorro risal di corsa i gradini della chiesa. Rick si gir verso Cody. -
Tu... - Esit, rendendosi conto di parlare al nemico come se fosse an-
ch'esso un Rattler. Si corresse. - Ora cerco padre LaPrado e faccio uscire
tutti. Mi farebbe comodo un altro esploratore.
Cody annu. - Credo di s. Anche a me farebbe comodo la rivoltella
che hai alla cintura.
Rick gliela diede, reggendola per la canna. - Ci sono soltanto quattro
colpi. Non fare John Wayne, se lo vedi. Torna qui tutto d'un pezzo.
- Ti piace dare ordini, eh? - rispose Cody. Pest sul pedale d'av-
viamento e il motore ancora caldo si accese immediatamente. Cody sorri-
se, ironico. - Stai solo attento alla tua sorellina. Io torner di sicuro. -
Con la Honda descrisse uno stretto cerchio e scatt verso ovest lungo First
Street. Rick sal di corsa i gradini ed entr in chiesa.
L'auto di Diego Montana procedeva ad andatura ridotta e Cody la super
in tromba a quaranta metri dalla chiesa; sterz nel cono di luce dei fari, ma
fu costretto a rallentare, quando la Impala si ferm e lui si trov pi avanti
della zona illuminata. Il bagliore sfumato di viola si chiuse intorno a lui.
Cody si accost al marciapiede e aspett che gli occhi si adattassero alla
semioscurit.
Nella chiesa, Rick aveva convinto padre LaPrado che c'era pochissimo
tempo per evacuare quasi trecento persone. Il difficile era evitare il panico,
ma non potevano perdere in discussioni minuti preziosi. Padre LaPrado si
rivolse ai fedeli e, con voce rigida come cuoio tuffato in acqua salata, spie-
g che tutti dovevano andare via in fretta: quello che ciascuno aveva porta-
to con s - cuscini, vestiti, cibo, effetti personali - sarebbe rimasto l. Prima
avrebbero liberato i passaggi, poi si sarebbero spostati, banco dopo banco,
a cominciare dal fondo. Chi aveva la macchina o il camion, doveva andare
al proprio automezzo e aspettare che fosse pieno, prima di partire. Si sa-
rebbero rifugiati nel condominio in fondo a Travis Street.
L'evacuazione inizi e automezzi carichi di abitanti di Bordertown co-
minciarono ad attraversare il ponte sullo Snake River.
Cento metri a ovest, Cody svolt in un vicolo polveroso e sbuc in Se-
cond Street. Spense il motore e prosegu per inerzia, con l'orecchio teso.
Udiva il rumore delle auto dirette a Inferno. Case buie si alzavano nel fu-
mo, da nessuna parte si vedeva una luce. Gi verso Third Street un paio di
cani ululava. Cody spinse la Honda sul marciapiede e poi nel passaggio tra
due case; l si ferm di nuovo ad ascoltare. Il battito del cuore gli tambu-
reggiava nelle orecchie. Spinse avanti la moto, usc dal passaggio fra le ca-
se... e rimase di pietra nel vedere davanti a s, a meno di tre metri, una co-
sa informe. Nemmeno quella si mosse. Cody aveva paura di respirare.
Lentamente estrasse la .38 e col pollice tolse la sicura. La cosa continu a
restare immobile. Cody avanz d'un passo, il dito sul grilletto: solo allora
s'accorse di puntare la rivoltella contro una macchina per lavare abbando-
nata nel cortile.
Quasi scoppi a ridere: che magnifico John Wayne! Fu lieto che nessun
'Gade fosse l a vedere la scena, altrimenti la sua reputazione sarebbe scesa
pi in basso d'una pisciata di formica. Stava per riporre la .38, quando ud
un rumore lento e raschiante. Si tese, immobile. Il rumore si ripet - metal-
lo contro asfalto, pareva - ma Cody non cap da dove provenisse. Davanti a
lui, dalla Third Street, o dietro di lui, dalla Second? Cody si mise carponi e
strisci al riparo nello spazio fra le case; l si ferm e tent di stabilire la
provenienza del rumore.
La foschia giocava brutti scherzi: il rumore un momento era pi avanti,
il momento dopo era pi indietro. Non poteva dire con certezza se avanza-
va verso di lui o s'allontanava; e il fatto di non saperlo gli torceva le visce-
re. Qualsiasi cosa fosse, pareva uno che imparasse solo allora a camminare
e strascicasse i piedi... o artigli. L'aspetto positivo era che si muoveva con
lentezza e goffaggine; l'aspetto negativo, che pareva pesante.
Cody scorse un movimento nel buio: sulla Second Street, una sagoma
passava davanti al suo nascondiglio. Stavolta non era una maledetta lava-
trice. Il figlio di puttana era grosso e vivo e provocava un rumore di lame
di rasoio strusciate sull'ardesia. Si muoveva fra turbini di foschia e conti-
nu a procedere inesorabilmente in direzione della chiesa.
Cody gli concesse dieci secondi di vantaggio; poi si alz, and alla moto
e accese il motore, che nello spazio ristretto rugg come una bolgia. Spinse
la Honda verso la Third Street, vide dei panni sventolare da una corda, si
chin appena in tempo per non lasciarci la testa. Con un gemito di gomme
svolt a sinistra nella Third e saett verso est fino a Republica Road. Poi
punt dritto sull'incrocio con la First, dove le macchine giravano verso il
ponte. Svolt ancora a sinistra, evit destramente un camioncino pieno di
gente, e corse a zigzag tra i profughi, fino ai gradini della chiesa.
Dentro, Mendoza aiutava Paloma Jurado a percorrere il passaggio cen-
trale. Pi di cento persone erano gi partite e gli automezzi avevano aspet-
tato d'essere carichi, prima di muoversi. Ma ormai rimanevano solo due
auto e il camioncino di Mendoza: molta gente avrebbe dovuto andare a
piedi.
- Prendi con te mia nonna - disse Rick a Mendoza. Si guard intorno,
vide un'altra ventina di anziani che non ce l'avrebbero fatta, senza un mez-
zo di trasporto. La sua Camaro era ancora parcheggiata in Second Street e
non c'era tempo d'andare a prenderla. - Tu vai con loro - disse a Miran-
da, indicando Mendoza.
La ragazza aveva gi afferrato la situazione. - Non c' posto anche per
me.
- Un buco lo trovi! Vai!
- E tu?
- Mi arranger. Vai, bada a Paloma!
Miranda stava per seguire Mendoza e la nonna, quando arriv Cody Lo-
ckett. Il ragazzo le rivolse una rapida occhiata, col viso grigio di polvere, a
parte la zona intorno agli occhi, protetta dagli occhialoni; poi guard Rick.
Miranda not che la boria e la spavalderia di Cody erano sparite.
- Punta da questa parte - disse Cody. - L'ho visto in Second Street.
Non posso descriverlo, so solo che  enorme!
Rick vide Mendoza guidare Paloma fuori della porta, insieme con altri
anziani. In un paio di minuti il camioncino si sarebbe riempito. - T'ho
detto di andare! - ripet, brusco, a Miranda.
- Resto con te.
- Col cavolo! Sbrigati! - La prese per il braccio, ma lei, testarda, si li-
ber.
- Ecco che ti rimetti a sputare ordini - disse Cody.
- Tu chiudi il becco! - Rick si guard intorno, per cercare un Rattler
che lo aiutasse, ma tutti i suoi erano gi andati via. Padre LaPrado spinge-
va fuori della chiesa l'ultima trentina di persone. Un clacson prese a suona-
re in lontananza e divenne sempre pi rumoroso. Rick cap che Diego e
Pequin avevano scorto qualcosa e tornavano di corsa. Usc in fretta sui
gradini, con Cody e Miranda alle calcagna.
La Impala si era fermata accanto al marciapiede e gi la gente vi si am-
massava. Altri si erano messi a correre e puntavano a nord, verso la riva
del fiume. Pequin scese dalla macchina proprio mentre Rick arrivava in
strada. - Abbiamo visto qualcosa! - disse. Con mano tremante indic
l'ovest. - Laggi, a una trentina di metri!
- Cos'era? - domand Cody.
Pequin scosse la testa. - Non lo so. Abbiamo solo visto una cosa che si
muoveva laggi e abbiamo alzato il culo! Viene da questa parte!
- Rick, sono pronto a partire! - Mendoza era al volante del ca-
mioncino, con sua moglie e Paloma in cabina accanto a lui. Altre otto per-
sone erano ammassate sul pianale. - Porta qui tua sorella!
Prima che Rick aprisse bocca, Miranda dichiar: - Me ne vado quando
te ne vai tu.
Rick guard a ovest, nella foschia, poi Mendoza. Il tempo volava via e la
creatura mostruosa si avvicinava. - Parti! - disse. - Miranda la porto
io! - Mendoza annu, agit il braccio e part verso il ponte. La macchina
di Diego era piena da strisciare sull'asfalto; anche l'ultima auto era carica.
Pi di ottanta persone andavano a piedi. Diego ingran la retromarcia e la
Impala schizz via, scagliando scintille dalla marmitta penzolante. - A-
spettami, bastardo! - grid Pequin, correndo dietro alla macchina.
- Ehi, Jurado - disse piano Cody. - Abbiamo compagnia.
Una creatura mostruosa si avvicinava fra turbini di foschia, con un ra-
schiare di metallo sul cemento. L'ultima auto, con otto persone ammassate
all'interno e un paio aggrappate alle portiere, ebbe un ritorno di fiamma e
si allontan.
La figura sbuc dal fumo e traballando avanz nella luce di candela che
filtrava dalle finestre della chiesa.
49
Il giocattolo nuovo di Stinger
Rick non riusc a trattenere una risata: tanta fretta per far evacuare la
chiesa... e dalle tenebre era uscito un cavallo. Un palomino. Largo di spalla
e muscoloso, ma pur sempre un cavallo. L'animale mosse goffamente an-
cora un passo e si ferm, ondeggiando come se avesse bevuto acqua cor-
retta whisky.
- Un cavallo sbronzo! - disse Rick. - Ce la facciamo addosso per
paura d'un cavallo sbronzo! - L'animale era certo scappato da una fattoria
o da un ranch. Non era uscito di sicuro da quel buco nella via. Almeno a-
desso lui e Miranda non erano costretti ad andare a piedi. Il cavallo si limi-
tava a fissarli. Rick pens che forse era ancora sorpreso per l'improvvisa
libert. Si mosse verso l'animale, a mano tesa. - Calma, bello, cal...
- No! - Cody lo afferr per il braccio. Rick si blocc a meno di tre
metri dall'animale.
Il cavallo dilat le froge. Gett indietro la testa, mostrando i muscoli tesi
del collo, e dalla bocca emise un suono che era una via di mezzo fra un ni-
trito e un sibilo di macchina a vapore.
Rick vide il particolare notato da Cody: al posto degli zoccoli, il cavallo
aveva artigli argentei... artigli da rettile.
Rimase di sasso. Gli occhi infossati della creatura si spostarono da Cody
a Rick e viceversa... e poi la bocca si spalanc, file di denti aghiformi bril-
larono nella fioca luce, la spina dorsale cominci ad allungarsi con scric-
chiolio di ossa che si rompevano e si riformavano.
Cody arretr e urt Miranda. La ragazza gli si afferr alla spalla. Dietro
di lei, le ultime persone a uscire dalla chiesa, una decina, videro il mo-
struoso animale e si sparpagliarono. Tranne una, che si ferm nel vano del-
la porta e drizz la schiena, rigida come un palo di ferro; poi trasse un re-
spiro profondo e scese con decisione i gradini.
Il corpo della creatura continu ad allungarsi. I muscoli si tesero e si
gonfiarono. Una colorazione scura si diffuse sulla pelle dorata. Le ossa del
cranio scoppiettarono col fragore di colpi di pistola e iniziarono a cambiare
forma.
Rick si ritrasse sul marciapiede. Era terrorizzato, ma non riusciva a dar-
sela a gambe. Il mostro che prendeva forma davanti a lui lo affascinava
come un'allucinazione, un incubo nato dalla febbre. La testa si appiattiva,
la mascella inferiore penzolava, bava grigiastra colava dagli angoli della
bocca.
La spina dorsale s'inarc, il corpo intero si ingobb e, con rumore di car-
ne lacerata, una coda nera, massiccia e segmentata, si srotol dalla base
della colonna vertebrale. Un micidiale grappolo di punte metalliche lunghe
una trentina di centimetri spunt dal rigonfiamento terminale della coda.
Il mostro, a zampe allargate come un granchio, aveva raddoppiato la
propria lunghezza. E ora dai fianchi gli spuntavano altre zampe pi sottili,
ciascuna munita di tre artigli argentei. A seguito della trasformazione, il
ventre sfiorava l'asfalto.
La carne si squarciava, rivelava una pelle fatta di scaglie nere sovrap-
poste, simile al rivestimento della piramide; la creatura si dimen come se
tentasse di uscire da un bozzolo. Brandelli di pelle dorata volarono in aria
come foglie secche.
Cody impugn la .38. Avrebbe dovuto inforcare la moto e correre via
come un pipistrello uscito dall'inferno, ma era avvinto dalla scena della
metamorfosi. Il cranio allungato e bitorzoluto della creatura era una via di
mezzo fra la testa d'un cavallo e quella d'un insetto, con collo tozzo e pos-
sente, muscoli che si gonfiavano e fremevano scagliando lontano brandelli
di carne morta. Non assomigliava affatto ai mostri dei film di fantascienza
o dell'orrore, e per un terribile motivo: questa creatura ribolliva di vita.
Mentre la vecchia pelle cadeva via, i movimenti non erano pi goffi, ma
rapidi e precisi, simili a quelli d'uno scorpione che scappi da sotto una pie-
tra. La testa si apr come un frutto bizzarro e la carne penzol a brandelli.
Emerse una sorta di viso d'incubo, fatto di creste ossee e di scaglie nere.
Gli occhi convessi da cavallo erano stati risucchiati all'interno del cranio e
ora occhi color d'ambra, con pupilla verticale, brillavano sotto la sporgenza
corazzata della fronte. Altri due occhi alieni si aprirono al posto delle nari-
ci del cavallo; orifizi romboidali posti lungo i fianchi ansimarono ed esala-
rono con rumore di mantici.
Il mostro si scosse di dosso gli ultimi brandelli di carne. Adesso era snel-
lo, lungo quasi cinque metri, con otto zampe di due metri; il rigonfiamento
irto di punte si alzava a mezz'aria per altri sei metri. Le due paia di occhi si
mossero indipendentemente l'uno dall'altro. Mentre la creatura girava la te-
sta per seguire la fuga d'un residente di Bordertown verso il fiume, Rick
vide un terzo paio di occhi proprio sopra la base del cranio.
- Stai indietro - disse Cody a Miranda. Parl con calma, come se tutti
i giorni vedesse mostri come quello. Internamente si sent un pezzo di
ghiaccio e cap d'essere a un bivio: o moriva, o sopravviveva. Un semplice
gioco del destino. Sollev la .38 e si prepar a sparare i quattro colpi.
Ma un uomo avanz nella linea di tiro. Un uomo vestito di nero, che
reggeva a due mani un bastone che terminava con un crocifisso dorato.
Padre LaPrado oltrepass Rick. Il ragazzo era troppo intontito per fermar-
lo, ma aveva dato un'occhiata al viso cinereo del prete e cap che l'Ardente
Gabbia di Matti aveva appena inghiottito padre LaPrado.
Il prete cominci a gridare in spagnolo: - Dio onnipotente ti scacci!
Dio onnipotente e lo Spirito Santo ti sprofondino di nuovo negli abissi in-
fernali! - Continu ad avanzare e Rick mosse due passi dietro di lui, ma
la creatura punt sul prete i quattro occhi del cranio e si mosse con il ru-
more d'una locomotiva vivente. LaPrado sollev il bastone in un gesto de-
menziale di sfida. - In nome di Dio, ti ordino di tornare nell'abisso! -
grid. Rick allung la mano per afferrarlo, riusc quasi a prenderlo per la
giacca. - Te lo ordino! Ti ordino...
Si ud uno stridio da spirito dannato. Qualcosa sibil a qualche centime-
tro da Rick e lo spostamento d'aria gli fischi nelle orecchie. La mano di
Rick si bagn di sangue... e padre LaPrado scomparve all'improvviso.
Scomparve, semplicemente.
Rick si accorse d'avere la maglietta insanguinata. Era ammantato dall'ir-
realt d'un sogno. Sent un odore stantio di rame.
Una doccia di goccioline scarlatte ricadde su di lui. E altre cose. Alla sua
sinistra, una scarpa colp l'asfalto. A destra, un paio di metri pi in l, un
braccio ricadde con un tonfo. I resti del corpo di padre LaPrado, scagliato
in alto e ridotto a brandelli dalla palla irta di punte, ricaddero tutt'intorno.
Per ultimo cadde il bastone, spezzato in due.
La coda del mostro, dalla quale gocciolavano sangue e brandelli di car-
ne, si alz di nuovo. Cody la vide vibrare, sul punto di colpire. Rick rimase
l, paralizzato. Cody si lanci di corsa verso Rick, spar due colpi, vide su
di s un paio d'occhi color ambra. La coda esit per tre vitali secondi. La
creatura era indecisa sul bersaglio da colpire; poi vibr la coda in una mi-
cidiale botta di lato, con l'aria che sibilava fra le punte ossee.
Cody si tuff su Rick e lo urt in pieno, mandandolo lungo e disteso sul
marciapiede; ud il sibilo dell'aria e si appiatt sul marciapiede in-
sanguinato.
La palla irta di punte gli pass a trenta centimetri e torn a colpire con la
velocit d'un lampo; ma Cody gi rotolava via, come un verme su una pi-
stra bollente. La coda trasse scintille dall'asfalto e si ritrasse per un altro
colpo. Cody vide Rick, col viso imbrattato del sangue di LaPrado, alzarsi a
sedere. - Scappa! - gli grid. - Io porto via Miranda! - Rick ancora
non rispose, ma Cody non poteva pi aiutarlo. Miranda, rannicchiata sui
gradini della chiesa, chiamava il fratello. Cody si alz, prese di mira un
occhio della creatura e spar gli ultimi due proiettili. Il secondo colpo pro-
voc uno schizzo di fluido grigiastro. La creatura emise un sibilo acuto e
arretr.
Cody torn indietro di corsa, a zigzag per non farsi prendere di mira.
Gett via la rivoltella e salt sul sellino della moto. La chiave era gi in-
serita. - Salta su! - url a Miranda, mentre pestava sul pedale d'av-
viamento. Il motore sferragli, scoppiett, non si accese. La creatura avan-
z e si port a tiro. Cody premette ancora sul pedale; il motore si accese e
mor, si accese di nuovo con un rombo profondo. Cody si sent rizzare i
capelli, intu che la coda si arricciava a mezz'aria. Guard da sopra la spal-
la, vide la testa del mostro e la mascella sporgente, piena d'aghi, protender-
si verso di lui. E poi da destra Rick arriv di corsa, gridando e agitando le
braccia. Un paio d'occhi si punt di scatto su di lui. Una zampa anteriore si
sollev e gli artigli argentei vibrarono un fendente che Rick quasi non vide
arrivare. Il ragazzo si tuff all'indietro e gli artigli gli sibilarono sul viso.
Ma ormai Miranda era sulla moto, aggrappata saldamente alla cintura di
Cody. Url a Rick: - Scappa! - Cody diede gas. La moto si stacc dal
marciapiede e sfrecci verso Republica Road.
Rick risal carponi il marciapiede. Ud la creatura strisciare verso di lui,
gli artigli raschiare il cemento. Salt in piedi e scatt verso nord; attravers
un cortile e s'infil nel passaggio fra due case. Mise il piede su di un sasso
e scivol, procurandosi una dolorosa storta alla caviglia sinistra: il dolore
gli si ripercosse fin nell'anca. Rick mand un grido e cadde a capofitto fra
la sabbia e le erbacce.
Ai lati, le case tremarono e gemettero. Le assi scricchiolarono, polvere
d'intonaco cadde dalle pareti. Rick guard indietro: la sagoma scura cerca-
va d'infilarsi nel passaggio e con la sua forza spazzava le case dalle fon-
damenta.
Ottanta metri pi in l, Cody e Miranda avevano quasi attraversato il
ponte, quando una figura umana si erse dal fumo proprio di fronte a loro.
D'istinto Cody fren, cerc di sterzare, ma non ne ebbe il tempo.
La moto urt lo sconosciuto, slitt priva di controllo, sbalz di sella tut-
t'e due, and a schiantarsi contro la spalletta del ponte; il telaio si pieg col
gemito sordo d'una corda di chitarra spezzata e la gomma anteriore vol in
aria. Cody atterr sul fianco destro e scivol sul cemento, scorticandosi per
l'attrito.
Rimase rannicchiato per terra, senza fiato. Il destino stavolta m'ha fottu-
to, si disse. No, no, era di sicuro il Brontolone. Il vecchio, maledetto Bron-
tolone era salito sul ponte e li aveva urtati.
Miranda. Che fine aveva fatto, Miranda?
Cerc d'alzarsi a sedere. Ancora non ne aveva la forza. Sent un dolore
terribile al braccio sinistro e pens d'esserselo rotto. Ma riusciva a muove-
re le dita e questo era buon segno. Le costole gli parevano schegge di ra-
soio; un paio era rotto di sicuro. Aveva voglia di dormire, di chiudere gli
occhi e lasciarsi andare, ma Miranda era da qualche parte l intorno... e an-
che colui che avevano investito. L'ho protetta proprio bene, pens Cody;
non valgo una cicca. Forse il suo vecchio aveva ragione, dopotutto.
Sent puzzo di benzina: il serbatoio della moto si era squarciato. Due se-
condi dopo, ci furono una vampata e un bagliore arancione. Pezzi della
Honda ricaddero rumorosamente intorno a lui e nella gola dello Snake Ri-
ver. Cody si alz in ginocchio, con i polmoni che funzionavano a scatti.
Miranda giaceva supina, a due metri da lui, con le braccia e le gambe al-
largate: pareva una bambola rotta. Cody strisci verso di lei. Miranda ave-
va la bocca sporca di sangue per un taglio al labbro inferiore e un livido
sulla guancia, ma respirava; quando la chiam, mosse le palpebre. Cody
prov a sollevarle la testa, ma sotto le dita sent un bernoccolo e ritenne
meglio non spostarla.
Allora ud un rumore di passi... due stivali, uno che pestava e uno che
strisciava.
Dal lato di Bordertown, una figura umana avanzava barcollando verso di
loro. Sul ponte bruciavano rivoli di benzina e la figura procedeva tra le
fiamme. Era ingobbita, aveva una coda irta di punte e un ghigno tutto denti
sottili come aghi.
Met della testa di Sonny Crowfield era fracassata. Un fluido luccicante
come pus grigiastro colava dall'orbita sinistra, vuota; l'impronta di una
gomma da moto segnava come un tatuaggio scarlatto la guancia. Il corpo
si muoveva a scatti e strascicava una gamba.
Il simulacro avanz fra i rivoli di fiamma, con i risvolti dei jeans che
fumavano e prendevano fuoco. Il ghigno non vacill.
Cody si acquatt accanto a Miranda. Cerc inutilmente la mazza da ba-
seball. Il rumore di passi ineguali si avvicin, il corpo ingobbito e la coda
irta di punte si stagliarono tra le fiamme. Cody inizi ad alzarsi; ormai era
fottuto, lo sapeva; ma forse sarebbe riuscito a ficcargli le dita nell'occhio
ancora buono e strapparglielo. Sent al torace fitte di dolore che gli tolsero
il fiato e lo bloccarono. Ricadde sul fianco, ansimando.
Stinger raggiunse Miranda. Si ferm, la fiss dall'alto. Poi le pos sul vi-
so la mano dalle unghie metalliche.
Cody non aveva pi forze. Con le lacrime agli occhi, cap che le punte
metalliche stavano per fracassare la testa di Miranda. C'era un solo modo
per salvarle la vita. Senza pensarci due volte, disse: - So chi cerchi.
La testa sgocciolante si sollev. La mano rimase intorno al viso di Mi-
randa. La ragazza gemette, ancora priva di sensi. Con l'altra mano Stinger
le afferr i capelli. - Il guardiano - disse, con un gorgoglio di fluidi. -
Dov'?
- Non... posso... - Cody si sent sul punto di svenire. Non voleva dirlo
e le lacrime gli bruciarono gli occhi, ma le dita del mostro si serrarono sul
viso di Miranda.
- Dimmelo - replic Stinger. - Altrimenti strappo la testa a questo
scarafaggio.
Disteso nel passaggio fra le due case, Rick inizi a strisciare. Il mostro
non riusciva a entrare nello spazio ristretto n a raggiungere col braccio la
preda. Uno schianto parve scuotere la terra. Pezzi di legno volarono tutt'in-
torno: a colpi di coda la creatura faceva a pezzi le due case. Rick si alz fa-
ticosamente, saltellando sulla gamba buona, mentre le scandole del tetto e
le schegge di legno esplodevano come granate. Davanti a lui c'era una re-
cinzione di rete metallica alta un metro e mezzo e la ripida sponda del fiu-
me. Rick scorse le fiamme sul ponte, ma non aveva tempo d'interessarse-
ne; si arrampic sulla recinzione, scivol lungo il pendio di terriccio rossa-
stro e giacque nel rivolo d'acqua fangosa. Da Bordertown provenivano gli
schianti delle due case fatte a pezzi. Nel giro di qualche minuto la creatura
si sarebbe aperta un varco e avrebbe attraversato il fiume. Rick si scosse,
scacci il dolore alla caviglia gonfia e inizi a risalire il pendio opposto,
verso gli edifci di Cobre Road.
Sul ponte, a meno di cinquanta metri da Rick, Cody Lockett cap che la
sua fortuna, e forse anche quella di Daufin, era finita. Stinger avrebbe di-
strutto la citt e tutti i suoi abitanti, a cominciare da Miranda. Ma il fortino
era protetto dalle fondamenta di roccia, dalle finestre corazzate e inoltre
dalla luce elettrica. Anche se Stinger sapeva dov'era Daufin, non poteva
raggiungerla. Cody si tir a sedere, col cervello che gli ondeggiava, e sor-
rise di storto. - Lei  lass - disse, indicando la fioca macchia di luce.
- Bello, eh? Ti conviene mettere gli occhiali da sole, bastardo.
Stinger lasci andare Miranda. Con tutt'e due le mani afferr per la gola
Cody e agit la coda sopra la sua testa. - Non ho bisogno di occhiali da
sole - replic, con voce gorgogliante. Spinse il viso contro quello di
Cody. - Mi guadagner la ricompensa catturando vivi alcuni scarafaggi e
portandoli a fare un giro. E poi, sto per trovare la sua capsula. Se lei non
vuole andarsene, benissimo. Pu marcire in questo letamaio. Chiaro?
Cody non rispose. L'alito del mostro puzzava di plastica bruciata. E poi
la creatura gli lasci libera la gola, con il braccio gli circond la cintola e
lo sollev da terra, con facilit, come se alzasse un bambino. Per il dolore
alle costole Cody si sent mancare, madido di sudore freddo. Con l'altro
braccio Stinger sollev Miranda. Cody si dibatt per liberarsi, ma il dolore
e lo sforzo furono eccessivi. Svenne e rimase a braccia e gambe penzoloni.
Stinger tenne sottobraccio i due corpi inerti e continu a camminare sul
ponte, verso Inferno, trascinando la gamba rovinata. Entr in una casa az-
zurra, nei pressi dell'incrocio fra Republica e Cobre Road. Il soggiorno non
aveva pavimento: Stinger si lasci cadere nel buio, portando con s il cari-
co di scarafaggi.
50
Posizione strategica
Al Brandin' Iron, Ed Vance e Celeste Preston si dividevano la terza bot-
tiglia di Lone Star e aspettavano la fine del mondo, quando udirono il ge-
mito di pneumatici che svoltavano in Travis Street. Varie volte, negli ulti-
mi quindici minuti, il pavimento del Brandin' Iron aveva tremato e in cuci-
na una pila di piatti era caduta per terra, con un fracasso che rischi di far
saltare in aria Sue Mullinax. I clienti abituali seduti in fondo al locale era-
no scappati via, ma Vance non si era mosso dallo sgabello, perch sapeva
che non c'era alcun posto dove fuggire.
Ma ora pareva che parecchi veicoli percorressero Travis Street, diretti a
nord, e che per la fretta si urtassero l'un con l'altro. Vance si sradic dallo
sgabello e usc in strada. Vide i fari e le luci di posizione dei veicoli che
correvano lungo Celeste Street e svoltavano nella Travis; alcuni passavano
addirittura nei cortili e aggiungevano altra polvere all'aria gi densa. Pare-
va un esodo di massa; ma dove diavolo andava, tutta quella gente? Vance
distingueva appena le luci del fortino dei 'Gades e immagin che fossero
proprio quelle ad attirare i veicoli. Correvano come inseguiti dal diavolo in
persona.
Si rese conto che Celeste l'aveva seguito all'esterno. - Sar meglio che
vada su al fortino a vedere cosa succede - le disse. - Si direbbe un posto
sicuro anche per te.
- Io muovo il culo e vado via - replic Celeste. Non aveva mollato la
bottiglia di Lone Star, nella quale rimanevano ancora tre sorsate; infil la
mano nella tasca della tuta e cerc le chiavi della Cadillac. - L'unica cosa
buona della mia vecchia casa  la cantina maledettamente solida. - Si av-
vi alla portiera ma si ferm prima di sedersi al volante. - Ehi, Vance! -
chiam. - La cantina ha un mucchio di posto. Basta anche per un vecchio
figlio di puttana come te.
L'offerta era tentatrice. In quel momento, forse per la birra che gli scia-
guattava nello stomaco, o forse per il fatto che c'era poca luce, Vance pen-
s che Celeste Preston era... be'... quasi bella.
Voleva andare con lei. Lo voleva sul serio. Ma stavolta i mostri del Cor-
tez Park non avrebbero vinto. - Rimango qui - rispose.
- Fai pure, ma secondo me hai visto troppe volte Mezzogiorno di fuoco.
- Pu darsi. - Vance apr la portiera della macchina di servizio. - Fai
attenzione.
- Puoi dirlo, socio. - Celeste sal in macchina e infil la chiave.
Vance ud un rumore simile a quello della rottura di piatti di terracotta.
Celeste Street parve rotolare come una lenta ondata; crepe si aprirono nel-
l'asfalto. Tratti di carreggiata sprofondarono e figure umane emersero dagli
squarci. Vance mand un grido soffocato.
Qualcosa sbuc dalla via, a poca distanza dalla Cadillac di Celeste. La
donna si trov a fissare il viso rugoso di una tarchiata messicana; la mano
di quest'ultima saett dentro il finestrino e si chiuse sul polso di Celeste.
Celeste fiss, istupidita, la mano scura e le unghie metalliche seghettate
che si conficcavano nelle carni. Ebbe una frazione di secondo per decidere
se strillare o reagire.
Prese la bottiglia di birra posata sul sedile e la fracass contro il viso del-
la creatura. Dalla guancia squarciata schizz un fluido grigiastro. Allora
Celeste lasci uscire il grido e, mentre con uno strattone si liberava, sent
brandelli di pelle staccarsi dal braccio. La creatura tent di nuovo d'affer-
rarla, ma Celeste si era gi rannicchiata nel sedile vicino. Le unghie lacera-
rono lo schienale del posto di guida.
Celeste ruzzol sul marciapiede. La creatura balz agilmente sul cofano
e si prepar a saltarle addosso... e allora Vance le spar in testa a bruciape-
lo, col Winchester preso nella macchina di polizia.
Il proiettile trapass il cranio e fracass il parabrezza. La creatura rivolse
su Vance l'attenzione. Lo sceriffo piazz fra gli occhi del mostro il secon-
do proiettile e col terzo gli fracass la mascella e provoc uno schizzo di
denti sottili come aghi. La creatura mand un grido stridulo e salt gi dal
cofano; la spina dorsale si arcu, liberando la coda da scorpione. Braccia e
gambe, chiazzate di scaglie nere, si allungarono; prima che Vance potesse
sparare di nuovo, la creatura zampett via e sprofond in una voragine.
Un altro simulacro ingobbito e deforme, con la coda che ondeggiava
come la testa d'un cobra, sbuc dal fumo e si lanci contro Vance. Lo sce-
riffo ebbe il tempo di notare che la creatura aveva il viso di Gil Lockridge,
poi apr il fuoco. Un proiettile rimbalz sul marciapiede, ma quello se-
guente si conficc nel corpo della creatura, facendola barcollare; Vance le
spar in piena fronte. Con la coda la creatura colp la parte anteriore della
Cadillac di Celeste e ammacc la griglia del radiatore, ma indietreggi e si
ritir.
Nell'aria c'era un puzzo nauseante, acido e dolciastro. Vance vide altre
figure muoversi rapidamente nella foschia e fece di corsa i quattro passi
che lo separavano dall'auto della polizia; estrasse il caricatore vuoto e ne
inser uno pieno. Ne aveva ancora due, con sei cartucce ciascuno, e se li
mise in tasca. Una terza figura si lanci nella sua direzione. Vance spar
due colpi, non vide se aveva fatto danni, ma la creatura - un corpo di scor-
pione con la testa scura di uomo - emise un sibilo e saett lontano.
- Fatevi sotto! - grid Vance, guardando da tutte le parti, col cuore
che batteva all'impazzata. - Questo  il Texas, figli di puttana! Vi prende-
remo a calci in culo!
Ma nessun'altra creatura si lanci contro di lui. Ce n'erano ancora, l in-
torno, cinque o sei, che emergevano dalle fenditure come scorpioni distur-
bati nel nido. Correvano verso Travis Street.
Cristo, pens Vance, Stinger ha scoperto dove si trova Daufin.
Ci fu uno schianto e il tonfo di mattoni che cadevano sulla strada. Sulla
destra, fumo e polvere turbinarono intorno a una sagoma lunga come il
motore d'un treno, che percorreva Celeste Street. Vance scorse per un at-
timo una massiccia coda munita di punte, che subito frust a destra e a si-
nistra come palla da demolizione, facendo crollare la facciata dei negozi.
La coda spazz via la recinzione di rete metallica del deposito di Mack
Cade, centr una macchina e la ribalt. Poi la creatura si arrampic fra i
veicoli come uno scarafaggio su briciole di cibo; con la coda continu a
sferzare le auto, facendone scaturire scintille. Un camioncino si capovolse
e scivol sulla via. La creatura avanz fra i veicoli continuando a sferzare
con violenza ogni cosa; ci fu lo sbuffo sordo di benzina che s'incendiava,
seguito da lingue di fiamma rossastra che permisero a Vance e a Celeste di
vedere il corpo munito di otto zampe e la testa affusolata del bizzarro in-
crocio fra un cavallo e uno scorpione. La creatura scagli veicoli in tutte le
direzioni; altri incendi scoppiarono, alimentati da serbatoi squarciati; il
mostro continu ad avanzare nel cuore di Inferno.
Vance afferr Celeste per il braccio sanguinante e la tir in piedi. Sue
Mullinax era ferma sulla soglia del bar, con il viso lentigginoso bianco
come il latte, nel vedere l'avanzata del mostro. Vance cap che la creatura
li avrebbe raggiunti nel giro di qualche istante, fracassando ogni cosa ai la-
ti della via. - Vai dentro! - grid a Sue. La ragazza arretr nel bar e an-
che Vance vi si rifugi, trascinando con s Celeste. Sue scavalc il banco e
si rannicchi contro la ghiacciaia. Vance ud il rumore di pietre d'un muro
abbattuto. Lasci cadere il fucile, sollev Celeste Preston e la spinse sopra
il banco; vi si era appena arrampicato anche lui, quando l'intera parete
frontale del Brandin' Iron esplose in una tempesta di mattoni e di calcina.
La macchina della polizia entr con un testa-coda nel locale, fracass sedie
e tavolini. Tre sassi grossi quanto un pugno colpirono Vance alla spalla e
al fianco, sbattendolo gi dal banco come un birillo da bowling.
Il soffitto cedette, l'aria si riemp di polvere bianca. Pozze di fuoco s'ac-
cesero intorno ai lumi a petrolio fracassati. La parte anteriore del Brandin'
Iron divenne un antro spalancato. Fuori, la creatura devi a destra, sfond
la facciata della House of Beauty e prosegu verso nord, tra le rovine di
Travis Street. Nella sua scia, emersero cinque creature pi piccole e la se-
guirono come pesci spazzino dietro uno squalo.
Nella casa degli Hammond, Scooter abbaiava da farsi scoppiare i pol-
moni. Sul pavimento del salotto, Sarge si nascose fra le mani la testa, tre-
mando violentemente. Circa un minuto prima, qualcosa aveva colpito la
parete su Celeste Street e l'intera casa era balzata via dalle fondamenta in
un fracasso di vetri e di mattoni rotti. Sarge si alz a sedere, con le narici
bruciate dalla polvere e gli occhi sbarrati e vitrei per il ricordo di salve
d'artiglieria in arrivo. Scooter, proprio accanto a lui, continuava ad abbaia-
re furiosamente.
- Zitto - disse Sarge, con voce rauca e soffocata. - Zitto, Scooter. -
E il suo miglior amico ubbid.
Sarge si alz sul pavimento inclinato e dissestato. Dieci minuti prima era
andato in cucina per fare un'incursione nel frigorifero e aveva trovato una
scatola di fiammiferi di legno; ne accese uno e illumin la strada per la
porta d'ingresso.
Non esisteva pi porta. Gran parte della parete era sparita. Cannone anti-
carro, pens Sarge; ha centrato la casa. Nel deposito di Cade si scorgevano
focolai d'incendio. E l fuori c'era anche un'altra cosa, che scivolava tra il
fumo e le fiamme. Un Tigre, pens Sarge. No, no. Due o tre Tigre. Forse
di pi. Ma non udiva lo sferragliare di cingoli. E la cosa non si muoveva
come un veicolo, ma con l'agilit e la forza d'un essere vivente.
Celeste Street era tutta uno squarcio. Si vedevano altre sagome... di
grandezza umana, ma gobbe, che si muovevano con la sveltezza e la de-
cisione di formiche dirette al cibo.
Il fiammifro gli bruci le dita. Sarge lo spense e lo lasci cadere; si ri-
trasse dalla parete e ne accese un altro, perch l'oscurit aveva artigli.
Scooter gli gir intorno, gua nervosamente. La casa non era pi sicura:
l'avevano aperta come una ferita e a ogni istante le cose che correvano per
la via potevano entrarvi. Sarge non osava lasciarla, ma lui e Scooter non
potevano nemmeno starsene l fermi in piena vista come idioti intontiti
dalle granate. Si ritir nel corridoio. C'era una porta, a sinistra. Sarge l'apr
e trov un ripostiglio con varie scatole, un aspirapolvere e altri oggetti di-
sparati. Ma non c'era spazio sufficiente per lui e Scooter. Il fiammifero si
spense e Sarge ne accese un altro. Era divorato dal panico. Ricord il viso
d'un capitano che diceva: Scegliete sempre una posizione strategica in alto.
Alz lo sguardo, sollev il fiammifero e trov quel che cercava.
A filo del soffitto del corridoio c'era un riquadro incassato dal quale
pendevano venti centimetri di corda. Sarge allung la mano e tir. Il ri-
quadro si apr per far scendere una scaletta pieghevole metallica. Proprio
come a casa sua, anche l c'era una piccola soffitta. La posizione strategica
in alto. - Sali, Scooter! - disse; e il cane si arrampic sugli scalini. Sar-
ge lo segu. Lo spazio era un po' pi ampio della sua soffitta, ma permette-
va appena di stare sdraiati sullo stomaco. Sarge si gir di fianco, ritir la
scaletta e la botola si chiuse con uno scatto.
Il fiammifero si spense. Per un momento Sarge rimase disteso nel buio.
La soffitta odorava di polvere e di fumo, ma Sarge respirava liberamente.
Scooter si strofin addosso a lui. - Qui nessuno ci trover - bisbigli
Sarge. - Nessuno. - Accese un altro fiammifero e lo sollev per vedere
che cosa c'era nel locale.
Era disteso sopra uno strato di fibra di vetro isolante rosa; il resto dello
spazio era occupato da scatole di cartone. Una lampada rotta era appoggia-
ta contro le grondaie; a portata di mano c'erano dei rotoli che parevano
sacchi a pelo. Sarge cominciava gi a sentire il prurito provocato dalla fi-
bra di vetro. Afferr un sacco a pelo e lo tir a s per usarlo come materas-
so. Lo allarg, ma scopr che aveva una sorta di bernoccolo. Un oggetto
rotondo, grosso quanto una palla da baseball.
Sarge infil la mano nel sacco a pelo e trov una sfera gelida.
Il fiammifero si spense.
51
Zampettio e raspio
Daufin aveva scorto le esplosioni nella zona centrale di Inferno. Cap
che il momento era giunto.
Auto e camioncini erano entrati sbandando nel parcheggio, la gente si
era precipitata nel rifugio offerto dal condominio e Gunniston era uscito a
vedere che cosa succedeva. Jessie, Tom e Rhodes rimasero con Daufin e la
guardarono muoversi su e gi davanti alla finestra, come un animale dispe-
rato in una gabbia che diveniva sempre pi piccola.
- Rivoglio mia figlia - disse Jessie. - Dov'?
- Al sicuro. Nella mia capsula.
Jessie avanz d'un passo e si azzard ad afferrare Daufin per la spalla.
La creatura aliena si blocc e guard in viso la donna. - Ti ho domandato
dov' - ripet Jessie. - Dimmelo.
Daufin lanci un'occhiata agli altri. Aspettavano che parlasse. Era giunto
il momento anche per questo. - La mia capsula  in casa tua. L'ho riposta
dentro il portello superiore.
- Il portello superiore? - si stup Tom. - Da noi non c' secondo pia-
no.
- Errato. Ho riposto la mia capsula dentro il portello superiore di casa
tua.
- L'abbiamo perquisita centimetro per centimetro! - esclam Rhodes.
- La sfera non c'.
Ma Jessie esamin il viso della bambina e ricord le pagliuzze di fibra di
vetro rosa nei capelli biondo rame. - Abbiamo guardato in tutti i luoghi in
cui pensavamo che tu potessi arrivare. Ma non in soffitta, giusto?
- In soffitta? Che idiozia! - disse Rhodes. - Non riusciva neppure a
camminare, quando l'abbiamo trovata. Come poteva salire in soffitta?
Jessie aveva capito. - Avevi gi imparato a camminare, quando siamo
arrivati, vero?
- S. Ho fatto come la tii-vuu. - Si accorse che non aveano capito. -
Ho recitato - spieg - perch non volevo che guardaste dentro il portel-
lo superiore.
- Da sola non potevi arrivare alla botola - disse Jessie. - Su cosa sei
salita?
- Uno strumento di sostegno per il corpo. - Si accorse di non avere
tradotto il pensiero. - Una sedia. Ho badato a rimetterla nell'identica po-
sizione di prima.
Jessie ricord che la bambina aveva tirato la sedia fin sotto la finestra e
vi era salita per toccare con la mano il vetro. Ma non le era mai venuto in
mente che l'avesse gi adoperata per arrivare al cordone della botola. Not
gli incendi che divampavano in Celeste Street, a poca distanza dalla loro
casa. - Come fai a sapere che Stevie  al sicuro?
- La mia capsula ... come si dice?... in-di-strut-tibile. Niente pu aprir-
la, neppure la tecnologia di Stinger. - Due minuti prima, Daufin aveva
sentito il gelo del passaggio del raggio di ricerca; calcol che compiva una
rotazione completa ogni 480 secondi terrestri. - Che ore sono, per favo-
re? - domand a Tom.
- Le tre e diciotto.
Daufin annu. Il raggio sarebbe ripassato fra circa 360 secondi. Inizi fra
s il conteggio alla rovescia, usando le rigide leggi matematiche terrestri.
- Stinger cerca la mia capsula servendosi di un raggio d'energia emesso
dalla nave - disse. - Il raggio  entrato in funzione subito dopo l'atter-
raggio.  generato da una macchina che calcola le dimensioni e la densit
della mia capsula, ma la capsula ha un meccanismo protettivo che devia il
raggio.
- Perci Stinger non riuscir a trovarla? - domand Jessie.
- Stinger non l'ha ancora trovata. Il raggio  sempre in funzione. -
Osserv la danza delle lingue di fiamma e cap di dover dire loro anche il
resto. - Il raggio  assai potente. Pi sto fuori della capsula, pi il mecca-
nismo di difesa s'indebolisce. - Guard negli occhi Jessie. - Non pensa-
vo di starne fuori cos tanto.
- Intendi dire che Stinger ha buone probabilit di trovarla nella nostra
soffitta? - intervenne Tom.
- Posso calcolare le probabilit, se vuoi.
- No. - Jessie non voleva saperlo, perch anche le probabilit, come
tutto il resto, parevano favorevoli a Stinger.
Rhodes and alla finestra per prendere una boccata d'aria. Gli ultimi vei-
coli entravano a tutta velocit nel parcheggio. Di sicuro non gli sarebbe
piaciuto sapere da che cosa scappasse quella gente. Si gir verso Daufin.
- Hai detto che potresti andartene nella nave di Stinger. Com' possibile?
- Gi due volte sono evasa da Rock Seven. Tutt'e due le volte sono sta-
ta inseguita e catturata da Stinger. Conosco i sistemi della nave e i macchi-
nari di comando. E so come usare il corridoio stellare per tornare a casa.
- Se entri nella nave, sapresti trovare il mezzo per spegnere il campo di
forza?
- S. Il campo di forza proviene dal generatore ausiliario d'energia.
Quest'energia serve a innescare... - Non c'erano parole terrestri per de-
scrivere il sistema di volo della piramide. - I motori principali - fu la
spiegazione migliore che riusc a trovare.
- Allora bisogna spegnere il campo di forza, prima di accendere i mo-
tori? Quanto tempo occorre?
- Un tempo variabile, in rapporto all'energia gi consumata. Secondo i
miei calcoli, da quindici a venti dei vostri minuti.
Rhodes tent di schiarirsi la mente quanto bastava a ragionare. - Il sole
sorger fra un'ora e mezzo circa. Ormai intorno al campo di forza ci saran-
no centinaia di poliziotti e di militari dell'aviazione, oltre ai giornalisti. -
Sorrise debolmente. - Scommetto che a capo c' il vecchio Buckner. Il
bastardo diventer pazzo, nel tentativo di proibire ai segugi della stampa di
scattare fotografie. Che diavolo, nel giro di dodici ore la notizia sar su tut-
ti i giornali e in tutti i notiziari televisivi; e nessuno pu farci niente, male-
dizione. - Perdette il sorriso. - Se il campo di forza si spegnesse, a-
vremmo una possibilit di uscire di qui con la pelle intatta. - Sollev il
braccio e guard il livido a forma di mano intorno al polso. - La maggior
parte di noi, voglio dire. Rifletti bene: c' un modo d'entrare in quella na-
ve?
- S - rispose prontamente Daufin. - Passando nei tunnel di Stinger.
- A parte quelli. - La menzione di quei tunnel gli aveva scagliato nel
cuore un pugnale di paura. - Non esistono altri passaggi per entrare nella
nave?
- No, solo i tunnel.
Rhodes lasci uscire il fiato, che sibil fra i denti come l'aria di una
gomma forata. E le sue speranze si sgonfiarono. Niente al mondo l'avrebbe
convinto a tornare in quei tunnel.
Rientr Gunniston, accompagnato da Zorro Alhambra. - Ripeti anche a
loro quel che hai detto a me - lo incit.
- Gi a Bordertown qualcosa  sbucato dal terreno - disse Zorro. -
Eravamo tutti nella chiesa. Cody Lockett e Rick l'hanno visto. Abbiamo
fatto sgomberare la chiesa e abbiamo portato tutti qui. Non so altro.
- Dove sono, Cody e Rick? - domand Tom.
- Non lo so. Tutto  accaduto troppo in fretta. Saranno per strada, im-
magino.
Daufin sent passare il raggio di ricerca: il senso di gelo le diede il for-
micolio. Aveva sbagliato di quattro secondi il conteggio.
La porta si apr di nuovo. Era Bobby Clay Clemmons, sceso dal tetto
dove montava la guardia insieme con Mike Fletcher e altri due 'Gades.
Diede una rapida occhiata ai Rattlers; in qualsiasi altra occasione si sareb-
be scagliato su di loro, con cieca rabbia, perch erano penetrati nel territo-
rio dei 'Gades; ma erano cose ormai dimenticate. - Ehi, colonnello! -
disse. - C' qualcosa che si muove qui intorno! - Si diresse alla finestra
e Rhodes lo segu.
Due auto, nel labirinto di veicoli, avevano ancora i fari accesi. Sulle
prime Rhodes non riusc a vedere molto, tra il fumo e la polvere... ma poi
scorse una sagoma che si muoveva rapidamente sulla destra, e un'altra sul-
la sinistra. Una terza, correndo bassa contro il terreno, s'infil sotto un'auto
e rimase l. E altre sagome giungevano da Travis Street. Ud lo zampettio e
il raspio d'artigli delle creature che si arrampicavano sui veicoli. Rabbrivi-
d: ricord quando, nella fattoria dov'era nato, una sera, entrando in cucina,
aveva acceso la luce e aveva visto decine di scarafaggi zampettare via in
fretta dal piatto con la torta per il suo compleanno.
Schiene scure e rivestite di scaglie saettarono nella luce dei fari. Una co-
da irta di punte sferz l'aria e un faro and in frantumi. Un'altra coda si sol-
lev, si tese, frantum prima un faro, poi un secondo. Anche l'ultimo faro
fu distrutto.
Gi nel buio le creature cominciarono a sciamare verso il condominio,
battendo a caso la coda contro le fiancate dei veicoli; ma si fermarono al
limitare del parcheggio.
- Stinger ha paura della luce elettrica - disse Daufin, ferma accanto a
Rhodes, scrutando da sopra il davanzale. - Gli procura dolore.
- Forse  dolorosa per Stinger, per non  detto che lo sia anche per
tutte quelle creature.
- Anch'esse sono Stinger - disse Daufin. Segu con gli occhi le sferza-
te delle code irte di punte. Ora il loro martellio era diventato un ritmo co-
stante, quasi una sfida brutale. - Non entrer qui, finch le luci resteranno
accese.
Tom aveva gi preso dal tavolo la carabina. L accanto c'era il fucile a
granate lacrimogene portato dal colonnello e Gunniston aveva ancora la
.45 automatica. Rhodes guard Bobby Clay Clemmons. - Qui avete ar-
mi?
- L'arsenale  da questa parte - rispose Bobby Clay. Lo accompagn
nella stanza contigua e accese la lampada a batteria appesa alla parete. La
luce rivel rastrelliere che contenevano una variet d'oggetti: mazze da ba-
seball segate in due, un paio di fucili a piombini, due paia di tirapugni d'ot-
tone.
- Tutto qui? - domand Rhodes.
- In pratica, s. - Il ragazzo si strinse nelle spalle. - Noi non vo-
gliamo ammazzare nessuno. L dentro c' ancora qualcosa. - Si accost a
un armadietto verde e lo apr. All'interno c'erano degli utensili: un martel-
lo, qualche cacciavite, barattoli di chiodi e altra paccottiglia. Due soli og-
getti, secondo Rhodes, potevano venire utili: una lanterna a occhio di bue,
funzionante a pila, e una torcia elettrica. Rhodes le accese per controllare
lo stato delle batterie. La lanterna dava luce abbastanza intensa, ma la tor-
cia era quasi esaurita. Rhodes port con s la lanterna nell'altra stanza, nel
malaugurato caso che succedesse qualcosa alle lampade a parete.
Lo sferragliare di lamiera era continuo e insistente. Il rumore innervos
Tom, che and alla finestra e spar a una sagoma scura. Il proiettile, se an-
d a segno, non ferm il frastuono.
- Risparmi i proiettili! - disse Rhodes. - Stinger vuole farci saltare i
nervi. - Ud altri spari, da altre finestre. Proiettili trassero scintille dal
cemento, ma il fracasso continu. Pareva la marcia d'un esercito sopra
frammenti di vetro.
Tom stava per ritirare il fucile, quando vide una sagoma pi grande a-
vanzare con decisione verso di loro, ma non distinse altro. - Rhodes! -
grid. - Guardi que...
Si ud il fracasso di lamiera accartocciata; l'attimo dopo, un oggetto, for-
se una portiera, batt rumorosamente contro il fianco dell'edificio. Tre o
quattro finestre pi in l, i vetri andarono in frantumi. Segu una scarica di
fucileria. Rhodes venne alla finestra, ma scorse solo il vago profilo di
qualcosa d'enorme... e poi la carcassa schiacciata di una Mustang rossa
colp il muro a meno di tre metri da lui e scivol a terra con un gemito di
lamiere. Il bastardo era abbastanza robusto da scagliare a dieci metri un'au-
tomobile. - Tenetevi gi, tutti! - grid Rhodes, chinandosi al riparo sot-
to la finestra, imitato dagli altri. Prima di rendersene conto, Jessie afferr
la bambina e la strinse a s.
- Gunny! - disse Rhodes. - Passa nel corridoio e ordina a tutti di te-
nersi lontano dalle finestre! - Gunniston ubbid di corsa. Rhodes scrut
da sopra il davanzale. La figura si avvicinava, ma non era ancora nella zo-
na illuminata dalle luci dell'edificio. Un altro pezzo di lamiera - un cofano,
pens Rhodes - vol per aria e rimbalz contro una finestra del pianterre-
no; il fracasso dell'urto diede l'impressione che l'edificio andasse a pezzi.
Una ruota segu nel giro di qualche secondo e fracass la finestra, due ap-
partamenti pi a destra. Si udirono le grida di dolore di chi era stato colpito
dalle schegge di vetro. Daufin si liber dalla stretta di Jessie.
Prima che potessero fermarla, si precipit alla finestra, strapp dalle ma-
ni di Tom il fucile e cerc di bilanciarlo sul davanzale. Rhodes tent di
bloccarla, ma Daufin mise due dita sul grilletto e premette. Fu scagliata al-
l'indietro dal rinculo e scivol sul pavimento; subito si rialz e cerc di tra-
scinarsi dietro il fucile. Aveva occhi spiritati, bagnati di lacrime di rabbia e
di frustrazione. Tom afferr il fucile prima che Daufin lo mettesse sul da-
vanzale; mentre la tirava via dalla finestra, sopra di loro esplose la parete.
Rhodes vide la coda del mostro penetrare nella stanza, fra schizzi di pie-
trisco e di polvere. Sassi caddero rumorosamente intorno a Jessie, Zorro,
Bobby Clay; col proprio corpo Tom protesse Daufin. La coda saett fuori
e lasci un foro delle dimensioni d'una vasca da bagno.
Rhodes guard dalla finestra, per un attimo riusc a vedere la testa della
creatura che si ritraeva dalla zona illuminata. Mentre arretrava, vibr un al-
tro colpo di coda e le punte sibilarono vicino alla parete.
Daufin si sottrasse a Tom, irradiando piccole scosse elettriche come se
fosse un gimnoto, e balz sul davanzale. Rhodes pens che sarebbe saltata
gi e si azzard ad afferrarla per le gambe. Fu percorso da una scossa elet-
trica che gli fece battere i denti, ma non moll la presa. - No! - grid,
cercando di trattenerla, mentre lei si dibatteva come un animale.
Daufin pensava a una cosa sola: uscire da quella scatola e condurre Stin-
ger lontano dagli esseri umani intrappolati l dentro. Ma a un tratto vide
l'enorme sagoma giungere tra il fumo; la luce illumin la testa, trasse ri-
flessi dai denti sottili come aghi nelle grosse mascelle allungate. Due occhi
si girarono verso di lei, mentre altri due puntavano una seconda finestra;
per un secondo Daufin pens di vedere la propria faccia riflessa nelle pic-
cole pupille nere. Non seppe dire se quegli occhi l'avessero riconosciuta:
rimasero gelidi e impassibili come le profondit dello spazio.
Stinger continu a correre avanti, con la coda sollevata come un mi-
cidiale punto interrogativo. E fu colpito dal bagliore della luce elettrica. Si
ud uno sfrigolio che ricord a Rhodes la pancetta sulla griglia; gli occhi
della creatura si coprirono di bolle e lasciarono colare liquidi. La coda fru-
st l'aria e Rhodes strapp Daufin dalla finestra e la spinse per terra. Le
punte schiantarono la parete dell'appartamento contiguo. In una cacofonia
di urla, tutto il primo piano trem.
Polvere di mattoni riemp la stanza. Rhodes si alz a sedere, scrut fuori,
ma la creatura si era ritirata dalla luce. Nel parcheggio, le code degli altri
Stinger continuarono il marziale rullo di tamburi. Daufin giaceva sul fian-
co e respirava pesantemente; capiva che Stinger cercava di fracassare le
luci. Poi fu colpita da un pensiero terrificante: il raggio di ricerca doveva
essere gi passato da dodici secondi. Che fine aveva fatto? Se Stinger l'a-
veva spento...
Non volle pensare al significato di questa ipotesi.
- Tenetevi forte - disse Rhodes. - Sta tornando. - Allung la mano
verso il fucile di Tom.
Nel buio della soffitta degli Hammond, Scooter inizi a ringhiare.
Sarge accese un altro fiammifero e lo accost alla pallina color ebano
che teneva nell'altra mano. Non ci vide niente di particolare; ma, quando la
scosse, credette di udire un lieve sciaguattio. Quella roba era fredda come
se fosse appena uscita dal frigo. Se la premette sulle guance e sulla fronte,
come un cubetto di ghiaccio. Scooter si alz dal sacco a pelo e mand un
guaito nervoso. - Su, stai tranquillo - disse Sarge.
- Il vecchio Sarge si prender cura di...
La casa trem. Dal basso provenne il fracasso di legname spezzato.
- ...te - termin Sarge, con voce rauca.
Segu un rumore di mobili caduti o scagliati lontano, poi il silenzio.
Scooter gua e si strinse contro il fianco di Sarge, che mise il braccio al
collo del suo migliore amico. Il fiammifero si spense, ma Sarge non ne ac-
cese un altro, perch lo strofinio sulla scatola sarebbe stato troppo forte.
Il silenzio si prolung. Poi fu interrotto dal rumore di passi nel corridoio.
I passi si fermarono proprio sotto la botola.
Il portello si apr di scatto e la scaletta pieghevole si allung.
- Scendi - disse una voce maschile. - Porta con te la capsula.
Sarge non si mosse. Scooter ringhi piano.
- Se hai una luce, tirala gi. - Una pausa. Poi, in tono impaziente: -
Vuoi proprio farmi incazzare?
La voce aveva cadenza texana, ma nello stesso tempo qualcosa di sba-
gliato. Intorno alle parole c'era un sottofondo di sonagli, come se chi par-
lava avesse in gola un nido di serpenti. E ora c'era anche un altro rumore:
un gemito basso, da cane sofferente.
Sarge gett di sotto la scatola di fiammiferi. Una mano l'afferr al volo e
l'accartocci. - Ora tu e la capsula.
Sarge non sapeva che cosa l'uomo intendesse per "capsula". Con voce
tremante bisbigli a Scooter: - Dobbiamo scendere. Non c' modo d'evi-
tarlo. - Strisci verso la botola e Scooter lo segu.
Una figura alta quanto un uomo era ferma nel corridoio. Sarge scese l'ul-
timo scalino; una mano gli strapp la sferetta, con tale rapidit che solo
dopo qualche istante lui sent il dolore e si accorse del sangue che gli usci-
va dalle dita. Quel tipo ha unghie affilate, pens; mi ha graffiato di brutto.
L'uomo sollev la sfera e la tenne davanti agli occhi. Sul torace aveva
qualcosa che si contorceva.
- T'ho preso! - mormor l'uomo. E il tono fece rizzare i capelli a Sar-
ge.
Deposit la sfera nella protuberanza che si torceva sul suo petto. Sarge
ud lo scatto di zanne.
E poi, con il braccio umido e viscido come il ventre d'un millepiedi,
l'uomo agganci Sarge e lo sollev da terra, mozzandogli il fiato. Sarge era
troppo intontito per ribellarsi; l'uomo si diresse con decisione alla voragine
che si spalancava nel pavimento del salotto. Sarge cerc di chiamare
Scooter, ma non riusc a trovare la voce. E poi l'uomo cammin nel vuoto
e tutt'e due caddero nello squarcio. Sarge se la fece addosso.
Le gambe dell'uomo ammortizzarono la caduta, ma l'urto si ripercosse
nel corpo di Sarge, che si sent come se al posto della testa avesse un sacco
di schegge di vetro. Emise un gemito soffocato. L'uomo si mise a correre
nel buio, con sciaguattio di stivali nella fanghiglia, e port via Sarge.
52
Lo scambio
La coda della creatura squarci la parete ed entr nella stanza dove Curt
Lockett e altre quattro persone se ne stavano acquattate sul pavimento. Vo-
larono mattoni; uno colp la lampada a batteria appesa alla parete, accanto
alla porta, e la ridusse in pezzi.
La luce si spense. Curt ud nella stanza vicina il colpo d'un fucile da cac-
cia. La coda sferzante gli pass sopra la testa e si ritrasse in un turbine di
polvere; con la massima rapidit Curt strisci come un granchio fuori della
stanza.
Il corridoio era pieno zeppo. Decine di persone di Bordertown si te-
nevano rannicchiate l'una all'altra, cos strettamente da sembrare fuse in-
sieme. La polvere turbinava, bambini strillavano, anche alcuni adulti pian-
gevano. Curt stesso si sentiva assai vicino alle lacrime. Era venuto a cerca-
re Cody, ma un Renegade gli aveva detto che non era rientrato e lui era ri-
masto ad aspettarlo. Poi si era scatenato il finimondo. Curt strisci lontano
dalla porta per mettere un altro muro tra s e quel grosso figlio di puttana
con la coda irta di punte. Proprio accanto a lui, qualcuno farfugliava in
messicano.
Il pavimento si sollev. Altri mattoni volarono e le urla crebbero d'inten-
sit. Accanto a Curt, una vecchia singhiozzava; all'improvviso gli mise sul
braccio le mani e a tentoni cerc la sua. Curt fiss il viso rugoso e vide che
gli occhi della vecchia erano velati dalla cataratta. La donna continuava a
dondolarsi avanti e indietro; l'uomo che le stava accanto le circond le
spalle.
Curt e Xavier Mendoza si fissarono. - Dov' Cody? - disse Mendoza.
- Ancora fuori, chiss dove.
La vecchia si mise a parlare freneticamente in spagnolo e Mendoza cer-
c di confortarla meglio che poteva. Paloma Jurado, disperata, voleva sa-
pere che cos'era accaduto a Rick e a Miranda, ma Mendoza sapeva solo
che ancora non erano arrivati.
Poco distante, Curt vide quella palla di lardo di Stan Frazier premuto
contro la parete. L'uomo sudava a secchi e serrava tra le dita una lucente
rivoltella Colt a canna corta. Quando l'edificio trem di nuovo, Curt liber
il braccio e strisci accanto al suo vicino di casa. - Ehi, Frazier! - gli
disse. - La usi quella?
Frazier, cereo per lo choc, emise un debole ansito. - Ti dispiace se la
uso io? - disse Curt. Liber la rivoltella dalle dita grosse come salsicciotti
e torn nella stanza. La parete verso l'esterno presentava due buchi grossi
come ruote di camion. Curt si acquatt accanto alla finestra, alz il cane
della Colt e aspett che quell'ariete a otto zampe uscisse di nuovo dal fu-
mo. Per un sorso di Kentucky Gent avrebbe dato la palla sinistra... ma non
ebbe tempo di pensare al whisky. Il fumo si apr e la mostruosa creatura
avanz di nuovo. Con la coda colp il muro alla destra di Curt e scagli in-
torno una grandinata di mattoni. Curt cominci a sparare: due proiettili
rimbalzarono sul corpo corazzato del mostro e altri due penetrarono con un
piacevole tonfo nei tessuti pi morbidi. La coda si mosse nella sua direzio-
ne, pass davanti alla finestra e colp la parete della stanza contigua. Curt
spar gli ultimi due colpi e vide un liquido grigiastro schizzare da una
zampa anteriore... e poi la creatura si ritir di nuovo nel buio. Un rumore
di ferraglia ne segn il passaggio sopra i veicoli.
- Tieni.
Curt si gir. Mendoza, affidata Paloma Jurado alla moglie e allo zio, era
strisciato nella stanza. Sul palmo teneva quattro proiettili. - Li aveva in
tasca - spieg. - Ho pensato che forse ti servivano.
- Gi - borbott Curt. Tolse in fretta i bossoli e ricaric la rivoltella.
Gli tremavano le mani. - Gran brutta notte, eh?
Mendoza si concesse un sorriso torvo. - S. A guardarti si direbbe che
t'hanno camminato addosso.
- E mi sento tutto rotto. - Una gocciolina di sudore gli rimase sospesa
alla punta del naso. - Poco fa sono finito nei casini, sulla Statale 67. Hai
una sigaretta?
- No, mi spiace.
- Ce ne saranno, da qualche parte. - Richiuse il tamburo e lo gir in
modo che il primo proiettile fosse sotto il percussore. - Hai visto mio fi-
glio, stanotte?
- Venti minuti fa era a Bordertown. Dopo, non l'ho pi visto.
- Se la caver. Cody  un duro. Come il suo vecchio. - Curt rise, rau-
co. Mendoza cominci a strisciare per tornare dai suoi, ma Curt lo ferm.
- Un momento. Voglio dirti una cosa e penso che questo sia il momento
giusto. A sentire Cody, sembra che sei una persona a posto. In molte cose
 un maledetto sciocco, ma sa giudicare le persone. Si vede che l'hai tratta-
to giustamente. Ti ringrazio.
-  un bravo ragazzo - disse Mendoza. Trov difficile guardare Curt
negli occhi, umidi e con l'espressione da cane bastonato. - Diventer un
uomo migliore.
- Migliore di me, vuoi dire.
Stavolta Mendoza lo guard dritto negli occhi. - S - rispose. - In-
tendo dire proprio questo.
- Me ne sbatto i coglioni di come giudichi me. Sei stato gentile con
mio figlio e ti ho ringraziato. Fine. - Gir la schiena a Mendoza.
Quest'ultimo sent allo stomaco un groppo di rabbia. Non sopportava che
Curt chiamasse Cody "il suo ragazzo". Da quanto aveva visto, Curt lo usa-
va solo per pulire la casa o per farsi dare soldi e sigarette. Be', pens, un
cane non pu cambiare il proprio odore. - Prego - rispose; e torn da
sua moglie e da suo zio.
Quel vecchio illegale ha dimenticato di dire una cosa, pens Curt; sar
un uomo migliore se  ancora vivo. Era impossibile stabilire chi si aggira-
va l fuori nella polvere e nel fumo. E lui non sapeva dove fosse Cody.
Non riusciva proprio a immaginare perch quel maledetto ragazzo era an-
dato a Bordertown. Ma una cosa era certa: lo avrebbe preso a calci in culo
fino a farlo cantare...
No. Non l'avrebbe fatto.
Pos il mento sulla destra. Quei bastardi dalla coda lunga, l fuori, con-
tinuavano a battere sulle lamiere, come se sapessero d'innervosire tutti nel-
l'edificio. Inizi a premere il grilletto, ma pens che faceva meglio a ri-
sparmiare i proiettili. Gli accadeva una cosa maledettamente buffa: aveva
la mente lucida e si sentiva bene. Le ferite continuavano a fargli un male
del diavolo, ma sopportava il dolore. Non era spaventato... almeno, non
impietrito dal terrore. Forse perch Treasure era con lui. Se il ragazzo si
faceva vedere... quando si faceva vedere... lui avrebbe... be', non sapeva
con esattezza che cosa avrebbe fatto, ma non sarebbe stato violento. Forse
gli avrebbe detto quanto stava bene appeso alla parete quel portacravatte e
quanto sperava che facesse altri lavoretti come quello. Lo pensava davve-
ro. E forse avrebbe anche cercato di piantarla di bere; ma questo sarebbe
stato assai duro, considerando che per il resto della vita si sarebbe sentito
scricchiolare le ossa ogni volta che avesse annusato una zaffata di whisky.
Ma c'era un mucchio di strada da fare, c'era un mucchio di cose cattive fra
lui e Cody. Bisognava spalarle via a una a una. Come, si disse, per qualsia-
si cosa.
Si sent toccare la spalla e si gir di scatto, puntando la rivoltella in fac-
cia a un giovanotto. - Che cazzo credi di fare comparendo cos al-
l'improvviso?
- Il colonnello Rhodes vuole che tutti stiano lontano dalle finestre -
disse Gunniston. Curt spost la rivoltella.
- Troppo tardi, amico. Qui la finestra  gi distrutta.
- Meglio stare nel corridoio, allora. - Gunniston si mosse carponi per
passare nella stanza successiva.
- Ehi! - A Curt il nome aveva risvegliato un ricordo. - Come hai
detto? Colonnello Rhodes? - Gunniston annu. - Ho un messaggio per
lui. Dov'?
- Sei porte pi avanti - rispose Gunniston e si allontan.
Curt strisci nel corridoio, pass davanti a Stan Frazier, si alz e si fece
strada senza calpestare pi di sei o sette persone. Cont cinque porte; la se-
sta aveva una scritta in vernice rossa: QG - PRIMA BUSSARE. Curt entr
senza bussare. All'interno, acquattati per terra, c'erano due ragazzi che ri-
conobbe come amici di Cody, la donna veterinario col marito e la figlia, e
un uomo con i capelli neri tagliati a spazzola, inginocchiato alla finestra.
L'uomo aveva un fucile; sentendo aprire la porta, lo punt su Curt.
Curt alz le mani. - Il colonnello Rhodes?
- Esatto. Posi sul tavolo la rivoltella.
Curt ubbid. Rhodes aveva l'aria d'un uomo con cui non si discute. Ave-
va occhi infossati, occhiaie scure, faccia gonfia e punteggiata di taglietti
dovuti a schegge di vetro.
- Sono Curt Lockett. Posso abbassare le mani? - Rhodes annu e spo-
st il fucile; Curt abbass le mani. - Ero sulla Statale 67, proprio dove
quella gabbia viola tocca il terreno. L, dall'altro lato, c' un mucchio di
auto della polizia e di gente. Un mucchio di pesci grossi del governo, an-
che. Conosce il colonnello Buckner?
- S.
-  con loro. Scriveva su di un blocco e mi faceva leggere, perch li
vedevo ma non li udivo. Comunque, voleva assicurarsi che lei stesse bene
e scoprire che cosa succede. Dovevo portarle il messaggio.
- Grazie. Mi sa che  un po' tardi.
- Gi. - Curt guard il muro fracassato. - Credo anch'io. - Spost
lo sguardo sulla bambina. - Non avere paura, piccola stella. Ne usciremo,
sicuro come...
- La ringrazio per l'interessamento - rispose lei; e i suoi occhi antichi,
ardenti, lo trapassarono come laser contro un fazzoletto di carta. - Ma
non sono una piccola stella.
Il sorriso di Curt rimase appeso al labbro. - Oh - disse... o credette di
dire... e si alz.
- Colonnello, ascolti! - disse Tom. Il battito ritmico sulle lamiere ral-
lentava. Poco dopo il fracasso cess del tutto. Tom scrut dalla finestra,
scorse le sagome pi piccole allontanarsi fra i veicoli. Quella pi grossa si
era ritirata nel buio ed era sparita. - Se ne vanno!
Rhodes guard fuori e verific che le creature si ritiravano davvero.
- Cosa succede? - domand a Daufin. - Un trucco?
- Non so - rispose Daufin. Venne avanti a guardare. Il raggio di ri-
cerca non era pi passato e questo fatto poteva significare soltanto una co-
sa: Stinger aveva trovato la capsula. Ma forse il raggio si era guastato, o
forse richiedeva troppa energia. Cap d'arrampicarsi sugli specchi, per usa-
re un'espressione degli esseri umani.
Tom e Rhodes guardarono le creature scomparire nella foschia. In Cele-
ste Street divampavano ancora incendi e in lontananza si ud lo schianto di
travi spezzate e scagliate in aria: forse la coda del mostro aveva ridotto in
macerie un'altra casa. Scese il silenzio, rotto solo dal pianto di bambini e
dai singhiozzi di adulti.
- Quei figli di puttana torneranno? - domand Curt.
- Non ne sono sicuro - rispose Rhodes. - Si direbbe che per loro 
pari e patta. In tre secondi Daufin ricostru il senso della frase. - Non 
esatto - intervenne. - Stinger non fa mai pari e patta.
- Certo che per essere una bambina hai uno strano modo di parlare -
disse Curt. Rivolto a Jessie, soggiunse: - Senza mancarle di rispetto. - E
poi ricord una cosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno... Laurie Rainey
che sbucava dal pavimento del Bob Wire Club e con voce stridula diceva:
Mi direte tutto della bambina. Quella che  il guardiano. E non ebbe pi
voglia di sapere che cosa succedeva in quella stanza. - Chi ha una siga-
retta e da accendere? - chiese. Bobby Clay Clemmons gli diede l'ultima
Lucky e un piccolo Bic di plastica. Curt accese la sigaretta e aspir a a
pieni polmoni.
- Daufin? So che sei l dentro!
La voce proveniva dal parcheggio. Daufin si sent mancare il cuore e si
alz barcollando: ma cap che era stata solo questione di tempo e che alla
fine il momento era giunto.
- Daufin? Ti chiamano cos, no? Forza, rispondi!
Tom e Jessie riconobbero la voce di Mack Cade. Rhodes credette di
scorgere una figura ferma sopra un'auto, proprio al limitare del cerchio di
luce. La voce poteva provenire da qualsiasi punto.
- Non rendere tutto pi difficile del necessario! Il mio tempo  denaro!
Curt sedette per terra, con la sigaretta incollata all'angolo della bocca e
gli occhi socchiusi dietro un velo di fumo. Osserv la bambina che, adesso
lo sapeva, non era pi umana. Tom inizi a tirarla via dalla finestra, ma lei
si oppose. - No - disse. E lui la lasci.
- Devo schiacciare sotto i piedi altri scarafaggi? - disse Stinger. - Ti
accontento subito! La decisione  tua!
L'inseguimento si era concluso, cap Daufin; aveva finito di nasconderei.
- Sono qui! - rispose; la voce vag nel fumo fino alla sagoma che lei di-
stingueva a malapena.
- Hai visto che non era poi tanto difficile? Mi hai fatto correre, lo am-
metto. Hai fatto perdere le tracce in quel campo d'asteroidi, ma sapevi che
ti avrei trovato. Un trasporto spazzatura non  fatto per la velocit.
- N per funzionare bene - replic Daufin.
- No, non credo. Allora, vuoi venire? Occorre un po' di tempo perch i
motori si riscaldino.
Daufin esit: sentiva richiudersi intorno a lei le mura di Rock Seven,
dove l'aspettava una tortura fatta di aghi e di sonde.
- A dire il vero non ho pi bisogno di te - prosegu Stinger. - Ho
trovato la tua capsula. Basta a garantirmi la ricompensa. Dopo il mio de-
collo, non avrai pi modo di tornare sul tuo pianeta. Ma pensavo che forse
ti piacerebbe fare uno scambio.
- Quale scambio?
- Nella nave ho tre scarafaggi vivi. Si chiamano Sarge Dennison, Mi-
randa Jurado e Cody Lockett.
Curt impietr. Guardava fisso davanti a s e riccioli di fumo gli uscivano
dalle narici. Disteso per terra, Zorro mormor: Madre de Dios!
Daufin guard Tom e Jessie; i due videro che i lineamenti di Stevie era-
no stravolti dalla sofferenza. Jessie si sent svenire: se Stinger aveva la
capsula, allora aveva anche Stevie. Abbass la testa e le lacrime co-
minciarono a rigarle le guance.
- Sto aspettando - sollecit Stinger.
Daufin trasse un respiro profondo. Le venne in mente un'altra frase della
Terra, imparata da Tank e da Nasty: Nella merda fino al collo. Gli esseri
umani avevano fatto per lei tutto il possibile. Ora toccava a lei ricambiare.
- Lasciali andare e mi consegner a te - disse.
- Gi! - rise Stinger, ironico. - Non sono arrivato alla mia et re-
stando uno sciocco. Prima vieni qui, poi li lascio andare.
Daufin cap che Stinger non li avrebbe mai liberati: gli avrebbero fruttati
un bonus, dalla Casa di Duri. - Devo rifletterci.
- Non hai pi tempo! - fu il grido rabbioso di risposta. - O scendi
subito, o mi porto via capsula e scarafaggi! Chiaro?
Curt sorrise, torvo, ma con lo sguardo vitreo. - Un maledetto stallo
messicano - brontol, senza scusarsi con Zorro.
- S - rispose Daufin. La voce s'incrin. - Chiaro.
- Bene. Ora cominciamo a ragionare, giusto? Ci sono un mucchio di
cattive vibrazioni, in questo immondezzaio. Almeno potevi atterrare su di
un pianeta con un buon odore!
Rhodes sporse dalla finestra la canna del fucile, ma Daufin gli disse a
bassa voce: - Non farlo - e lui tolse il dito dal grilletto. Daufin alz la
voce. - Prendili pure. Non vengo.
Segu un silenzio attonito. Jessie, col mento sulle ginocchia, cominci a
dondolarsi come una bambina. Curt guard il fumo della sigaretta librarsi
verso il soffitto.
- Non ho sentito bene - replic Stinger.
- Hai sentito benissimo. Prenditeli. La mia capsula e i tre esseri umani.
Preferisco morire qui, anzich vivere in prigione. - Sent il sangue af-
fluirle al viso. E, con il sangue, un torrente di rabbia. Si sporse dalla fine-
stra e grid: - Su, portali via!
- Bene bene - disse Stinger. - Ti ho sottovalutato, eh? Sei sicura di
voler giocare cos la partita?
- Certo.
- Come vuoi. Mi auguro che questo mondo ti piaccia. Rimarrai qui per
moltissimo tempo. Penser a te, quando far tintinnare le monete. - La
figura, che fino a quel momento con l'unico braccio si era riparata gli oc-
chi, balz gi dalla macchina e si allontan a passo deciso.
Mentre Stinger lasciava il parcheggio, dallo spazio fra due veicoli, lon-
tano sulla sinistra, quasi all'altezza dei massi rossastri che segnavano la fi-
ne di Oakley Street, un'altra figura si alz e si diresse barcollando verso il
fortino.
- Stevie... Dio mio... Stevie - gemette Jessie, con le mani alla bocca.
C'era terrore puro, nella voce della donna: un'emozione traducibile in
qualsiasi lingua. Daufin gir le spalle alla finestra, si accost a Jessie, s'in-
ginocchi di fronte a lei. - Ascoltami! - le disse in tono pressante. Con
occhi ardenti guard gli altri. - Ascoltatemi tutti! Stinger non li avrebbe
mai lasciati andare! Per lui significano una ricompensa superiore!
- Ormai  fatta. - Rhodes abbass il fucile, tenendolo contro il fianco.
Si sent invecchiato di cent'anni. - Stinger ha vinto.
53
Un solo modo
- No! - disse fieramente Daufin. - Stinger non ha vinto! - Fiss ne-
gli occhi Jessie. - Non permetter che vinca. N ora, n mai. - Jessie
rimase in silenzio, ma desider disperatamente di poterle credere.
Daufin si alz. - I controlli preliminari automatici saranno gi iniziati.
Ci saranno altri preparativi, come il raffreddamento delle vasche del sonno
per i prigionieri. Stinger sar occupato a seguire il funzionamento dei mac-
chinari; l'intera procedura dovrebbe richiedere da venti a trenta minuti ter-
restri. Quando il campo di forza sar spento, i motori inizieranno a scaldar-
si. Calcolo altri quindici, venti minuti perch il sistema energetico rag-
giunga la capacit di decollo. Perci ho a disposizione da trentacinque a
cinquanta minuti, per irrompere nella nave di Stinger, trovare i prigionieri
e farli uscire.
Rhodes la fiss, sbalordito e incredulo. - Impossibile.
- C' un solo modo: attraverso i tunnel. Devo trovare l'ingresso pi vi-
cino alla nave. Presumo che si trovi dall'altra parte del ponte.
Con uno sforzo Jessie prese la parola. - Anche se... se tu riuscissi a li-
berarli... che ne sarebbe di Stevie? Come faremo a riavere Stevie?
- Trovando la capsula. Prendendola a Stinger. Gi due volte sono stata
a bordo di una nave e so come funzionano le apparecchiature. Posso inseri-
re nel meccanismo di guida le coordinate gravitazionali del mio mondo,
porre in una vasca del sonno la mia capsula e fondermi in essa, prima che
il processo di congelamento sia terminato. Appena entrer nella capsula,
Stevie sar libera.
- Ma sempre nella piramide - obiett Tom. - E come farai a trovare
la capsula e anche i tre prigionieri? La nave sar enorme!
- So per esperienza dove tengono i prigionieri: nel livello tre, dove so-
no sistemate le gabbie. La capsula sar nelle vicinanze di Stinger.
- Cos, trovando Stinger, troverai la capsula.  questo, che intendi? -
disse Rhodes. Inarc il sopracciglio. - Hai pensato che Stinger vuole che
tu li cerchi?
- S. Non lo deluder.
-  una follia! - insistette Rhodes. - Forse sul tuo mondo sei una
sorta d'eroe popolare, ma in questo sei solo una bambina! Primo, dovrai
entrare nei tunnel... e Stinger vi avr posto di guardia dei simulacri in atte-
sa del tuo arrivo. Secondo, per impadronirti della nave dovrai uccidere
Stinger. Come farai?
- Non so - rispose Daufin. - Non ho mai visto uno Stinger ucciso.
- Ah, magnifico! - Rhodes corrug la fronte e scosse la testa. - Non
abbiamo una sola possibilit, gente.
- Non ho detto che Stinger non pu essere ucciso - prosegu Daufin, e
la forza del suo tono diede nuovo vigore alla speranza di Jessie.
- Stinger ha di sicuro un punto vulnerabile, come ogni altra creatura.
Se fosse invulnerabile, non avrebbe bisogno di simulacri.
- Un punto vulnerabile - ripet piano Rhodes. - Giusto. Ma io non
scenderei in quei tunnel senza un lanciagranate e alcune decine di bombe
al napalm. Sarebbe suicidio.
- Sono disposto a correre il rischi - intervenne Tom. Tolse a Rhodes
il fucile. Era pallido e sudato, le labbra erano una sottile linea grigia. -
Vado con Daufin - soggiunse.
- Per farsi uccidere? Lasci perdere!
Jessie prese la mano di Daufin. Piccole onde di statica corsero fra di lo-
ro. - Dimmi la verit: possiamo portare Stevie fuori di l?
- Possiamo fare il tentativo. Io voglio tornare a casa, con la stessa in-
tensit con cui tu rivuoi Stevie. Se la mia trib non combatte, morir. Se la
Casa di Duri torna qui, la vostra Terra morir. Nessuno dei due ha scelta.
Jessie annu e guard Tom. - Vengo anch'io - disse. Si alz.
Prima che Tom e Rhodes potessero rispondere, entr Gunniston. In-
sieme con lui c'erano Rick Jurado e Pequin. Rick aveva il viso sporco di
polvere e la caviglia fasciata strettamente con una striscia d'un lenzuolo
preso nello Smart Dollar. Era sbucato fra le case in fondo a Oakley Street
in tempo per udire il messaggio di Stinger; aveva controllato che Mendoza
e Paloma stessero bene, poi aveva intercettato Gunniston e Pequin. Rivolse
a Zorro un cenno di saluto, lieto di vedere l'amico ancora vivo, poi rivolse
l'attenzione al colonnello. Era molto pallido, ma aveva sempre occhi duri e
decisi. - Quel mostro ha preso mia sorella! - disse. - Cosa facciamo?
- Niente - rispose Rhodes. - Mi dispiace, ma non c' alcun...
- S che c'! - grid Rick. - Non permetter a quel bastardo di pren-
dersi Miranda!
- Stiamo per andare nella nave e riportarli qui - disse Jessie. - Tom,
Daufin e io.
-  un sogno! - Rhodes si pul dagli occhi il sudore. - Una volta en-
trati nei tunnel, non ne uscirete pi. Diavolo, anche se arrivaste alla nave,
cosa usereste come armi? Potrete rimediare qualche altra pistola, certo, ma
non credo che le pallottole servano a molto, contro Stinger.
- Ci occorrono torce elettriche - disse Daufin, rendendosi conto che il
tempo volava. - Torce potenti.
- Stacchiamo dalle pareti alcune lampade e troviamo un sistema per
trasportarle - disse Tom. - Forse riusciamo a collegarne tre o quattro. In
pi abbiano questa. - Indic la lanterna a occhio di bue.
- E un mucchio d'altra roba - intervenne Rick. Si rivolse a Pequin. -
Tu bazzicavi Sonny Crowfield, no? Sapevi del suo arsenale?
- Arsenale?
- Non fare il tonto, amico! Ho trovato le armi da fuoco e l'altra merda,
nell'armadio di Crowfield! Che intenzioni aveva?
Pequin tent di negare ancora, ma cap che Rick non gli avrebbe credu-
to. - Sonny... voleva dare inizio a una guerra coi 'Gades. Voleva far cre-
dere che i 'Gades davano fuoco alle case di Bordertown.
- Non sono stati loro?
- No. Ero con lui, quando le ha incendiate. - Pequin scroll le spalle.
- Volevamo un po' d'azione, tutto qui.
- Parlami della dinamite.
Pequin fiss il pavimento. Sentiva l'odore del sangue che imbrattava la
maglietta di Rick. - Un paio di mesi fa, Sonny, Paco LeGrande e io ab-
biamo scavalcato la recinzione della miniera. Tanto per fare casino. Ab-
biamo trovato la rimessa dove tenevano la dinamite. Credevamo che ci
fossero solo scatole vuote, ma Paco mise il piede su di un'asse schiodata e
nel vano sottostante c'erano i candelotti. Li abbiamo messi in una cassetta
e li abbiamo portati via.
- Per cosa? Per far saltare in aria qualche casa?
- No. - Pequin sorrise, stizzito, mettendo in mostra il dente d'argento.
- Per far saltare in aria il fortino, a guerra iniziata.
- Nella casa di Sonny Crowfield, a Bordertown, ci sono cinque can-
delotti di dinamite con detonatori e micce, - spieg Rick al colonnello
Rhodes. - E altre armi e munizioni. Sonny ora  uno di quei mostri. C'
un buco nel pavimento, ma non so fin dove si estende.
- Dov' questa casa? - domand Daufin.
- In Third Street. Proprio di fianco al deposito d'autoveicoli dove c' la
nave.
- Sarebbe il punto pi vicino alla nave e il tunnel pi breve per arri-
varci - disse Daufin. - Di-na-mite. - Nella memoria trov la defini-
zione: sostanza esplosiva di solito confezionata in candelotti e fatta de-
tonare mediante l'accensione di una miccia. - Cosa sembra?
- Un biglietto per l'inferno, se non fai attenzione - rispose Curt. Aspi-
r una boccata dalla sigaretta e trattenne il fumo. - Pi o meno come que-
sta, ma pi grossa. E anche pi micidiale. - Schiacci per terra il mozzi-
cone. - Tenere dinamite innescata, per chiss quanto tempo senza curarla,
significa voler saltare in aria in mille pezzi.
- Alcuni candelotti sembrano bruciati - disse Rick. - Come se li a-
vessero accesi ma non fossero esplosi.
- Hanno fatto cilecca. Ma a volte non rimangono inerti. Con la di-
namite non si sa mai... soprattutto con quella schifezza da quattro soldi che
il vecchio Preston comperava. Quella roba o esplode se la guardi di storto
oppure puoi bruciarla con un lanciafiamme e se ne resta l a sputacchiare.
Daufin non aveva capito gran parte del discorso del vecchio, ma sapeva
che anche un rozzo esplosivo poteva essere utile. - Ci servir una fune -
disse a Rick.
- Ce n' quanta ne vogliamo, nel negozio di ferramenta. E anche fil di
ferro per legare le lampade.
- Allora andiamo prima nel negozio - disse Tom. Tolse dal gancio a
parete una lampada a batteria. - Organizziamoci e usciamo.
- Vuol dire facciamoci fottere e macellare! - La forza del grido di
Rhodes zitt tutti. - Perdio, andate ad affrontare quel mostro come giova-
ni esploratori al campo estivo! - Si avvicin a Tom Hammond e afferr il
fucile. - Cosa far, quando un mostro con artigli metallici uscir dal ter-
reno e le strapper il fucile? O la gola? Finir per farsi squartare o far sal-
tare in aria tutti gli altri! Cos riavr Stevie? - Guard di sbieco Daufin.
- Cos tornerai a casa?
- Amico, se non ha i coglioni, resti qui! - ribatt Rick.
- Tu sarai il primo a farteli strappare - disse Rhodes. Resse lo sguardo
di Rick per un paio di secondi, poi diede uno strattone al fucile. Tom non
lo lasci. Il colonnello era grigio in viso, aveva gli occhi infossati, ma an-
cora una gran forza e gli era tornato un po' dell'antico ardore. - Per prima
cosa - disse - avete bisogno di chi vi guidi.
- Posso guidarli io - dichiar Daufin.
- Non nel corpo d'una bambina. In un corpo che non  tuo. Forse sai un
mucchio di cose che io ignoro, ma la carne  carne e, se viene rovinata,
Stevie non avr pi dove tornare. - Tir pi forte il fucile. - Lo dia a
me. Con le luci e la dinamite, forse abbiamo una possibilit. Forse. - La
paura di quei tunnel forse pieni di mostri in attesa gli artigli lo stomaco,
ma Daufin aveva ragione: dovevano fare il tentativo. - Vi guider io.
- Vengo con lei, signore - disse subito Gunniston.
- No. Se non torno, dovrai fare rapporto al colonnello Buckner. Tu re-
sti qui. - Gunniston inizi a protestare. -  un ordine - sottoline Rho-
des; e Gunniston tacque.
Tom cedette il fucile. - Bene. - Rhodes guard gli altri. - Se Daufin
ha ragione sul fattore tempo, dobbiamo muoverci. Chi viene, oltre Jessie e
Rick?
Bobby Clay Clemmons arretr contro la parete. Zorro apr bocca, ma
Rick lo interruppe: - Tu resti qui - gli disse. - Baderai a Paloma, capi-
to? - Aspett che Zorro annuisse.
- Signor Lockett? - domand Rhodes. Seduto per terra, Curt aveva
tolto di tasca una foto e l'aveva allargata; ora fissava il viso di ragazza.
Non rispose a Rhodes. Un'ombra gli velava gli occhi.
- Siamo a posto, allora. Dobbiamo raccogliere altre lampade e altre
torce. Procediamo - disse Rhodes, prima che il buonsenso avesse la me-
glio sulla decisione.
Curt rimase dov'era, mentre gli altri uscivano. Rick si sofferm a slegare
la striscia di lenzuolo, a stringerla il pi possibile e annodarla di nuovo.
Sentiva un dolore sordo e pulsante, ma non aveva fratture. Disse: - Lei 
il padre di Cody Lockett?
- Gi. - Curt ripieg la fotografia e la ripose in tasca. - Cody  mio
figlio.
- Lo porteremo fuori di l. Lui e mia sorella. - Rick vide sul tavolo la
Colt a canna corta e la prese. -  sua?
- S.
- Le dispiace se la prendo io?
Curt disse: - Signore, Signore, Signore. - Nuove goccioline di sudore
gli luccicarono sul viso. Chiuse gli occhi per qualche istante; quando li
riapr, era circondato dallo stesso vecchio mondo e credette di sentirlo gi-
rare sul proprio asse come una giostra di carnevale. Aveva una gran sete,
come se un pozzetto di sole gli fosse rimasto conficcato in gola. Si alz,
con un ghigno sulle labbra. - Il giorno in cui permetter a un ragazzo
messicano di fare il mio lavoro, non sar degno nemmeno che mi piscino
sopra - disse. Chiuse la mano intorno alla Colt.
54
La gabbia
Cody ud il gemito di Miranda: anche la ragazza riprendeva i sensi. Stri-
sci accanto a lei, sul pavimento che pareva di cuoio.
- La testa... oh, la mia testa - mormor Miranda, premendosi la mano
contro il livido violaceo e il bernoccolo sopra l'occhio sinistro. Batt le
palpebre e tent di tenerle aperte, ma pesavano troppo.
- Sta bene?
Cody lanci un'occhiata a Sarge, seduto un metro e mezzo pi in l, le
braccia serrate intorno alle ginocchia. Nel bagliore violaceo delle sbarre
della gabbia, il viso di Sarge aveva una sfumatura cinerea. - Non so -
rispose Cody. - Ha preso un brutto colpo. - Miranda gemeva ancora,
con voce pi bassa; poco dopo perdette di nuovo i sensi. Cody aveva spu-
tato un po' di sangue e respirava a fatica per il dolore di una costola rotta,
ma per il resto era a posto, pi furibondo che spaventato. L'adrenalina gli
aveva invaso i muscoli. Miranda giaceva immobile. Per la quinta o sesta
volta Cody le controll il polso; gli pareva un po' lento, ma se non altro era
forte. Miranda era molto pi dura di quanto non sembrasse.
Cody si alz, reggendosi il fianco, e fece ancora il giro della gabbia, un
cono con la circonferenza di circa cinque metri, chiuso da sbarre di luce
violacea. Aveva voluto provare con un calcio la resistenza delle sbarre e la
suola dello stivale si era bruciata quasi completamente; grumi ardenti di
gomma fusa si erano staccati ed erano esplosi nel toccare di nuovo le sbar-
re. Cody non aveva voglia di scoprire che cosa avrebbero fatto alla carne
viva. L'intera gabbia era sospesa a un metro dal pavimento, fatto di scaglie
nere sovrapposte.
Non sapeva come si era immaginato l'interno dell'astronave... forse pie-
no di macchinari ad alto contenuto teconologico, oggetti di lucido cromo
che ronzavano con scopi misteriosi; invece puzzava come un cesso traboc-
cante e sul pavimento luccicavano pozzanghere di limo. Tubi che parevano
fatti d'ossa di dinosauro pendevano dal soffitto e serpeggiavano lungo le
pareti; da essi proveniva uno sciacquio monotono che rivelava il passaggio
di chiss cosa. L'aria sapeva di muffa ed era cos fredda e umida che Cody
vide il proprio respiro; ma il freddo gli aveva acuito i sensi. Consider l'a-
stronave non una meraviglia di tecnologia aliena, ma l'interno d'un castello
medievale, privo di riscaldamento, elettricit, impianti igienici. La fanghi-
glia inghirlandava le tubazioni ossee e, gocciolando, provocava sciaguattii
sul pavimento. Ma Cody aveva creduto di scorgere una cosa, della quale
peraltro non era sicuro: non solo le scaglie del pavimento assorbivano la
fanghiglia, ma ogni tanto parevano gonfiarsi di qualche centimetro e poi
sgonfiarsi di nuovo, come se fossero vive e respirassero.
Cody smise di girare e si ferm a breve distanza dalle sbarre, ma non
sent calore: i raggi bruciavano di fuoco freddo. Sul pavimento della stanza
c'era una piccola piramide nera, grossa all'incirca quanto una scatola da
scarpe. Poco prima, mentre penzolava a testa in gi e il braccio della crea-
tura rischiava di stritolarlo, aveva visto Stinger toccare con lo stivale quel-
la piccola piramide, che si era messa a brillare di fioca luce violacea. C'era
stato un ronzio e subito dopo lui e Miranda erano stati scaricati su di un
piatto nero che poi era risultato il fondo della gabbia. Mentre le sbarre co-
minciavano a risplendere, la gabbia era salita d'un metro.
Pi tardi - Cody, ancora intontito, non sapeva quanto tempo era tra-
scorso - una creatura col viso di Mack Cade e con la testa e le spalle d'un
cane che gli spuntavano dal torace, aveva portato nella stanza un altro cor-
po. Cody aveva guardato il piede della creatura toccare la piramide. La lu-
ce violacea si era accesa e la gabbia aveva iniziato a scendere; quando a-
veva toccato il pavimento, i raggi che fungevano da sbarre si erano spenti.
Allora Sarge Dennison era stato messo nella gabbia. La creatura aveva
toccato di nuovo la piramide e le sbarre erano tornate in vita. La gabbia si
era sollevata di nuovo. Stinger aveva guardato Sarge e gli aveva domanda-
to come si chiamava; a Cody aveva domandato il nome di Miranda. Erano
occorsi alcuni secondi perch Sarge capisse la domanda, ma alla fine il
vecchio sergente aveva borbottato il proprio nome e Stinger era uscito...
ma non prima che Cody avesse notato la sferetta nera stretta fra le fauci del
cane.
Ora Cody fiss la piccola piramide, al momento scura. Un interruttore,
immagin. Toccandolo, si abbassava la gabbia e si spegnevano i raggi. Ma
era un metro sotto di loro e almeno un altro metro dal bordo della gabbia.
Troppo lontano per arrivarci, anche se avesse potuto infilare il braccio fra
le sbarre senza bruciarselo fino al gomito. Eppure... non vedeva altra via;
non sapeva che cosa Stinger avesse in mente per loro, ma immaginava che
non sarebbe stato piacevole.
Si frug in tasca: aveva un 10 cent, tre monetine da un cent e l'accen-
dino. Quale pressione occorreva per azionare l'interruttore? Forse sarebbe
bastato tirare l'accendino contro la piramide e il peso l'avrebbe fatta scatta-
re... ma Cody scart subito l'idea, perch se l'accendino si forava, il gas sa-
rebbe esploso sulla gabbia. Rimise in tasca l'accendino, si distese sulla
pancia e tese di piatto la mano fra le sbarre, tenendo ferme col pollice le
monetine. Lo spazio fra le sbarre era sufficiente a permettere il passaggio
della mano; Cody infil anche il polso, lieto d'essere cos magro. Il dolore
alle costole gli diede un'altra fitta; Cody ansim per riprendere fiato e il
movimento gli fece spostare il braccio di qualche millimetro.
I peli dell'avambraccio sfrigolarono e bruciarono con un lieve scop-
piettio. Cody si tenne immobile il pi possibile, ma la tensione gli faceva
tremare il braccio. Aveva il palmo bagnato di sudore. Cerc di sistemare le
monetine in modo da tirarle contro la piramide e subito perdette il 10 cent
e una delle altre. Cominciava a sentire crampi alla mano e non aveva tem-
po di prendere la mira; con uno scatto del polso lanci entrambe le mone-
te: una pass sopra la piramide, l'altra pi a sinistra.
- Merda! - disse Cody. Ritrasse braccio e mano. Al centro del braccio
tutti i peli erano strinati, ma la pelle era intatta. Un altro millimetro, si dis-
se, e la gabbia avrebbe puzzato di carne bruciata. Il braccio gli tremava fi-
no alla spalla. Cody cap che il tentativo di azionare l'interruttore era dav-
vero disperato. Strisci lontano dalle sbarre e si sedette sui talloni, mas-
saggiandosi la spalla. Alz lo sguardo; due metri e mezzo pi in alto, i
raggi violacei si univano; al di sopra, invisibile, c'era il meccanismo al
quale la gabbia era sospesa. Cody riport lo sguardo alla piccola piramide
per terra. - Dev'esserci un modo per arrivarci - disse.
- Arrivare dove? - domand Sarge.
- A quell'affare. - Cody indic la piccola piramide; Sarge cap che
cosa intendeva e annu. - Comanda la gabbia, credo - spieg Cody.
- Se potessi farlo scattare con qualcosa che passi fra...
- Cody? - La voce di Miranda era un bisbiglio sofferto. La ragazza
cercava di alzarsi a sedere, aveva gli occhi sbarrati e iniettati di sangue.
- Cody?
Lui le fu al fianco. - Calma, calma. Resta distesa e non muoverti.
- Cos' accaduto? Dove siamo? - Si guard intorno, vide le sbarre
violacee. - Rick... dov', Rick?
- Rick  in salvo - ment Cody. Lei batt le palpebre e lo guard.
- Ha attraversato il ponte - soggiunse Cody.
- Abbiamo urtato qualcosa, vero? Oh... la mia testa... - Con le dita
trov il livido e il bernoccolo. Trasal e le spuntarono altre lacrime. Aveva
ricordi confusi: una figura davanti a loro sul ponte, l'urto doloroso, la sen-
sazione di cadere. Per fortuna, nient'altro, dopo. - Tu stai bene?
- Sono stato anche meglio - rispose Cody, scostandole dalla fronte
una ciocca madida. Commozione cerebrale, si disse. - Questo lo senti? -
le domand, strofinandole le mani e poi le caviglie. - S - rispose Mi-
randa e Cody si tranquillizz un poco. Aveva sulle braccia ustioni da sfre-
gamento, il labbro inferiore gonfio e spaccato, ma poteva andarle peggio,
pens Cody: la schiena rotta, fratture alle braccia o alle gambe... e di sicuro
l'osso del collo spezzato, se lui non avesse fermato Stinger.
- Abbiamo urtato... il Brontolone, vero? - disse Miranda. Cody sorri-
se debolmente. - Oh, certo. E l'abbiamo sbattuto col culo per terra, anche.
- Avevi detto... che sai portare la moto.
- Mi pare d'avere fatto un buon lavoro. Siamo vivi, no?
- Ancora non ne sono sicura. - Ora tocc a lei mostrare una traccia di
sorriso, anche se negli occhi aveva ancora un'espressione vaga. - Dovevo
restarmene a Fort Worth, credo.
- Gi. Ma non avresti mai conosciuto me!
- Stronzate - rispose lei e Cody cap che cominciava a riprendersi.
Anche nella voce le tornava forza.
Si disse che Miranda non sarebbe svenuta di nuovo e quindi doveva rac-
contarle che cos'era accaduto e dirle dove si trovavano. - Siamo dentro
l'astronave - esord. - In una sorta di prigione sotterranea. Siamo in una
cella sospesa. - Attese una risposta, ma non ce ne furono. - Stinger po-
teva ucciderci - prosegu. - Ma non l'ha fatto. Ci vuole vivi e per me va
benissimo.
- Anche per me - intervenne Sarge. Miranda sollev la testa per vede-
re chi aveva parlato. - Sono Sarge - disse il vecchio sergente. - E que-
sto accanto a me  Scooter. - Indic uno spazio vuoto.
- Scooter  il suo cane - si affrett a spiegare Cody. - Ah... Sarge
non muove un passo, senza Scooter. Mi sono spiegato?
Miranda si mise a sedere. La testa le pulsava ancora, ma almeno ora ci
vedeva chiaramente. Non sapeva con sicurezza chi fosse pazzo e chi savio,
ma Sarge cominci ad accarezzare un cane invisibile e disse: - Stai tran-
quillo, Scooter. A te bado io. - E Miranda cap che Sarge viveva in uno
stato di confusione mentale permanente.
- Mi dispiace d'averti cacciata in questo casino - disse Cody. - Devi
stare pi attenta a chi ti offre un passaggio in moto.
- La prossima volta. - Cerc di tirarsi in piedi, ma si sentiva cos de-
bole che fu costretta a posare sulle ginocchia la testa. - Perch quella cre-
atura ci tiene prigionieri?
- Non so. E non mi va neppure di fare ipotesi. - Lo sciaguattio nei tu-
bi era diventato pi forte. C'era anche un altro rumore: un'eco lontana, si-
mile a un tamburo soffocato o al battito d'un cuore. L'intera maledetta nave
era viva, pens Cody. - Dobbiamo uscire di qui - disse. Strisci fino al
bordo della gabbia e fiss di nuovo la piccola piramide. Bisognava aziona-
re quell'interruttore. Ma come? - Per caso non hai una fionda, vero? -
domand in tono scherzoso. Ovviamente Miranda scosse la testa. Cody
rimase disteso bocconi, il mento sulle mani, a fissare la piramide. La fibbia
della cintura gli penetrava nello stomaco e Cody cambi posizione.
La fibbia, pens.
Di colpo si alz a sedere, si sganci la cintura e la tolse dai passanti.
- Ehi! - disse Sarge. - Non si fanno certe cose davanti a una si-
gnorina!
- Secondo te, quanto dista? - domand Cody a Miranda, indicando la
piramide.
- Non so. Due metri, forse.
- Meno, scommetto. Io ho una cintura da settanta centimetri e... -
Guard Sarge e vide la cintura nera, tutta consumata, che reggeva i calzoni
della tuta del vecchio. - Sarge, passami la tua cintura.
- La cintura? Ragazzo, cosa ti prende?
- Toglila, Sarge! Presto!
Con riluttanza Sarge si tolse la cintura e la diede a Cody. - Quant'
lunga? - domand il ragazzo. Sarge scroll le spalle. - Sono le dame di
carit a comprarmi la roba. Non sono aggiornato.
- Sembra ottanta centimetri buoni. - Cody aveva gi iniziato ad anno-
dare le due cinture in modo che le fibbie fossero alle estremit. - Forse
cos ci arriviamo. Lo scopriamo subito. - Diede uno strattone al nodo per
assicurarsi che reggesse.
- Che intenzioni hai? - domand Miranda.
- Sono quasi sicuro che quella roba l per terra  la scatola di comando
della gabbia. Se la faccio scattare, abbasso la gabbia. E forse usciremo di
qui.
- Non badargli - mormor Sarge a Scooter. -  pazzo, ecco tutto.
- Ascoltatemi bene, tutt'e due - disse Cody. Il tono pressante in-
terruppe il mormorio di Sarge. - Adesso infilo tra le sbarre il braccio, il
pi possibile. Se non lo tengo fermo, me lo brucer in un attimo. Sarge, af-
ferrami le gambe. Se il braccio prende fuoco, tirami indietro con la massi-
ma rapidit. Chiaro?
- Io? Perch io?
- Perch sei molto pi forte di Miranda e perch lei guarder se per ca-
so torna Stinger. Va bene?
- Va bene - rispose Sarge, poco convinto.
Cody spinse fra le sbarre la cintura e la fibbia penzol dal bordo. Sarge
lo afferr per le caviglie e Cody strisci avanti, col viso solo a qualche
centimetro dalle sbarre. Lentamente infil la mano, poi il polso e tutto l'a-
vambraccio. La fibbia toccava terra proprio sotto la gabbia; ora il difficile
era muovere di scatto il polso per farla sbattere contro la scatola di coman-
do.
Col viso Cody sfiorava i raggi e ne udiva il micidiale ronzio. Se c'era un
momento per fare il tentativo, era questo. Cody mosse di scatto il polso
verso l'alto. La fibbia strisci per terra e si ferm a cinque centimetri dalla
piramide. Cody la ritrasse e la lanci di nuovo. Ancora una volta la fibbia
non arriv alla piramide.
Cody spinse avanti di un altro centimetro il braccio. Ci passava forse
uno stuzzicadenti, fra sbarra e pelle. Alcuni peli mandarono scintille e si
arricciarono in minuscoli puntini di fiamma. Cody si sentiva il cuore batte-
re all'impazzata e tremava in tutto il corpo. Calma... calma, si disse. Spinse
avanti la cinghia. Ancora un lancio troppo corto. Fu accecato da una goc-
ciolina di sudore che gli col nell'occhio destro. Soffoc l'impulso d'asciu-
garsi: se si fosse mosso, con la faccia o col braccio avrebbe toccato le sbar-
re. Disse: - Sarge, tirami indietro. Lentamente.
Sarge lo spost dal bordo. Cody tenne rigido il braccio, finch le dita
non passarono fra le sbarre. Allora con l'altra mano si strofin l'occhio, si
alz carponi e ritir la cintura. - Non  abbastanza lunga - disse. - Ci
vorrebbero ancora cinque centimetri. - Ma non aveva altro da usare e lo
sapeva. Stava per gettare da parte le cinture annodate, quando Miranda dis-
se: - L'orecchino.
Cody port la mano al lobo: l'orecchino a forma di teschio era lungo pi
di cinque centimetri. Se lo tolse, agganci a una fibbia la catenella in modo
che il teschio d'argento avesse tutto il gioco possibile; afferr l'altra fibbia
e disse: - Sarge, riproviamo.
Muovendosi con lentezza e cautela, Cody lasci penzolare dal bordo del-
la gabbia la fibbia con l'orecchino e attese che il peso tirasse gi la cintura.
Poi strisci avanti e infil fra le sbarre mano, polso e avambraccio. Quan-
do fu pronto, mosse di scatto il polso. Stavolta pens d'arrivarci, ma la fib-
bia ricadde a qualche millimetro dalla piramide. Doveva farsi pi avanti.
Spinse il braccio, un millimetro alla volta. Goccioline di sudore gli ba-
gnavano le sopracciglia; una goccia scoppiett e sfrigol, sfiorando la
sbarra. Ancora un poco, si disse Cody; solo un poco. Sul braccio i peli a-
vevano preso fuoco. Ancora un poco. Adesso non vedeva spazio, fra la
pelle e le sbarre. Ancora un millimetro, tutto qui...
Con uno sbuffo soffocato, un ricciolo sfior la sbarra e prese fuoco. Le
fiamme strisciarono verso lo scalpo. - Tiralo via! - grid Miranda a
Sarge. Cody sent le mani del vecchio serrargli le caviglie. In quell'istante,
con un rapido scatto del polso, lanci la fibbia.
Ud il tintinnio metallico, quasi musicale, del teschio d'argento contro la
scatola di comando. Ma non sapeva se il contatto bastasse a far scattare
l'interruttore. L'istante successivo Sarge lo tir via dalle sbarre. Miranda
gli strapp le ciocche bruciate. Un crampo gli irrigid i muscoli del brac-
cio. Mentre risaliva dal bordo della gabbia, la cintura tocc una sbarra e fu
tranciata di netto come da una lama arroventata. Cody si lasci andare su-
pino e si massaggi il braccio per far passare il crampo; tra le dita stringe-
va ancora la fibbia.
E poi, con sorpresa, si accorse che la gabbia scendeva.
Si alz a sedere; sopra l'occhio sinistro, un ciuffo di capelli mandava an-
cora fumo. La piramide brill di luce violacea. La gabbia scese dolcemente
sul pavimento e il cerchio di sbarre si spense.
55
Il regno di Stinger
Matt Rhodes fu il primo a calarsi nel buco sotto la casa di Sonny Cro-
wfield. Legata alla cintola aveva la lanterna a occhio di bue; a tracolla, un
fucile automatico carico, preso dall'arsenale di Crowfield. Appena tocc
con le scarpe la fanghiglia del fondo, sleg la lanterna e la punt nel tunnel
pi avanti. Niente si muoveva: c'era solo il lento sgocciolio di limo grigia-
stro. Rhodes alz gli occhi; sei metri pi in alto vide la torcia di Rick Jura-
do. Diede uno strattone alla fune e Rick inizi la discesa.
Il ragazzo aveva con s il secondo fucile automatico di Crowfield e una
torcia presa al fortino. Quando tocc il fondo, la fune risal e poco dopo ri-
discese reggendo il marchingegno suggerito da Daufin: quattro lampade a
batteria legate insieme e munite d'un manico di fil di ferro... una sorta di
cestino di luce. Le lampade illuminarono vividamente il tunnel. Rhodes re-
spir con maggiore tranquillit, appena toccarono terra.
Poi scese Jessie, che reggeva una torcia e aveva a tracolla il Winchester.
Segu Tom, con Daufin appesa al collo. L'ultimo fu Curt Lockett. Portava
sul petto uno zaino da escursionista comperato nel negozio di ferramenta,
con i cinque candelotti di dinamite e la Colt a canna corta.
Tom pos a terra Daufin. Il tunnel era alto circa due metri e largo forse
altri due. Intorno a loro, nel fango, c'erano pezzi dell'assito, un materasso e
un letto rotto. Probabilmente, quando il pavimento si era aperto, Crowfield
era a letto.
Rick si tolse di tracolla il fucile, tenne il calcio contro la coscia e punt
nel tunnel il raggio della torcia. Rhodes pass a Tom la lanterna e prese il
fascio di lampade a batteria. - Bene - disse sottovoce, sollevando echi.
- Vado io per primo. Daufin dietro di me. Poi Jessie, Tom e Lockett.
Rick alla retroguardia. Lockett non tiri quei candelotti senza il mio ordine,
chiaro?
Brill una fiammella. Col Bic Curt si accese una Lucky. - Chiaro, ca-
po.
- Rick, guardaci le spalle. E fate tutti il minor rumore possibile: dob-
biamo sentire se qualcuno scava. - Deglut con forza. L'aria era umida e
viziata; il puzzo di pesche marce, emesso dalla fanghiglia grigiastra, pun-
geva le narici. La mucillagine pendeva, come grottesche stalattiti, dal sof-
fitto e dalle pareti; per terra formava pozzanghere che scintillavano d'ar-
gento iridescente. - Cos' questa merda liquida che copre tutto? - do-
mand Curt. Era alta cinque centimetri e scivolosa come grasso per moto-
ri.
- Stinger scava questi tunnel - rispose Daufin. - Li spruzza con una
sostanza lubrificante per muoversi pi rapidamente.
- Lubrificante! - brontol Curt. Piccole formiche di paura gli trac-
ciavano degli otto sul ventre. - Sembra moccio!
- Voglio sapere una cosa - disse Rhodes. - L'energia che aziona i
simulacri proviene da Stinger o dalla nave?
- Da Stinger - rispose Daufin. Scrut nel tunnel, attenta a qualsiasi
segno di movimento. - I simulacri sono sacrificabili, da gettare via una
volta usati.
Il procedimento per fabbricarli era certo velocissimo, pens Jessie. La
creazione di tessuti viventi legati con fibre metalliche, organi interni, ossa
sintetiche... era una cosa che sfuggiva alla comprensione di una mente
troppo legata alla Terra. Avrebbe voluto domandare che aspetto aveva
Stinger e come creava simulacri a partire da corpi umani, ma non c'era
tempo. Dovevano sbrigarsi.
- Tutti pronti? - Rhodes aspett che ciascuno rispondesse e poi si av-
vi nel tunnel, attento a posare bene i piedi e a non pensare alla mole del
mostro che aveva scavato gallerie del genere nel terreno del Texas.
Rick illumin la strada percorsa. Tutto sgombro. Prima di lasciare il for-
tino dei 'Gades, si era inginocchiato accanto a Paloma e le aveva stretto le
mani. Le aveva detto che cosa doveva fare e perch. Paloma aveva ascolta-
to in silenzio, a testa china.
Poi gli aveva chiesto di pregare con lei e Rick aveva posato la guancia
contro la fronte della vecchia, mentre lei supplicava la misericordia divina
sui suoi due nipoti. Paloma gli aveva baciato la mano e l'aveva guardato,
con quegli occhi che ormai non vedevano pi, ma che erano sempre riusci-
ti a leggergli nell'anima. Dios anda con los bravos gli aveva mormorato.
Rick si augur che avesse ragione e che Dio camminasse sul serio a
fianco dei coraggiosi. O che almeno vegliasse sui disperati.
Da quando avevano lasciato il condominio, non avevano visto n la
creatura simile a un cavallo, n gli altri Stinger di forma umana. Erano
passati nel negozio di ferramenta, dove si erano procurati due rotoli di fune
da cinque metri; poi avevano attraversato il ponte e l Rick si era sentito
mancare il cuore, nel vedere i rottami ancora fumanti della moto di Cody.
Forse anche il vecchio Lockett aveva riconosciuto la moto, ma era rimasto
in silenzio.
Il tunnel girava a destra.
Le lampade rivelarono l'intersezione di tre gallerie che si allontanavano
in direzioni diverse. Rhodes scelse il tunnel centrale, che presumeva por-
tasse dritto alla piramide nera. Daufin annui, quando il colonnello la guar-
d per conferma. Percorsero il tunnel fra il riverbero delle lampade sulle
pareti umide. In breve udirono una serie di tonfi ritmici, simili al battito
d'un cuore gigantesco.
- La nave di Stinger - bisbigli Daufin. - I sistemi si caricano.
Rick teneva la torcia puntata alle spalle del gruppetto. Ma il tentativo di
sorprenderli avvenne talmente in fretta che lui non ebbe il tempo di grida-
re: sei metri pi in l, una figura ingobbita entr nel cono luminoso, alz le
mani per proteggersi gli occhi e si ritir rapidamente nel buio.
Rick si ferm. Si sentiva le gambe molli. Aveva visto la coda sferzante
della creatura simile a uno scorpione chiazzato, a otto zampe, con testa
umana. - Colonnello? - chiam. - Colonnello? - ripet a voce pi al-
ta.
Gli altri avevano proseguito per qualche passo, ma ora Rhodes si ferm
e guard indietro. - Cosa succede?
- Sa che siamo qui - rispose Rick.
Dal buio davanti a loro provenne la voce strascicata di una donna con la
cadenza texana. - Fossi in voi, non m'avvicinerei oltre.
Rhodes si gir di scatto e tenne alte le lampade. Cinque metri pi avanti,
il tunnel girava a sinistra: la creatura era certo ferma dietro la curva.
- Certo che a voi scarafaggi piace vivere pericolosamente - disse
Stinger. - Il guardiano  l con voi?
Daufin mosse un passo avanti. - Sono qui - proclam in tono di sfida.
- Voglio che i tre prigionieri umani siano liberati.
Segu una risatina gelida. - Santiddio, cos'era, un ordine? Tesoruccio,
ora sei nel mio mondo. Se vieni qui e ti metti nelle mie mani, forse penser
alla possibilit di lasciare liberi gli scarafaggi.
- Se non li liberi tu - replic Daufin - li liberiamo noi.
La risposta provoc un'altra risatina. - Guarda dietro di te, tesoruccio.
Non puoi vedermi, ma io sono qui. Sono nelle pareti. Sono sopra la tua te-
sta e sotto i tuoi piedi. Sono da tutte le parti! - Il tono di voce si ven di
collera. - Ora ho la tua capsula, tesoruccio. Baster per farmi avere la ri-
compensa. Inoltre, ho scoperto un intero mondo pieno di scarafaggi che a
lottare non valgono una cicca; dovrei ringraziarti per avermi guidato qui.
- Non importa. Non andrai da nessuna parte.
- No? E chi mi fermer?
- Io.
Segu il silenzio. Daufin sapeva che Stinger non si sarebbe lanciato nel
bagliore della luce elettrica. Poi Stinger sibil: - Vieni, allora. Ti aspetto.
Vieni, cos vedr il colore delle tue viscere!
- A terra - disse piano Curt. Aveva tolto dallo zaino un candelotto di
dinamite e accost alla miccia la punta incandescente della sigaretta. La
miccia mand fumo e scintille, cominci a bruciare. Rhodes url: - Le
avevo detto di non...
- Vaffanculo - replic Curt e lanci il candelotto verso la curva del
tunnel.
Rhodes afferr Daufin e si gett lungo e disteso nella fanghiglia. Anche
gli altri si buttarono a terra. Nel giro di due secondi ci fu un'esplosione si-
mile a quella di dieci colpi di fucile a pallettoni. Il fondo del tunnel trem,
frammenti di terriccio volarono per aria e ricaddero come pioggia. Rhodes
si alz a sedere, con le orecchie che gli ronzavano. Daufin si liber e si al-
z in ginocchio. Guard, stupita, Curt: era gi in piedi e traeva un'altra
boccata dalla sigaretta storta. - Ecco cos' la dinamite - disse il vecchio.
La voce di Stinger non torn. Ma dalla curva provenne un ansito or-
ribile, come d'aria inspirata da polmoni malati. Rhodes si alz, arm il fu-
cile, cerc di tenerlo fermo e cominci ad avanzare. Tenendosi chino, gir
la curva, pronto a sparare.
Qualcosa, sul pavimento del tunnel, cercava di strisciare via nella fan-
ghiglia. Aveva un braccio solo, perch l'altro, ridotto a troncone annerito,
era volato qualche metro pi in l; la testa era un grumo informe. Nel viso
maciullato, la bocca piena di denti spezzati ansim come la branchia d'un
pesce bizzarro e l'occhio restante trasal alla luce. La coda munita di punte
era sollevata e si agitava debolmente. La mano della creatura artigli con
frenesia il terreno e cerc di scavare un buco.
Rhodes accost alla faccia della creatura il fascio di lampade, evitando
la coda sferzante. La bocca orridamente maciullata si spalanc ed emise li-
quido grigiastro; l'occhio cominci a fumare e bruciare. Nell'aria si sparse
un puzzo acre di bruciato. L'occhio scoppi, si fuse in un rivolo di mucil-
lagine; dopo un'ultima contorsione, il corpo rimase immobile. La coda
sferz l'aria ancora una volta, poi ricadde come un fiore reciso.
La luce elettrica brucia gli occhi del mostro, pens Rhodes. E i simu-
lacri, una volta accecati, per Stinger diventavano inutili. In sostanza erano
telecamere mobili e parlanti, quindi Stinger si limitava a togliere l'energia
che li animava. Ma se tutti i simulacri erano in qualche modo bizzarra par-
te di Stinger - azionati forse dalle onde cerebrali di Stinger stesso - allora
era verosimile che il mostro sentisse dolore: il colpo d'un proiettile o Pe-
splosione della dinamite. Mi hai fatto male, aveva detto il mostro, in casa
di Dodge Creech. Tutti i simulacri erano Stinger; tramite i simulacri, Stin-
ger era vulnerabile al dolore.
Rhodes precedette gli altri e pass rapidamente davanti alla figura bru-
ciata distesa per terra. Daufin rivolse al simulacro un'occhiata priva di cu-
riosit, ma Jessie non si permise di guardarlo. Curt trov il tempo di lasciar
cadere sulla testa maciullata la cenere della sigaretta, anche se si mosse
con la stessa rapidit degli altri.
Avevano oltrepassato di tre metri il simulacro morto, quando alla destra
di Rhodes il terriccio esplose dalla parete del tunnel. Una sagoma ingobbi-
ta si tuff verso le lampade, con la coda che sbatteva contro il soffitto.
Rhodes si gir di scatto, ma la creatura gli fu addosso prima che il colon-
nello potesse sparare. Rhodes ud dei colpi di fucile: Rick e Tom avevano
sparato quasi a bruciapelo. Poi si sent urtare la spalla da quella che pareva
una sega elettrica impazzita; fu sollevato in aria e sbattuto contro la parete
opposta, con forza tale da spezzarsi quasi la schiena. Jessie url, ci furono
altri spari, Rhodes si sent mancare le ginocchia, mentre un liquido caldo
gli colava lungo il braccio. Cadde a terra.
Rick vide la faccia della creatura: occhi scuri e capelli grigi... il viso del
signor Diaz, proprietario del risuolificio in Second Street, sopra un corpo
di scorpione. Spinse la canna del fucile contro quella faccia e gli fece salta-
re la mascella inferiore. Il mostro barcoll all'indietro, alz un braccio a
schermarsi gli occhi. Curt spar un colpo e gli port via un pezzo di testa:
nella ferita ribollirono cose scure e vermiformi. La coda frust l'aria, man-
c d'un pelo la testa di Tom. Poi il simulacro si gir e si tuff nel buco da
cui era emerso, zampettando nel terreno e scomparendo nel giro di qualche
istante.
Il fumo degli spari si libr pigramente nel tunnel. Jessie era gi in ginoc-
chio accanto al colonnello. Vide il luccichio d'osso nella ferita alla spalla.
C'era un mucchio di sangue. Rhodes era cereo. Con le nocche sbiancate
stringeva ancora il fucile e il manico del fascio di lampade.
- Il bastardo mi ha artigliato - disse Rhodes. - Voleva distruggere le
lampade.
- Stia zitto - lo ammon Jessie. Strapp la camicia intorno alla ferita,
profonda e grave. I tessuti muscolari lacerati si contrassero e si rilassarono.
Sudore freddo bagnava il viso di Rhodes. Il colonnello sorrise debol-
mente alla smorfia di Jessie. - Signora, parlare  quasi tutto quello che
posso fare in questo momento. Sono ridotto male, eh?
Jessie guard Tom. - Dobbiamo portarlo fuori di qui.
- No! - protest Rhodes. - Nel frattempo Stinger sar gi partito! -
Per fortuna aveva il braccio ancora insensibile. Pos la mano sulla ferita e
strinse con forza, come per tenere lontano il dolore prima che si manife-
stasse. - Ascoltatemi. Se volete riavere Stevie... e gli altri... dovete fare
da soli. Io sono arrivato al capolinea. - Trov Daufin, ferma accanto a
Rick; la bambina lo fissava. - Daufin... hai detto che potevi guidarli. Ec-
co la tua occasione.
- Quant' grave la ferita? - domand Daufin a Jessie.
- Le arterie principali sono intatte. Soprattutto muscoli lacerati. Mi
preoccupa lo choc. Stanotte il colonnello ha gi sofferto diversi traumi.
- Li abbiamo sofferti tutti. - Rhodes cominciava ad avere freddo e si
sentiva sul punto di perdere conoscenza. - Lasciatemi qui e andate avan-
ti! Fin qui siamo arrivati, maledizione! Andate!
- Ha ragione - disse Rick. - Dobbiamo proseguire.
- Porter il mio ragazzo fuori di qui, perdio - giur Curt, anche se lo
stomaco gli vibrava di paura. - A qualsiasi costo.
- Dobbiamo proseguire - convenne Daufin. Il battito ritmico dei si-
stemi della nave che traevano energia dalle riserve diventava pi forte.
Daufin si inginocchi accanto al colonnello Rhodes. - Forse Stinger verr
a prenderla. Lo sa, vero?
- S. Ecco. - Spinse verso di lei il fascio di lampade. - Datemi una
torcia. - Tom gli diede la sua; Rhodes piazz il fucile accanto a s e tenne
sul grilletto il dito insanguinato.
- Dinamite, anche - sugger Daufin. Curt gli diede un candelotto; poi
accese una sigaretta e la mise fra le labbra grigiastre del colonnello.
- Grazie. Ora sono pronto. - Guard in viso Daufin. Non vedeva pi
la bambina, ma un essere commosso e orgoglioso, inginocchiato al suo
fianco; e Daufin aveva occhi antichi che avevano sopportato un mondo di
dolore ma mostravano ancora lo scintillio del coraggio. - Sei una brava
persona - le disse, con voce sempre pi debole. - Mi auguro che tu rie-
sca a tornare alla... - Come l'aveva definita? - Alla tua trib - ricord.
- Mi auguro che tu insegni loro che vale la pena lottare per la vita.
- Lo far. - Gentilmente Daufin gli tocc la guancia e il colonnello
sent nelle dita della bambina il formicolio d'elettricit. - Non devi morire
- disse Daufin. Era un ordine.
- Il mio progetto  sempre stato di morire nel South Dakota. Nel mio
letto, a cento e un anno. - Cominciava a sentire il dolore, ma non lo la-
sci vedere. -  meglio che andiate.
- Torneremo a prenderla - disse Rick.
- Ah, certo, guai a voi se non tornate. - Si pos sul petto il candelotto
di dinamite, per ogni evenienza. Daufin diede a Jessie il fascio di lampade
e a passo piuttosto vivace si avvi nel tunnel. Jessie e gli altri la seguirono.
La pulsazione metallica della nave indicava che i sistemi si caricavano ra-
pidamente. Poco pi avanti il tunnel gir a sinistra. Ormai erano quasi sot-
to la piramide e presto avrebbero visto l'apertura che portava all'astronave.
La domanda era: Stinger avrebbe impedito loro l'accesso, o li avrebbe la-
sciati entrare?
Mentre muoveva gli occhi da una parte all'altra e tendeva l'orecchio al
fruscio d'artigli nel terriccio, Daufin cap che Stinger aveva ragione: l'intri-
co di tunnel era veramente il suo mondo e lui era dappertutto.
Con le gambe che si muovevano come piccoli pistoni, la guerriera aliena
nel corpo di bambina s'inoltr nel regno di Stinger.
56
L'officina
- Fermi! - bisbigli Cody. Dietro di lui, Miranda e Sarge si bloccaro-
no. - C' una luce, pi avanti.
La chiam luce, in mancanza di un termine pi preciso: pareva pi che
altro una nebbia violacea, sospesa in fondo al corridoio che percorrevano
da dieci minuti. Cody calcol che si trovasse una decina di metri pi avan-
ti, anche se le distanze erano divenute irreali. Usciti dal locale in cui li a-
vevano messi in gabbia, si erano trovati al buio; avevano percorso a tento-
ni il corridoio, le cui pareti e il cui pavimento avevano la consistenza del
cuoio zuppo d'acqua. Secondo Cody, erano andati in discesa, girando a spi-
rale. Non avevano visto altre aperture n altre luci.
Cody prese per mano Miranda e avanz con cautela. La ragazza si tirava
dietro Sarge. Camminarono in cinque centimetri di densa fanghiglia che
ricopriva il pavimento del corridoio sgocciolando dal soffitto; poi raggiun-
sero la nebbia luminosa. Allora videro che il corridoio girava a destra. Pi
avanti, un'apertura circolare immetteva in una sorta d'ampia stanza illumi-
nata da un rivoltante bagliore violaceo.
- Vieni, Scooter! - bisbigli Sarge, senza girare la testa. - Non devi
restare indietro!
Uscirono dal corridoio. Cody si ferm, stordito dallo spettacolo.
Sopra di loro, forse a trenta metri, un'enorme palla di nebbia violacea ir-
radiava luce come il sole d'un mondo alieno. Altre aperture e piattaforme
risalivano su per le pareti della nave, fino al lontano apice. La scena sugge-
r a Cody l'interno d'un formicaio, ma non c'era segno di vita. Circa venti
metri pi in alto era sospesa un'altra piramide nera, grossa quanto il rimor-
chio d'un autotreno, collegata alle pareti mediante due massicce braccia
metalliche; una rete di migliaia di cavi argentei correva dalla piramide alle
pareti. Ma Cody rimase sbalordito soprattutto per lo spettacolo che aveva
davanti.
In un'area ampia cinquanta metri e lunga altrettanto c'erano centinaia di
costruzioni a forma di sfera, di ottagono, di grosse fette... in qualche caso
aggraziate e sconcertanti come sculture astratte. Tutte erano nere come l'e-
bano e parevano rivestite di scaglie. Erano disposte in lunghe file e colle-
gate da sbarre blu argento; alcune erano alte da sei a nove metri.
- Cosa sono? - domand Miranda, intimorita.
- Macchinari, credo. - Sulle prime Cody aveva pensato che quella
fosse la sala motori della nave, per le pulsazioni ritmiche non proveni-
vano da l, ma da un livello inferiore. Una parete era coperta di migliaia di
forme geometriche violacee che rilucevano fiocamente. La lingua di Stin-
ger, pens Cody. Su di un'altra parete, file di schermi triangolari mostrava-
no immagini radiografiche di scheletri umani, di teschi e di organi, viste da
angolature differenti. Ogni tre secondi compariva una diversa serie d'im-
magini: la parete sembrava un'enciclopedia visiva d'anatomia umana.
- Buon Dio onnipotente! - esclam Sarge, guardando in alto. - Qui
dentro c' un sole finto! - Ma la palla di nebbia emanava una luce fredda
e, a guardarla, Sarge si sent pulsare la testa.
- Ci sar pure una via d'uscita! - Cody prese per mano Miranda e ini-
zi ad attraversare la stanza. Dappertutto, sul pavimento nero e coriaceo,
c'erano pozze di mucillagine, come se fosse passata da poco una gigante-
sca limaccia. Cody si disse che c'era di sicuro un'altra apertura, forse sul
lato opposto della nave.
S'inoltrarono fra le file di macchinari. Cody ud un soffio basso e con or-
rore si rese conto che alcune di quelle macchine respiravano. Ma non erano
vive, si disse, non potevano essere vive! Eppure il rivestimento di scaglie
si espandeva e si contraeva, ciascuno con un ritmo diverso.
Da una grossa lastra punteggiata d'aghi, simile a un'aliena macchina per
cucire, pendevano brandelli che parevano di carne umana... o ne erano una
buona imitazione. Un'altra apparecchiatura reggeva un enorme fuso con un
avvolgimento di cavi finemente intrecciati che alimentavano la macchina
seguente; e c'era uno scivolo con gli scarti: brandelli di stoffa, di capelli e
di cose che parevano ossa. Quelle macchine fabbricavano i simulacri, cap
Cody; la sala era un'officina, l'irreale controparte di quella di Mack Cade.
Al di l dei macchinari c'era un'altra apertura. Cody vi si diresse, ma si
ferm di colpo.
- Cosa c'? - domand Miranda, urtandolo quasi.
- Guarda l - rispose Cody. Dal corridoio spuntavano trenta e pi
cordoni d'una sostanza che pareva muscolo rossastro stiracchiato. Cody si
gir a guardare a che cosa fossero collegati: le fibre carnose correvano sul
pavimento e terminavano nella pi grossa delle macchine che parevano re-
spirare. Cody si domand a che cosa fosse collegata l'altra estremit.
Non avevano altra scelta che imboccare il corridoio. - Andiamo - dis-
se Cody, pi che altro per decidersi a proseguire. Mosse tre passi sul fondo
viscido... e ud un sibilo acuto, come quello prodotto da una lenza riavvolta
a tutta velocit.
I cordoni vibravano. La macchina li ritirava nel proprio interno. Cody
cap che qualcosa percorreva il corridoio. Ud un rapido fruscio d'artigli
contro il pavimento del corridoio. Pareva un esercito di Stinger in marcia.
- Indietro! - disse a Miranda e a Sarge. - Indietro, presto! - Guid
gli altri due al riparo di una macchina che pareva una gigantesca incudine e
si acquatt, senza perdere d'occhio l'apertura, sentendo un formicolio alla
spina dorsale; i cordoni continuavano a riavvolgersi nel cuore della mac-
china che respirava.
E nella sala entr una creatura con la carne umida e luccicante alla luce
del sole violaceo. Anche se faceva il rumore d'un esercito, era un mostro
solo, ma cos assurdo che Cody impietr di terrore: si sent rattrappire le vi-
scere e cap d'avere sotto gli occhi... no, non un simulacro, ma la mostruo-
sit che aveva attraversato il vuoto spaziale per inseguire Daufin, che ave-
va fatto atterrare l l'astronave, che aveva scavato tunnel nel sottosuolo di
Inferno, che era penetrata nelle case alla ricerca di corpi umani. Era l, a sei
metri da lui.
Nel tunnel all'esterno della nave, Daufin continuava ad avanzare come
un piccolo bisonte della strada. Dietro di lei, Jessie e gli altri avevano dif-
ficolt a reggere il passo. Curt scivol nella fanghiglia, si rialz imprecan-
do e cerc di togliersi di dosso quella robaccia. Daufin ascolt la pulsazio-
ne della nave. Non sapeva se il campo di forza era ancora in funzione; ma,
una volta spento, un'enorme quantit d'energia si sarebbe trasferita ai mo-
tori.
Alla retroguardia del gruppetto, Rick mosse altri quattro passi. Davanti
ai suoi piedi, due mani scaturirono dal terreno.
Una si strinse intorno alla caviglia gonfia e vi conficc gli artigli. -
Cristo! - grid Rick; punt il fucile contro la testa della creatura e spar.
Pezzi di carne volarono via. - Tornate qui! - grid Curt. Appoggi al
cranio del mostro la canna della Colt e premette il grilletto. La testa si
spacc e schizz in aria il contenuto. Ma la creatura continuava a emergere
dal terreno; con una mano serrava la caviglia di Rick e con l'altra sferzava
le gambe di Curt. Il vecchio saltellava come se fosse a piedi nudi su di una
piastra rovente. Rick cadde, punt la torcia contro il viso della creatura, vi-
de gli occhi risucchiati dentro pieghe di carne. I globi oculari mandarono
fumo e scoppiarono, la faccia si contorse di dolore o di rabbia. Gli artigli
lasciarono la presa. La creatura si dimen per sprofondare di nuovo nel ter-
reno e scomparve.
- Tutti bene? - domand Daufin, ferma cinque metri pi avanti. Jessie
gir il fascio di lampade per illuminare gli altri.
Curt aiutava Rick ad alzarsi e tutt'e due tremavano. - Ce la fai a cam-
minare? - domand Curt. Rick prov a forzare la caviglia ferita. A dire il
vero, le lacerazioni degli artigli avevano eliminato una parte del gonfiore,
ma la caviglia sanguinava. Rick annu. - S, ci riesco.
- Fermi! - Tom aveva scorto qualcosa e punt la torcia verso il tun-
nel, nella direzione da cui erano giunti. Sbarr gli occhi. - Oddio -
mormor.
Quattro scorpioni dalla faccia umana zampettavano rapidamente verso di
loro, sferzando l'aria, con la coda munita di punte. La luce li colp e quelli
sussultarono, si coprirono gli occhi, ma non rallentarono.
Tom alz il fucile e cominci a sparare. Curt disse: - Non sprecare
proiettili, amico. - Azion l'accendino, accost la fiamma a una miccia.
- Tutti faccia a terra! - grid. Mentre la miccia si consumava, lanci il
candelotto contro le creature e si gett bocconi.
I secondi trascorsero. Non ci fu esplosione.
- Cristo! - Curt alz gli occhi. Le creature erano proprio sul can-
delotto. - Il maledetto ha fatto cile...
Il candelotto esplose. I quattro corpi furono scagliati contro le pareti del
tunnel; l'onda d'urto pass sopra Curt e gli altri, come un ardente vento del
deserto. Anche Daufin era bocconi; l'aria le scompigli i capelli.
Jessie sollev le lampade e vide due mostri scavare e scomparire nelle
pareti. Un terzo si contorceva, il quarto giaceva immobile.
- Centro - disse Curt.
Daufin si alz.
E proprio in quel momento, la creatura giunta di corsa dal tunnel l'affer-
r per la collottola e la sollev in aria. Due artigli le incisero la pelle,
strappandole un grido di dolore. La creatura la reggeva a braccio proteso e
le gambette penzolavano.
-  finita - bisbigli Stinger con la voce di Mack Cade.
Jessie ud il grido di Daufin; si mosse per girarsi e illuminare il tunnel.
Ma la voce di Mack Cade diede un ordine perentorio: - Gettate le armi!
Tutti! Altrimenti le spezzo il collo!
Jessie esit. Diede un'occhiata a Tom. Lui fiss la moglie, strinse al pet-
to il fucile.
- Gettate le armi - ripet Stinger. Il simulacro reggeva la bambina fra
s e le luci. Sul petto, la testa di cane si dimenava. - Gettatele nel tunnel,
il pi lontano possibile. Subito!
- Santiddio! - Curt cadde in ginocchio nella fanghiglia, si dondol
avanti e indietro. - Non uccidermi! Ti prego... ti supplico! - Aveva oc-
chi folli di terrore. - Ti prego, non uccidermi!
- Ecco il coraggio degli scarafaggi! - Stinger scosse Daufin: goc-
cioline di sangue schizzarono dai tagli alla nuca. - Guardali! Sono quelli
che ti proteggono!
Curt continuava a dondolarsi avanti e indietro, a singhiozzare. - In pie-
di - gli disse Rick. - Forza, amico. Non chiedere l'elemosina a un pezzo
di merda.
- Non voglio morire... non voglio morire...
- Faremo tutti un bel viaggetto lungo lungo - disse Stinger. - Non vi
uccider, se ubbidirete. Gettate le armi nel tunnel. Subito!
Tom trasse un sospiro profondo; a testa china, gett via il fucile. Trasal,
quando l'arma sollev schizzi di fanghiglia. Curt gett nel tunnel la Colt.
Segu il fucile di Rick. - Anche le lampade! - grid Stinger. - Non so-
no scemo!
La torcia di Curt fu la prima, poi quella di Rick e la lanterna di Tom.
Jessie gett via il fascio di lampade, che cadde vicino allo scorpione fatto a
pezzi.
- E quell'altra roba - disse Stinger, con calma. - L'arma che tuona e
brucia. Come si chiama?
- Dinamite - rispose Jessie, con la mano premuta sul viso.
- Di-na-mi-te. Dinamite. Dov'?
Nessuno rispose. Curt rimase rannicchiato per terra, in silenzio.
- Dove? - ripet Stinger. Scosse con forza Daufin, tanto da strapparle
un gemito di dolore.
- Curt, dagliela - disse Tom.
Curt si raddrizz, con gesti lenti si tolse lo zaino. - La dinamite  qui
dentro - disse; lanci a Stinger lo zaino, che cadde ai piedi di Jessie.
- Tirate fuori la dinamite a mostratemela.
Jessie frug nello zaino. Non trov gli ultimi due candelotti, ma un pac-
chetto di Lucky.
- Fammi vedere! - ordin Stinger.
- Forza! - Nella voce di Curt c'era una punta di nervosismo. - Gliela
faccia vedere.
- Ma... non...
- Gli mostri la dinamite! - la interruppe Curt.
Finalmente Jessie cap, o almeno credette di capire. Tir fuori il pacchet-
to di sigarette e lo tenne sul palmo. Da sopra la spalla di Daufin, Stinger la
tenne d'occhio. - Eccola qui - disse Jessie. Aveva la gola secca come
sabbia. - Dinamite. Vedi?
Stinger rimase in silenzio. Gli occhi azzurri di Mack Cade fissarono il
pacchetto di Lucky. Batterono le palpebre. Ripeterono il movimento. Dige-
risce l'informazione, pens Jessie; forse fa un controllo nel centro del lin-
guaggio di tutti i cervelli che ha gi rubato. Avrebbe scoperto che cos'era
la dinamite e qual era l'aspetto dei candelotti? Dalla gola di Stinger pro-
venne un sibilo. - Questo  un involucro - disse all'improvviso il simu-
lacro. - Aprilo e mostrami la dinamite.
Jessie non riusc a dominare il tremito delle mani, ma strapp il pacchet-
to e tenne sul palmo le ultime tre sigarette, in modo che lui le vedesse.
Segu un lungo momento in cui Jessie credette di non riuscire a trat-
tenere un urlo. Se Stinger aveva una definizione di dinamite, forse era la
stessa che Daufin conosceva: composto esplosivo di solito confezionato in
candelotti e fatto detonare mediante accensione d'una miccia. Le sigarette
erano simili a candelotti; Stinger avrebbe scoperto la differenza? A Jessie
parve quasi di vedere il movimento di rotelle, dietro la faccia contraffatta
della creatura.
- Posa a terra la dinamite - disse Stinger. - Pestala fino a renderla
inutile.
Jessie lasci cadere le sigarette e col piede le schiacci nella fanghiglia.
Un rapido sorriso pass sulle labbra della creatura. Stinger mise a terra
Daufin, ma continu a tenerla per la collottola. - Ora mi sento meglio! Le
vibrazioni sono di nuovo buone. Camminate tutti davanti a me. Via!
Jessie lasci uscire il fiato che aveva trattenuto. Curt Lockett aveva gio-
cato d'azzardo, puntando sul fatto che Stinger non avesse mai visto la di-
namite. Ma dov'erano finiti gli ultimi due candelotti?
Curt si alz. Adesso aveva la camicia rossa da cowboy abbottonata fino
al collo. Segu Rick nel tunnel, tenendo le braccia strette ai fianchi e la
schiena ingobbita come un cane timoroso di prendere botte.
Stinger spinse Daufin nella fanghiglia. La sollev di peso un'altra volta,
la spinse rudemente avanti. Daufin aveva gi visto che cose serravano le
fauci del cane: la capsula vitale. Stinger l'afferr per i capelli. - Sapevo
che gli scarafaggi ti avrebbero fatto venire allo scoperto. Oh, faremo un bel
viaggetto, tutti insieme. Tu, io e gli scarafaggi. Pensaci. - Le diede un al-
tro spintone e segu gli altri nel buio, agitando la coda.
57
Stinger si rivela
Nell'umida luce del sole violaceo Cody guard Stinger e il mondo parve
congelarsi sul suo asse.
Stinger - il cacciatore di taglie giunto da un remoto pianeta - era una cre-
atura serpentina di carne a chiazze scure. Il corpo riluceva di mucillagine e
procedeva, con un movimento ondulatorio, su centinaia di zampette dagli
artigli argentei. Pareva un grasso e viscido millepiedi, ma aveva due zampe
anteriori munite di giunture e di artigli, simili a pale d'un bulldozer viven-
te. Proprio quelle zampe avevano scavato i tunnel e sfondato il pavimento
delle case.
La testa era una copia di quella della creatura sbucata dal falso cavallo...
mascelle grosse e allungate, quattro occhi color ambra con minuscole pu-
pille nere in un cranio appiattito da rettile. A parte il fatto che le mascelle
non avevano denti sottili come aghi. La bocca era una grossa e umida ven-
tosa grigiastra, simile alla parte inferiore di una sanguisuga.
Il corpo di Stinger continu a strisciare nella stanza. Filamenti di mu-
scolo rossastro ed elastico emersero dai fianchi e si collegarono alla mac-
china vivente, che probabilmente li riavvolgeva e li svolgeva in modo au-
tomatico; ma era chiaro che Stinger era legato alla macchina e forse ne era
parte integrante.
Ma la cosa peggiore era un'altra. In alcuni punti, la carne di Stinger era
quasi trasparente e lasciava scorgere quel che c'era all'interno: cadaveri,
che andavano alla deriva come in un macabro balletto. Centinaia di fila-
menti fibrosi, avvolti intorno ai cadaveri, parevano nutrirsi degli organi.
Un cavallo galleggiava come in un mare osceno. Lampi simili a scintille
elettriche correvano lungo i filamenti e illuminavano come luci strobosco-
piche i morti racchiusi in quel corpo gonfio di cadaveri. Il viso lentiggino-
so di una donna premette contro la carne squamosa; per un attimo i capelli
rossi fluttuarono; poi, con orribile lentezza, la donna ruzzol all'indietro.
Altri cadaveri si muovevano nelle correnti interiori di Stinger: comparvero
altri visi, che Cody riconobbe e rimpianse d'avere riconosciuto. Si premette
sulla bocca la mano, lottando sull'orlo dell'Ardente Gabbia di Matti.
Sa il mio nome, pens, e bast questo a farlo quasi impazzire.
Finalmente anche la coda di Stinger varc l'apertura. Terminava in una
palla irta di punte, proprio come quella della creatura emersa dal falso ca-
vallo. La coda sferz l'aria, mostrando un'orribile vitalit; le centinaia di
zampe portarono il corpo enfiato di Stinger, lungo sei metri, ad attraversa-
re il pavimento, con un rumore simile al fruscio di lame di rasoio.
Cody non riusciva a muoversi. Ora l'apertura era sgombra, anche se im-
brattata della mucillagine di Stinger, e avrebbero potuto raggiungerla. Ma
se non ci fossero riusciti? La macchina vivente aveva ripreso a srotolare fi-
lamenti carnosi, mentre Stinger strisciava verso il lato opposto della stan-
za. Girando solo la testa Cody guard Miranda e Sarge: tutt'e due se ne
stavano premuti contro il riparo; Sarge guardava con occhi sbarrati dal ter-
rore. Cody fece segno di restare l e strisci fuori del riparo per vedere do-
v'era andato Stinger.
La creatura si era fermata davanti alla parete coperta di simboli geo-
metrici. Si erse per tre metri buoni, sospinta dalle zampe della parte in-
feriore. La carne del ventre, liscia e bianchiccia come quella d'una larva,
pareva vulnerabile, a confronto del dorso rivestito di scaglie. Una bella
scarica di fucile a pallettoni l'avrebbe squarciata.
Ma Cody non aveva fucile; poteva solo guardare i piccoli artigli della
creatura toccare i simboli, con velocit sorprendente, muovendosi ognuno
per proprio conto. Quando i simboli venivano attivati, il loro bagliore vio-
laceo si spegneva. Stinger sollev la testa e scrut in alto; Cody lo imit.
All'apice della nave, il ciclone del campo di forza aveva iniziato a diminui-
re le rivoluzioni. Mentre Stinger manipolava un'altra serie di simboli, il ci-
clone di luce rallent... rallent... e si spense.
Il campo di forza era stato staccato. All'istante il sole violaceo sospeso in
alto brill pi intensamente.
Ci fu uno sferragliare sordo di macchinari. I due bracci metallici cala-
vano sul pavimento la piccola piramide. Nello scendere, la piramide si apr
e mostr uno scomparto che pareva un centro di comando, con file e file di
leve metalliche. Con un tonfo stridulo la piramide si pos sul pavimento.
Stinger continu a toccare i simboli, completamente assorto nel compito.
Meccanismi ronzarono nelle pareti e l'intera nave vibr di energia pulsan-
te.
Cody torn da Miranda e da Sarge. - Dobbiamo uscire subito! - bi-
sbigli in tono pressante. - Vado avanti io. Voi seguitemi da vicino.
Chiaro?
- S - disse Miranda. Era cerea in viso, ma aveva lo sguardo lucido.
Sarge annu. - Non possiamo dimenticare Scooter! Dobbiamo portare
Scooter con noi!
- Certo. - Cody scrut di nuovo dal riparo, not l'esatta posizione di
Stinger, guard l'apertura. Quello era il momento di tagliare la corda. Si te-
se, pronto a balzare in piedi e a correre come il vento.
Proprio allora Jessie Hammond varc barcollando l'apertura. La sorpresa
blocc Cody. Jessie era seguita da Tom Hammond, da Rick Jurado e da...
- Oh, Cristo! - alit Cody.
Entr anche il suo vecchio, a spalle curve. Subito dietro di lui c'era Dau-
fin, con la schiena dritta e la testa sollevata in atteggiamento di sfida... e
poi un incubo dalla coda irta di punte che aveva le sembianze di Mack Ca-
de con un braccio solo e una testa di cane che gli cresceva dal torace. Mi-
randa si sporse, vide Rick e apr la bocca per gridare, ma Cody gliela tapp
e tir la ragazza al riparo della macchina.
Rick sent un colpo allo stomaco. Aveva visto la creatura ritta davanti al-
la parete e si era sentito sbiancare. Jessie si gir a dare una rapida occhiata
a Curt: sulle guance e sulla fronte del vecchio scintillavano goccioline di
sudore. Tom prese la mano di Jessie. Daufin si gir verso il simulacro con
un braccio solo.
- Adesso hai me - disse. - E la mia capsula. Lascia andare gli esseri
umani.
- I prigionieri non hanno diritto d'avanzare pretese. - Lo sguardo del
simulacro era fiducioso e sprezzante. - Gli scarafaggi avevano tanta di
quella voglia d'aiutarti che possono condividere con te la prigionia. -
Daufin sapeva che il simulacro parlava con la mente di Stinger, ma Stinger
stesso era occupato nei preparativi per il decollo e non gir la testa dal
quadro comandi. Evidentemente aveva tanta poca stima per lei e per gli es-
seri umani da non ritenere necessari altri simulacri che li sorvegliassero.
- Dov' mia sorella? - Rick si costrinse a fissare in viso la creatura.
- Cosa le hai fatto?
- L'ho liberata. Lei e altri due, proprio come ho liberato voi. D'ora in
avanti, non ci saranno pi sprechi, nella vostra vita. Dove andiamo, ogni
momento sar produttivo. - Lo sguardo scivol su Daufin. - Non  ve-
ro?
Daufin non rispose. Sapeva che cosa c'era in serbo per loro: una tortura
di "test" che si sarebbero conclusi con la dissezione anatomica.
- Da quella parte - ordin Cade. Con l'unico artiglio, indic l'apertura
nella parete opposta. - Muovetevi. - Allung la mano per dare una spin-
ta a Jessie.
Rick cap che in pratica erano morti. Tutti. Anche Miranda. Non aveva
niente da perdere e preferiva morire sulla Terra, anzich nello spazio o su
chiss quale mondo prigione tra le stelle. Prese la decisione in un istante e
cos si liber del terrore che lo bloccava. Infil la mano in tasca. Strinse le
dita intorno all'oggetto che vi teneva e lo estrasse.
Con l'altra mano afferr il polso del simulacro.
La faccia di Mack Cade si gir verso di lui e spalanc la bocca in un an-
sito d'indignazione.
La lama affilata della Zanna di Ges si apr con uno scatto. - Assaggia
questo - disse Rick.
Era sempre stato rapido. Tanto rapido da afferrare il coltello da sotto il
muso di un serpente a sonagli. E ora alz la Zanna di Ges, con un movi-
mento rapidissimo, e con tutta la sua forza conficc la lama nell'occhio si-
nistro del simulacro.
La lama penetr fino all'impugnatura. Dalla ferita, un liquido grigiastro
schizz sulla mano di Rick. Il simulacro emise un grugnito di sorpresa e
barcoll all'indietro, agitando la coda; ma Rick non os lasciare la presa n
sul polso n sul coltello.
Dall'altra parte della stanza Stinger gir la testa, mentre con i piccoli ar-
tigli continuava a toccare i simboli geometrici. Emise un sibilo furibondo e
mentalmente guid Mack Cade, con la precisione d'un burattinaio.
Rick estrasse il coltello, cerc di colpire l'altro occhio. Il simulacro spo-
st di scatto la testa e la lama gli sfregi la guancia. Le fauci del cane si
spalancarono, lasciando cadere a terra la capsula, e i denti sottili come aghi
azzannarono il petto di Rick. Si strinsero intorno alla maglietta e strappa-
rono un lembo di stoffa. Con feroce determinazione Rick mantenne la pre-
sa sul braccio del simulacro e continu a vibrare colpi di coltello contro la
faccia, tagliando via pezzi di finta carne.
Il cane tese il collo, sul punto di trapassare con i denti il fianco di Rick.
Tom si tuff e serr le mani intorno alla gola del cane. Il collo aveva una
forza prodigiosa e la testa si dimenava cercando d'azzannare. Tom man-
tenne la presa, anche quando il cane alz le corte zampe e con due artigli
uncinati gli graffi le braccia.
I tre barcollarono per la sala. Daufin vide la capsula rimbalzare un paio
di volte e rotolare verso Stinger. Corse a ricuperarla, correndo sopra i fila-
menti che trasmettevano i segnali in codice di Stinger alle macchine per la
creazione dei simulacri, e vi riusc.
Intanto Stinger si abbassava dal quadro comandi. Con un paio d'occhi
continuava a seguire i tre che lottavano, ma l'altro paio era puntato su Dau-
fin. Esplosioni elettriche brillarono all'interno della mostruosa creatura;
con un sibilo simile a quello d'una macchina a vapore sotto pressione, il
corpo gonfio di cadaveri inizi a ondeggiare verso di lei.
In quel momento il simulacro sollev la coda irta di punte sopra della te-
sta di Rick e si prepar a fracassargli il cranio.
Ma Cody era gi schizzato fuori del nascondiglio e si era lanciato contro
il simulacro. Afferr la coda proprio alla base della palla irta di punte. Fu
sollevato da terra, ma col proprio peso blocc il colpo un attimo prima che
calasse. Il simulacro rugg di rabbia e cerc di scuotere via Cody. Gli altri
videro Cody afferrare la coda, ma non avevano il tempo di scoprire da do-
ve fosse saltato fuori. Gli eventi si susseguivano troppo rapidamente: l'ar-
tiglio del simulacro sferzava Rick, mentre lui continuava a colpire il cranio
metallico. Tom aveva le braccia striate di sangue e sentiva un dolore sordo
e acuto: non avrebbe trattenuto la testa del cane per pi di qualche secon-
do.
Jessie era corsa a fianco di Daufin. La prese in braccio per proteggerla,
come farebbe qualsiasi madre col proprio figlio. Stinger avanzava verso di
loro e acquistava velocit, con gli artigli argentei che scivolavano sul pa-
vimento.
Jessie si sent spingere di lato. Curt Lockett avvicin la fiamma del-
l'accendino al primo dei due candelotti di dinamite che aveva nascosto te-
nendoli sotto le ascelle. Era cereo in viso e sulla tempia una vena gli pul-
sava. Vide la propria morte arrivargli addosso e si sent tremare le gambe,
ma rimase fermo ad affrontare la creatura, mentre la miccia del candelotto
mandava scintille e prendeva fuoco.
Tir il candelotto. Il lancio fu troppo corto, ma Stinger pass, come un
treno grondante muco, sopra la dinamite.
Non ci fu esplosione. Ha spento la miccia, pens Curt. - Indietro! -
grid a Jessie. - Muovi il culo, signo...
La voce fu soffocata da un rimbombo sordo, simile al colpo d'un fucile a
pallettoni sotto un cumulo di cuscini bagnati. Stinger fu percorso da un
brivido a sbatt la coda contro la parete. Nello stesso istante, la bocca nel
viso coperto di squarci di Mack Cade mand un grido di dolore e la testa
di cane gua. La Zanna di Ges penetr nella bocca e ne fece schizzare una
pioggia d'aghi.
Alcuni artigli di Stinger si erano sbriciolati e fiamme giallastre gli mor-
devano la carne del ventre. Sul pavimento si allargava una pozza di liqui-
do; mentre Stinger si contorceva e si rizzava come una montagna scossa
dal terremoto, Curt vide uno squarcio d'un metro, con i bordi carbonizzati,
nella tenera carne biancastra. All'interno, scariche elettriche percorsero ve-
ne e organi.
Ma Stinger continu ad avanzare, lasciando una scia di fanghiglia e di
visceri. Curt arretr, prese l'ultimo candelotto. Jessie stringeva ancora Dau-
fin e arretrava anche lei. Curt fece scattare l'accendino e con mani tremanti
accost la fiamma alla miccia.
- Tienilo! Tienilo! - grid Rick a Tom; ma le braccia di Tom erano
segnate di squarci e non riuscirono a tenere ferma la testa di cane. Rick e-
vit le fauci, ma il simulacro lo scagli lontano e si avvent contro Curt.
Cody continu a dibattersi, tenendolo per la coda. La miccia mand fumo.
Curt pieg il braccio per lanciare il candelotto.
- Pap! - grid Cody. - Attento!
Curt si gir di scatto. Il simulacro era quasi su di lui, con la faccia a
brandelli e l'unico occhio che mandava lampi di rabbia.
L'artiglio del mostro si avvent in un arco maligno. Brandelli della ca-
micia di Curt e lembi di carne volarono in aria, seguiti da schizzi di san-
gue. La miccia si accese, ma Curt lasci cadere il candelotto che fin per
terra. Il simulacro continu a colpire il petto massacrato di Curt e il vec-
chio cerc di reagire, mentre il sangue gli riempiva i polmoni e gli sgorga-
va in bocca.
Cody, anche lui dolorante al torace, tir freneticamente la coda del mo-
stro e riusc a scostarlo d'un metro dal padre. Curt cadde a terra e la coda
sbatt Cody da una parte all'altra, ma il ragazzo rimase aggrappato.
Stinger si stagli su di loro: il movimento ondulatorio del corpo allarg
la ferita al ventre.
Cody vide che la miccia sfrigolante stava per terminare. Il candelotto era
a meno di tre metri, ma Cody non osava mollare la coda del simulacro.
Daufin si liber dalla stretta di Jessie e corse a raccogliere il candelotto.
Un paio d'occhi di Stinger si gir verso di lei; quasi nello stesso istante, il
simulacro lasci Curt Lockett e si lanci su Daufin. Cody cerc di bloccar-
lo, a denti stretti per il dolore e con gli occhi pieni di lacrime. Il simulacro
sbagli mira: la mano dalle unghie metalliche sibil sopra la testa di Dau-
fin.
Daufin rimase al suo posto, mentre Stinger iniziava a rizzarsi davanti a
lei.
Nella mente rivide per un attimo un'immagine: il lanciatore di quel gioco
matematico detto baseball. Vide il braccio piegarsi e scattare, in una mera-
viglia di muscoli, ossa, tendini. Pieg il braccio, imitando il lanciatore; con
un calcolo quasi istantaneo di angolazioni e di velocit, scagli lo sfrigo-
lante bastoncino di dinamite.
Il candelotto vol i quattro metri che la separavano da Stinger e atterr
nello squarcio gi aperto nel morbido ventre del mostro, proprio dove Dau-
fin aveva mirato. Daufin si lasci cadere sulle ginocchia; l'artiglio frust
l'aria nel punto in cui un istante prima c'era la testa della bambina, mentre
Cody cercava con tutte le sue forze di trattenere il simulacro.
Trascorse una frazione di secondo, che a Daufin parve un'eternit di sof-
ferenza.
La carne di Stinger tremol, il corpo si contorse a forma di punto in-
terrogativo; ci fu un boato sordo, che a Jessie fece venire in mente un tuo-
no sotto un secchio capovolto. Due cose accaddero nel medesimo istante:
una pioggia di scintille parve schizzare dagli organi di Stinger e la carne
del mostro si gonfi e si tese come una grottesca salsiccia sul punto di
scoppiare in mille pezzi. Lo squarcio al ventre si allarg, orlato di fiamme
giallastre; Stinger si dibatt pazzamente e dalla ferita si riversarono spire
d'intestini in fiamme. Dentro il corpo balenarono fulmini d'elettricit, come
se le due esplosioni avessero innescato una reazione a catena.
Il simulacro col viso di Mack Cade emise un gemito strozzato e bar-
coll; con l'artiglio frustava solo l'aria, perch Daufin era strisciata via. Il
ringhio del cane divenne rauco e sofferente; le fauci digrignarono con tanta
forza da spezzare i denti. Jessie si chin e tir a s Daufin.
Stinger ritrasse la testa; cominci ad arretrare, emettendo bava dalla
bocca a forma di ventosa; sotto di lui si allargava un cerchio di organi
strappati, cose che parevano grumi di materia rosso scuro con bocche mu-
nite di denti sottili come aghi. Gli organi stessi, uscendo dal corpo, ansi-
mavano e si dimenavano come pesci deformi; appena in contatto con l'aria
della Terra, prendevano fuoco e si accartocciavano in ceneri color del
cuoio. Stinger si tese in tutta la sua lunghezza, come se volesse afferrare il
sole violaceo. Nel suo interno, qualcosa esplose di fuoco bianco. Lo squar-
cio si allarg maggiormente e ne fuoruscirono altre ondate di organi. La
parte superiore del corpo stramazz rumorosamente a terra.
Il simulacro cadde in ginocchio.
Cody, con le braccia quasi disarticolate, moll la coda e si scost dal si-
mulacro; scivol sul sangue di Curt e strisci accanto al padre disteso per
terra.
Stinger inizi a sgonfiarsi come un dirigibile squarciato. La coda con-
tinu a martellare parete e pavimento, ma con forza sempre minore.
Il simulacro cadde bocconi e la faccia di Mack Cade sbatt sul pavi-
mento.
Jessie ud il bisbiglio di Daufin: - Sei finito!
Rick cercava di alzarsi, di combattere lo choc. E poi si trov al fianco
Miranda e non seppe pi se era morto o impazzito o se sognava; ma l'ab-
braccio della sorella era reale. Abbandon la testa contro la spalla di Mi-
randa.
Sarge Dennison era uscito da dietro il riparo. Rimase in piedi a guardare
la creatura mostruosa che lentamente implodeva. Onde salmastre rotolaro-
no sul pavimento e in esse c'erano quelli che un tempo erano stati corpi
umani. Sarge abbass la mano e Scooter gli diede una leccata. - Bravo
cagnaccio - disse Sarge.
Scoppi di fiamma incresparono il guscio sventrato di Stinger. La coda si
muoveva ancora debolmente e alcuni artigli cercavano di strisciare. Un
paio d'occhi si rovesci. Il corpo fu scosso da tremiti e la bocca a ventosa
raschi come motore che si spenga.
- Signore, Signore - riusc a dire Curt. - Che diavolo ho combinato?
- Non parlare. Dobbiamo uscire di qui. - Cody aveva sollevato da ter-
ra le spalle del padre; ora la testa di Curt poggiava sulle gambe del figlio.
Al posto del torace, il vecchio aveva una massa ansimante di tessuti lacera-
ti. Cody credette di udire il battito affaticato del cuore. Pul dalle labbra del
padre un rivolo di sangue.
Curt deglut. Troppo sangue, pens. Non riusciva a inspirare una boccata
d'aria. Guard in viso il figlio e credette di scorgere... no, impossibile: gli
aveva insegnato che un vero uomo non piange mai. - Fa un po' male -
disse. - Ma non  niente.
- Zitto - replic Cody, con voce rotta. - Parlerai dopo.
- Ho una... una foto, nella tasca di dietro. - Curt cerc di cambiare
posizione, ma non aveva pi forze. - Me la prendi?
- Sissignore. - Cody trov la foto, piegata in quattro. Vide di chi era e
si sent mancare il cuore. La diede al padre, che con le dita insanguinate la
tenne davanti agli occhi.
- Treasure - disse piano Curt. - Hai proprio sposato un maledetto
sciocco. - Batt le palpebre, guard di nuovo Cody. - Tua madre mi
preparava sempre il sacchetto della colazione. Diceva: Curt, rendimi orgo-
gliosa di te, oggi. E io rispondevo: Certo, Treasure. - Chiuse gli occhi. -
Tanto tempo fa. Facevo il falegname... e accettavo... i lavori che si presen-
tavano.
- Per favore... non parlare pi - disse Cody.
Curt apr gli occhi. Erano vitrei. Il respiro era sforzato. Il vecchio strinse
tra le dita la foto. - Ti ho trattato male - mormor. - Molto male. Mi
perdoni?
- Sissignore. Ti perdono.
L'altra mano scivol in quella di Cody. - Sarai... un uomo migliore di
me - disse. Sorrise di storto. - Non sar difficile, eh?
- Ti voglio bene, pap.
- Ti... - Dentro di lui qualcosa si spezz. Un peso cadde via. Curt cap
che gli restava poco da vivere, ma si sent leggero e libero. - Ti... voglio
bene - disse. E rimpianse davvero di non avere avuto il coraggio di dire
quelle semplici parole molto tempo prima. - Maledetto ragazzo - sog-
giunse. Strinse la mano del figlio.
Cody era accecato dalle lacrime. Si asciug gli occhi, ma le lacrime tor-
narono. Guard il corpo di Stinger ancora scosso dagli spasmi, poi di nuo-
vo Curt.
Il vecchio aveva chiuso gli occhi. Pareva dormire. Ma in quel crepaccio
di carne lacerata e di polmoni a brandelli Cody non riusciva pi a vedere il
battito del cuore. La stretta delle dita si allentava. Cody gli tenne la mano,
ma cap che il vecchio era andato... fuggito, in realt, in un luogo che non
aveva vicoli ciechi, ma solo nuovi inizi.
Daufin era ferma accanto a lui. Teneva stretta la sfera e aveva il visetto
stanco e incavato. Aveva quasi esaurito le forze del corpo ospite. - Ho
verso di lui... e verso di te... un debito che non potr mai ripagare - disse.
- Era un uomo veramente coraggioso.
- Era mio padre - rispose Cody.
Rick era in piedi. Con l'aiuto di Miranda, si accost zoppicando al si-
mulacro caduto e col piede lo rigir di schiena. La testa di cane ciondol,
gli occhi color ambra rimasero vitrei.
Ma all'improvviso il corpo sobbalz. L'unico occhio di Mack Cade era
ancora aperto e si punt su Rick con uno sguardo di odio totale.
La bocca si allarg e lasci uscire un sibilo rauco, morente: - Voi...
sssscarafaggi... - L'occhio rote e mostr solo il bianco; dalla bocca usc
un ultimo ansito rauco.
Un rantolo d'agonia provenne dal guscio di Stinger. La coda si alz; la
palla irta di punte vibr e ricadde con un tonfo per l'ultima volta, quasi in
un gesto di sfida.
E poi la carcassa giacque immobile.
Ma la pulsazione della nave ormai era un tuono e il sole violaceo scop-
piettava d'energia. Daufin si rivolse a Jessie, inginocchiata al fianco del
marito. Le braccia di Tom mostravano la carne viva e Jessie strappava la
camicia per avere bende con cui fasciare gli squarci. - Il tempo  poco -
disse Daufin. Esamin il quadro comandi, nel tentativo di decifrare i dise-
gni geometrici. - I motori stanno per raggiungere la soglia di decollo. Se
superano questo punto, potrebbero guastarsi. - Scrut le file di leve all'in-
terno della piramide pi piccola. - Questo  il centro comando. Posso ri-
tardare il decollo quanto basta a permettervi di lasciare i tunnel... ma non
avr il tempo di cambiare le coordinate di navigazione e di entrare nei tubi
del sonno.
- Traduci - disse Tom.
- Non posso trattenere ancora la nave al suolo - spieg Daufin. - E
non ho tempo per fondermi nella capsula. Mi occorre un guardiano.
Jessie si sent mancare il fiato. - Cosa?
- Mi spiace. Ho bisogno di un corpo fisico per impedire che la nave
decolli mentre siete nei tunnel. L'onda d'urto vi ucciderebbe.
- Ti prego... rendici Stevie. - Jessie si alz. - Ti prego!
- Voglio restituirvela. - Il viso era tormentato e le manine stringevano
al petto la sfera. - Devo avere un altro guardiano. Capitemi: cerco di sal-
vare voi tutti, oltre che me stessa.
- No! Non puoi prenderti Stevie! Rivoglio mia figlia!
- Ah... "guardiano"  una cosa sul genere di "bidello"?
Daufin si gir a guardare Sarge Dennison. - Cosa fa, un guardiano? -
domand cautamente quest'ultimo.
- Un guardiano - rispose Daufin - protegge il mio corpo e contiene
la mia mente. Indosso un guardiano come un'armatura, ma difendo e ri-
spetto il corpo e la mente del guardiano.
- Sembra un lavoro a tempo pieno.
- Infatti. Un guardiano conosce la pace, in un luogo al di l dei sogni.
Ma non ci sar mai il ritorno sulla Terra. Una volta che questa nave decol-
la...
- Il limite  il cielo - disse Sarge. Daufin annu, guardandolo con spe-
ranza.
- E se trovi un altro guardiano, tu... come dire... cambi pelle? E re-
stituisci agli Hammond la loro figlia? Giusto?
- Giusto.
Sarge esit, pensieroso. Per qualche istante si fiss le mani. - Possiamo
portare con noi Scooter? - domand.
- Non mi sognerei mai di abbandonare Scooter - disse Daufin. Sarge
sporse le labbra ed emise un sibilo. - E come faremo, per cibo e acqua?
- Non ne avremo bisogno. Io sar in un tubo del sonno e tu sarai qui.
- Sollev la capsula. - Con Scooter, se desideri.
Sarge sorrise debolmente. - Ho... ho paura.
- Anch'io - disse Daufin. - Facciamoci coraggio insieme.
Sarge guard Tom e Jessie, poi gli altri. Riport lo sguardo sugli occhi
lucidi e intensi della bambina. - D'accordo - decise. - Sar il tuo guar-
diano.
- Metti qui le dita - disse Daufin e Sarge tocc con cautela la sfera.
- Non avere paura. Aspetta. Aspetta e basta.
Filamenti azzurrini serpeggiarono sulla superficie nera. - Ehi! - e-
sclam Sarge, con voce acuta e nervosa. - Guarda qui! - I filamenti az-
zurrini si unirono l'uno all'altro, si librarono come nebbia sotto le loro ma-
ni. Daufin chiuse gli occhi, blocc tutte le sensazioni esterne e l'insistente
rimbombo della nave. Si concentr soltanto nell'aprire l'ampia riserva d'e-
nergia contenuta nella sfera e la sent reagire come le maree oceaniche del
suo mondo, fluire e rifluire intorno a lei, trascinarla pi a fondo nel loro
regno e lontano dal corpo di Stevie Hammond.
Scintille azzurre saettarono intorno alle dita di Daufin. - Cristo! - dis-
se Sarge. - Cos'era... - Le scintille danzarono anche intorno alle sue di-
ta; Sarge sent un debole formicolio che parve rifluirgli su e gi per la spi-
na dorsale. - Cristo! - riusc solo a dire, in un bisbiglio di stupore.
E l'attimo seguente le correnti di energia si staccarono dalla sfera e si
avvinghiarono intorno alle mani di Daufin e anche a quelle di Sarge. Il
vecchio sergente spalanc gli occhi. Le bande d'un azzurro vivido s'in-
trecciarono e schizzarono con un ronzio percettibile negli occhi di Daufin e
di Stevie, nelle loro narici, intorno alla loro testa. I capelli di Daufin danza-
rono di scintille. Sarge spalanc la bocca e altre scintille scaturirono dalle
otturazioni ai denti.
Tom e Jessie si sostennero l'uno all'altra, non osarono parlare n muo-
versi; gli altri restarono in silenzio.
Il flusso d'energia costrinse Sarge a muovere di scatto la testa all'indie-
tro. Le gambe gli si piegarono e il vecchio sergente cadde a terra. Daufin
lo imit, due secondi pi tardi. Il flusso d'energia cess. La capsula cadde
dalle mani della bambina e rotol ai piedi di Jessie.
Daufin si alz a sedere. Batt le palpebre guardando Tom e Jessie. Apr
la bocca, ma non emise suono.
Sarge trem in tutto il corpo. Si gir sul fianco, piano piano si alz in
ginocchio.
Daufin si strofin gli occhi. Sarge respir a fondo per alcune volte, poi
parl: - Portate a casa vostra figlia, Tom e Jessie.
- Mamma? - disse Stevie. - Sono... sono piena di sonno.
Jessie corse incontro alla figlia, la prese in braccio, la strinse al petto;
Tom le tenne strette tutt'e due. - Perch piangete? - domand Stevie.
Sarge ricuper la sfera e si alz. I suoi movimenti erano pi rapidi di
prima e gli occhi brillavano d'intelligenza. - La vostra lingua... non  suf-
ficiente per esprimere quanto vi sono grata - disse. - Mi spiace d'avere
portato tanto dolore su questo pianeta. - Guard il corpo di Curt e pose la
mano sulla spalla di Cody. - Non era mia intenzione.
Cody annu, ma non riusc a rispondere.
- Lo sappiamo - disse Tom. - Ci sarebbe piaciuto che tu avessi visto
una parte migliore del nostro mondo.
- Credo d'averne vista una parte assai bella. Cos', un mondo, se non la
sua trib? E le generazioni a venire? - Allung la mano e sfior gentil-
mente, con le dita nodose di Sarge, i capelli di Stevie.
Gli occhi e il cervello di Stevie erano annebbiati dal bisogno di sonno.
- Ti conosco?
- No. Ma un giorno... forse... i tuoi genitori ti parleranno di me.
Stevie si rannicchi contro la spalla di Jessie. Non le importava dov'era,
cosa accadeva: era esausta. Ma aveva avuto un sogno meraviglioso, aveva
giocato con Sweetpea in una sconfinata prateria, in un soleggiato giorno
d'estate. Un sogno meraviglioso...
- Il dono pi grande  una seconda possibilit - disse l'alieno. - Ed 
quello che avete fatto alla mia trib. Vorrei potervi dare in cambio qualco-
sa... ma posso solamente promettervi che sul mio mondo ci sar un canto
dedicato alla Terra. - Un sorriso sfior le labbra di Sarge. - Chiss? Un
giorno potremmo anche imparare a giocare a baseball.
Jessie gli strinse la mano. Le parole le mancavano, ma riusc a dire: -
Grazie d'averci restituito Stevie. Buona fortuna a te... e sii prudente, capi-
to?
- Capito. - Guard gli altri, rivolse un cenno di addio a Cody e a
Rick; poi guard ancora Tom e Jessie. - Andate a casa - disse. - Co-
noscete la strada. E anch'io conosco la mia.
Si gir e si allontan. Una gamba si pieg al ginocchio, come una fi-
sarmonica. Sarge entr nella piccola piramide, esit solo brevemente per
esaminare gli strumenti, poi inizi in fretta a manipolare le leve.
Tom, Jessie con Stevie in braccio, Cody, Rick e Miranda uscirono dalla
sala. Ripercorsero la strada che li aveva portati l, lungo il corridoio che
scendeva a spirale verso un'ampia rampa nera collegata al tunnel sotterra-
neo. Le torce gettate via facevano ancora luce, in lontananza.
E nella sfera in mano alla creatura, Sarge Dennison si trov fermo a un
bivio. Era un giovanotto, bello e agile, con l'intera vita davanti a s. Per
qualche ragione, e questo non era chiaro, indossava una divisa verde oliva.
Reggeva in mano una valigia; la giornata era piena di sole, c'era una piace-
vole brezza, la polvere della strada andava in due direzioni. Il cartello re-
cava parole straniere, il nome di villaggi belgi. Da una direzione pareva
giungere il brontolio cupo del tuono e da terra si levavano nuvole di fumo
scuro. Da quella parte c'era qualcosa di brutto, si disse. Qualcosa di vera-
mente brutto, che non sarebbe pi dovuto accadere.
Un cane abbai. Sarge guard nell'altra direzione e Scooter era l. Un'al-
legra bestiola che lo aspettava. Il cane agit furiosamente la coda. Sarge
guard l'orizzonte sereno. Non sapeva che cosa c'era da quella parte, al di
l degli alberi verdeggianti e delle colline a pan di zucchero, ma forse va-
leva la pena di fare la camminata.
Aveva tutto il tempo del mondo, per andare a vedere.
- Aspetta! - grid a Scooter. - Arrivo! - Inizi a camminare e in-
credibilmente la valigia pesava meno d'una piuma. Si chin a raccattare un
bastoncino e lo tir lontano, in alto; Scooter sollev la polvere per correre
a prenderlo. Afferr il bastoncino e lo riport. Sarge si disse che potevano
giocare cos per tutta la giornata.
Sorrise. E dalla strada polverosa pass nel regno della fantasia.
58
Alba
Rick inizi ad arrampicarsi sulla fune: sei metri non gli erano mai parsi
cos lunghi. Arriv a due metri e mezzo, poi le braccia gli cedettero. Ri-
cadde, esausto.
Dall'alto provenne una voce. - Fai un cappio e mettici il piede! Ti tiro
su io!
- D'accordo - grid Tom. - Un momento solo! - Fece un cappio e
Rick vi mise il piede. Fu tirato su e dopo qualche istante si trov sul pavi-
mento della casa di Crowfield. Vide nel cielo una macchia rossastra di sole
del primo mattino. Il campo di forza era sparito e la brezza del deserto sof-
fiava via fumo e polvere.
Dal fortino erano venuti Xavier Mendoza, Bobby Clay Clemmons, Zor-
ro e Pequin. Calarono di nuovo la fune e tirarono su Miranda.
Quando emerse dal tunnel, Rhodes quasi baci il pavimento, ma temeva
che, se si fosse disteso, non si sarebbe pi rialzato. Barcoll fino alla porta,
reggendosi la spalla maciullata; inspir a fondo l'aria pulita e guard il
mondo esterno.
Elicotteri rombavano avanti e indietro sopra Inferno e Bordertown, gi-
rando con prudenza intorno alla piramide nera. Pi in alto c'erano le scie di
condensazione di jet da combattimento, i cui piloti attendevano ordini.
Sulla Statale 67 si vedevano centinaia di fari: un convoglio di camion,
jeep, furgoni e autotreni. Rhodes annu. La merda stava per schizzare da
tutte le parti. Udiva il rumore della piramide: da quella distanza, era un
basso ruggito. Daufin - Sarge, adesso - teneva ancora al suolo la nave per
dare loro il tempo di uscire dal tunnel.
Ray Hammond ud un rombo d'elicottero e apr gli occhi. Era disteso in
una vasca da bagno e aveva sulla spalla la testa di Nasty. Dalla finestra
senza pi vetri entravano di sbieco raggi di sole. Quandi si erano allonta-
nati dal camioncino ribaltato, si erano nascosti l: avevano udito tutt'intor-
no il fracasso di case distrutte, ma non si erano mossi. Rifugiarsi nella va-
sca da bagno era stata un'idea di Ray.
Il ragazzo si mosse per uscire dalla vasca, ma Nasty borbott e gli s
strinse al petto. Era ancora fuori di s e bisognava portarla dal dottor Early.
Ray la guard in viso, le lisci i capelli arruffati... e all'improvviso la luce
rossastra gli mostr quel che il buio aveva nascosto: la camicetta di Nasty
si era aperta e...
Oddio, pens Ray; oddio, guarda l!
I seni erano scoperti, capezzoli e tutto, solo a qualche centimetro dalle
sue dita.
Ray li fiss, come ipnotizzato.
Vicini, vicinissimi. Era davvero pazzesco, pens, il modo come la mente
potesse passare dall'idea di lasciarci la pelle a quella di perdere la verginit
in una vasca da bagno! Il Raggio Sessuale Alieno era proprio cos: impre-
vedibile.
Solo un piccolo tocco, si disse; un rapido tocco e lei non avrebbe mai
saputo niente.
Mosse le dita verso i seni e Nasty apr gli occhi. Erano arrossati e gonfi.
Tutto il viso era gonfio e pieno di lividi, ma a Ray parve che Nasty fosse
sempre bella. Forse pi bella che mai, con il viso contro la sua spalla e cos
vicino. Nasty si sforz di mettere a fuoco la vista. Disse: - Ray?
- L'unico e solo - rispose lui, con una risatina nervosa.
- Mi pareva. - Nasty sorrise, con aria assonnata. - Sei a posto, ra-
gazzo. Un giorno o l'altro, grazie a te una ragazza si sentir davvero spe-
ciale. Come una gran signora. - Richiuse gli occhi, con le palpebre pe-
santi; il suo lieve sospiro gli sfior la gola.
Ancora per un poco Ray le guard i seni, ma non mosse le dita. Verr il
momento, pens; ma non ora. Non oggi. Forse non con Nasty, ma con una
ragazza che ancora non conosceva. Forse ci sarebbe stato di mezzo anche
l'amore. E forse pensieri di questo genere erano quel che si dice "diventare
adulti".
- Grazie - le disse, ma Nasty non rispose. Ray la copr con la ca-
micetta e allacci un paio di bottoni; voleva che agli eventuali soccorritori
lei sembrasse quel che sembrava a lui: una Ginevra addormentata. E que-
sto era il suo atto cavalieresco per tutto l'anno, si disse. Da quel momento
in poi, non avrebbe risparmiato nessuna. Si sentiva come un sacco pieno di
nodi; si distese e guard spuntare il sole.
Alcuni elicotteri sorvolavano Celeste Street e con i rotori spazzavano la
foschia. Ed Vance, Celeste Preston e Sue Mullinax uscirono dal Brandin'
Iron. Quando la parete era crollata, si erano rifugiati dietro il banco, distesi
fra i rottami. Avevano udito altri schianti di case distrutte. Vance aveva
pensato che fosse giunta la fine del mondo, finch Celeste non aveva man-
dato uno strillo forsennato al rumore d'elicotteri. Ora videro che il campo
di forza era scomparso e il vento dei rotori spazzava la via. Vance non riu-
sc a trattenersi: mand un grido di gioia e sollev Celeste, stringendola al
petto.
Un oggetto, simile a un pipistrello verdastro, gli sbatt sul viso. Poi altri:
Vance si trov a guardare otto biglietti da cento dollari.
Banconote volavano per tutta Celeste Street. - Dio santo! - esclam
Sue. - Da dove vengono? - Ne afferr due manciate a se le infil nella
camicetta. Gi altra gente era in strada, fra le macerie, a raccogliere banco-
note.
Celeste si liber dall'abbraccio da orso dello sceriffo e cammin sopra
un frusciante tappeto di banconote. La sua Cadillac, con due gomme sgon-
fie, si era rovesciata sul fianco; nella luce rossastra si vedevano le banco-
note turbinare sopra la macchina, quando gli elicotteri la sorvolavano. Con
le gambe molli, Celeste si accost alla macchina e disse:
- Merda!
Le banconote da cento dollari provenivano dal sedile anteriore sventrato
dal colpo d'artiglio del mostro. Vance venne verso di lei, con la camicia
piena di banconote. - Hai mai visto una cosa simile? - voci.
- Abbiamo scoperto dove Wint aveva nascosto il denaro - rispose Ce-
leste. - Quel vecchio pazzo d'un figlio di puttana aveva imbottito i sedili
della mia macchina. Mi aveva detto di non venderla mai. Ora capisco per-
ch.
- Be', comincia a raccogliere, allora! Diavolo, volano su tutta la citt!
Celeste brontol e si guard intorno. Le vie erano piene di fenditure e di
crepacci, i negozi parevano bombardati, le macchine erano schiacciate e,
nel deposito di Mack Cade, molte bruciavano ancora; le case erano ridotte
a legna minuta. - Non resta molto, di Inferno - disse.
- La vecchia citt  quasi andata!
- Prendi il denaro! - la incit Vance. - Forza,  tuo! Aiutami a rac-
coglierlo!
Celeste fiss per un istante la manciata di biglietti di banca. Poi apr le
dita e le banconote volarono via.
- Sei impazzita? Volano dappertutto!
- Il vento le vuole - disse Celeste. -  giusto che se le prenda. - Lo
guard con occhi gelidi. - Ed, sono maledettamente felice d'essere viva,
dopo quello che abbiamo passato. Ho vissuto in una baracca e in una villa,
ma non so quale delle due sia pi adatta a me. Se vuoi i soldi, su, raccogli-
li. Tanto, finiranno tutti nelle mani degli esattori. Ma oggi sono viva, Ed, e
mi sento ricca. - Inspir a fondo l'aria pulita. - Ricchissima.
- Anch'io. Ma non per questo ho perso la ragione! - Era impegnato a
riempirsi le tasche.
- Non importa - disse Celeste, scacciando con un gesto l'obiezione.
- Sue, l dentro non hai un'altra birra?
- Non so, signora Preston. - Sue aveva smesso di raccogliere ban-
conote. Si era riempita la camicetta, ma aveva lo sguardo stralunato e lo
spettacolo di Inferno in macerie rendeva ogni cosa doppiamente irreale. -
Vado... vado a vedere se resta qualcosa, di casa mia. Si serva pure. - Si
allontan, fra mulinelli di banconote, verso Bowden Street.
In fondo alla via Celeste vide un paio di fari. - Fra poco avremo com-
pagnia - disse. - Hai voglia di bere un'altra birra con me, prima che ar-
rivino?
Vance allung la mano per afferrare un'altra banconota. Altre tre gli vo-
larono sotto il naso. E lui cap che non avrebbe mai potuto raccoglierle tut-
te e che, se ci avesse provato, sarebbe impazzito. Si raddrizz. Le banco-
note gi gli sfuggivano dalle tasche troppo piene. Era un incubo nel cuore
d'un sogno annidato in un incubo: l'unica cosa solida pareva essere la don-
na ferma di fronte a lui. Il fruscio delle banconote che volavano via era
stuzzicante: poteva lavorare tutta la vita e non raggranellare un millesimo
della ricchezza che turbinava nell'aria.
Ma qualche minuto prima non pensava pi di rivedere il sole e invece il
sole era l, gli scaldava il viso. Vance batt le palpebre per scacciare le la-
crime.
- Forza, Ed - disse Celeste, in tono gentile. Solo per un istante, nel
rumore dei rotori e nel fruscio delle banconote, credette di udire la risata di
Wint. O almeno il suo sogghigno. Prese per il braccio lo sceriffo. - To-
gliamoci dalla strada, noi ricchi - disse; e lo guid, come un orso ammae-
strato, nel Brandin' Iron.
Altre persone, che si erano nascoste in casa, uscirono nelle vie, quasi in-
credule di rivedere la luce del mattino. Pareva che su Inferno fosse passato
un tornado; qua e l c'erano crateri, dove il terreno indebolito aveva cedu-
to. E alcune persone trovarono cose peggiori delle macerie: in Oakley
Street giaceva la mostruosa creatura dalla testa di cavallo, che aveva abbat-
tuto diverse case in Travis, Sombra e Oakley Street, ma era stramazzata al-
la morte di Stinger. Incuneati nei crepacci c'erano altri mostri: corpi di
scorpione con testa umana, occhi vacui, forza vitale che si era estinta nello
stesso istante in cui era venuta meno quella di Stinger. Sarebbero occorse
settimane, per trovare tutti i corpi.
Sue Mullinax si avvicinava a casa, all'angolo di Bowden e Oakley
Street, quando una voce le grid: - Ehi, signora! Un momento!
Sue alz gli occhi verso la Sedia a Dondolo. La luce diventava pi in-
tensa e le ombre cominciavano a dissolversi. In cima alla cresta c'era un
piccolo fuoristrada del tipo pulce del deserto e due uomini. Uno puntava
sulla piramide un videoregistratore, ma si gir a inquadrare Sue. L'altro
scese dalla cresta, scivolando fra terriccio e ciottoli. Aveva una barba scura
e portava un berretto con la sigla NBC. - Come si chiama, signora? -
domand, prendendo la penna e un blocco per appunti. Sue gli disse il
proprio nome. L'uomo grid al collega: - Vieni gi! Facciamo un'intervi-
sta! - L'altro scese in fretta, rischiando di finire a gambe levate. - Oh,
Signore! - disse Sue, cercando di ravviarsi i capelli. - Oh, Signore, sto
per comparire in TV?
- Notiziaro nazionale, signora! Ora guardi dalla mia parte. - Una lu-
cetta rossa si accese sul videoregistratore e Sue si ritrov a fissare l'obbiet-
tivo. - L'UFO quando  atterrato?
- Alle dieci meno un quarto circa. Lo ricordo perch un attimo prima
che scendesse avevo guardato l'ora. - Si scost dal viso una ciocca di ca-
pelli neri e impolverati, dispiaciuta che le banconote infilate nella camicet-
ta la facessero apparire anche pi grassa del normale. - Lavoro al Brandi-
n' Iron. Un bar. Cielo, sono inguardabile!
- Ha un aspetto magnifico. Fai una panoramica e poi inquadra di nuovo
il viso. - Il cameraman lentamente gir la videocamera, filmando le case
di Inferno. - Signora, questa diventer la cittadina pi famosa della na-
zione. Diavolo, di tutto il mondo!
- Diventer famosa anch'io?
- Lei e tutti gli altri. Abbiamo notizia che forse qui c' stato contatto
con extraterrestri. Lei pu confermarcelo?
Sue era consapevole dell'importanza della risposta. E vide la propria
faccia e quella di altre persone di Inferno e di Bordertown sui telegiornali,
copertine di riviste, libri; prov un attimo di stordimento che le blocc il
cuore quasi come una capriola. Con voce chiara rispose: - S. - Ripet
l'affermazione. - S. C'erano due creature. Di specie diversa. Lo sceriffo...
Ed Vance, si chiama... mi ha detto che una inseguiva l'altra. Quando la na-
ve  atterrata, la citt intera ha tremato dalle fondamenta...
- Taglia! - disse l'uomo col berretto. Si era guardato alle spalle e ave-
va visto arrivare qualcosa. - Grazie, signora Mullinax. Dobbiamo andar-
cene! - Lui e il cameraman risalirono di corsa il pendio, diretti alla pulce
del deserto.
Sue vide che cosa li aveva fatti scappare: una jeep piena di soldati della
polizia militare in quel momento svoltava in Bowden Street, girando intor-
no a crateri e crepacci. Alcuni soldati balzarono dalla jeep e risalirono di
corsa la cresta. - Signorina Mullinax! - grid Sue all'indirizzo dei due
giornalisti. Il motore della pulce si accese prima che i soldati raggiungesse-
ro la cima e il veicolo si allontan a tutta velocit dall'altro lato.
Una macchina blu scuro priva di contrassegni si ferm all'estremit nord
del ponte sullo Snake River. Ne scesero due uomini in divisa da colonnello
dell'aviazione e un terzo in abiti civili. Si avviarono a passo svelto verso il
gruppetto che giungeva dalla parte opposta.
- Dio mio! - L'ufficiale dal naso a becco, con "Buckner" scritto sulla
targhetta spillata al taschino, si ferm. Aveva riconosciuto uno del gruppo;
se era davvero il colonnello Rhodes, era invecchiato di dieci anni in una
notte. - L'abbiamo trovato, credo - disse. E dopo una decina di passi
soggiunse: - Esatto.  il colonnello Rhodes. Informate la Centrale.
L'altro ufficiale, un capitano di nome Garcia, aveva un telefono da cam-
po e trasmise: - Able Uno a Centrale, abbiamo trovato il colonnello Rho-
des. Ripeto, abbiamo trovato il colonnello. Ci occorre subito un camion di
pronto soccorso.
- Pronto soccorso gi in viaggio, Able Uno - rispose lo smistatore del
traffico telefonico, inoltrando la trasmissione dall'autotreno di Comando
Centrale fermo nel parcheggio del Bob Wire Club.
Rhodes era sorretto da Zorro Alhambra; vide il colonnello Buckner della
Special Intelligence venire verso di lui. - Buongiorno, Alan - disse,
quando l'altro fu vicino. - Ti sei perso il divertimento, ieri notte.
Bucker annu, serio. - Credo anch'io. - Osserv lo squinternato grup-
petto in abiti civili. Parevano reduci dal fronte: abiti impolverati e sudici,
occhi stanchi e infossati, facce piene di lividi e sporche di sangue. Uno di
essi, un giovanotto nerboruto dai ricci biondi, era sorretto da un altro ra-
gazzo di origine latina e da una ragazza; tutt'e tre avevano lo sguardo perso
nel vuoto di chi  sotto choc da bombardamento. Un altro uomo, pi an-
ziano, aveva le braccia avvolte da bende insanguinate; accanto a lui, una
donna dal viso esangue stringeva al petto una bambina che, stranamente,
pareva addormentata. Gli altri erano pi o meno altrettanto sconvolti e
malridotti. Matt Rhodes aveva lasciato la base di Webb solo il giorno pri-
ma, con un aspetto quasi giovanile, e ora aveva rughe profonde piene di
polvere, nel viso tagliato da schegge di vetro, e gran parte dei capelli pare-
va diventata grigia da un giorno all'altro. Fra le dita strette alla spalla c'era
sangue rappreso. Il colonnello sorrideva coraggiosamente, ma aveva oc-
chiaie profonde e nella mente conservava ricordi che l'avrebbero tormenta-
to per il resto della vita.
- Ti presento il signor Winslow. Specialista del coordinamento. - Bu-
ckner indic il tipo in abiti civili, un biondo dai capelli a spazzola, in com-
pleto blu scuro. Winslow portava occhiali da sole e aveva una faccia dura
come lastra di pietra; Rhodes colse una zaffata di Washington.
- Il capitano Gunniston  gi andato a fare rapporto in Centrale - pro-
segu Buckner. Si riferiva al grosso articolato fermo alla stazione di servi-
zio Texaco. - Fra poco arriver un'ambulanza che ti porter al centro me-
dico. - Lasci vagare lo sguardo sulle macerie. - Si direbbe che la citt
abbia subito un attacco di quelli tosti. Puoi fare una stima delle perdite?
- Alte - rispose Rhodes. Ora il braccio non gli doleva pi, era solo
pesante, come un sacco di cemento rappreso da poco. - Ma credo che ce
la siamo cavata a buon mercato. - Come spiegare all'uomo fermo davanti
a lui che nel giro di ventiquattro ore... una frazione di secondo, nella scala
dell'universo... l si era combattuto per decidere il destino di due razze?
- Colonnello Buckner? - disse Garcia, tenendo all'orecchio il rice-
vitore del telefono da campo. - Ho in linea Controllo Perimetro. Rife-
riscono che alcuni estranei hanno superato il cordone di sicurezza. Giorna-
listi, probabilmente. Il capitano Ingalls dice che  impossibile bloccarli...
- Li tenga fuori di qui! - replic, brusco, Buckner. Nella voce mostr
una traccia di panico. - Cristo! Sbatta in galera quei bastardi, se occorre!
- Lascia perdere - intervenne Rhodes, calmo. -  impossibile tenere
segreta questa storia.
Buckner lo guard a bocca aperta, come se Rhodes avesse appena asseri-
to che i colori della bandiera americana erano verde, rosa e viola; negli oc-
chiali da sole di Winslow comparve l'immagine del viso di Rhodes.
Il lontano rombo della piramide nera si spense all'improvviso.
Cody, Rick, Rhodes e gli altri guardarono da quella parte. La base della
nave mandava un bagliore azzurro arancione. Ondate di calore tremolaro-
no nella luce del mattino.
Il ponte trem. Una vibrazione scosse il terreno e i tre quarti superiori
della piramide cominciarono a sollevarsi, lasciando a terra la base surri-
scaldata. Sottili getti di fiamma biancastra saettarono lungo il bordo della
piramide; ruggirono nei tunnel sul lato di Bordertown e fusero in grumi di
vetro color ebano terriccio rossastro e sabbia. Ventate d'aria calda spazza-
rono il ponte.
Lentamente la piramide si alz di dodici metri e rimase librata; la luce
del sole indor la superficie di scaglie nere. La piramide inizi un'ag-
graziata rotazione.
- Il capitano Redding riferisce che i Sidewinder di Strike Alfa sono
armati e pronti - comunic Garcia, ascoltando il telefono da campo.
Missili Sidewinder, si disse Rhodes. Alz gli occhi, vide le scie di con-
densazione di alcuni jet assumere la formazione d'attacco. - Lascialo sta-
re - disse.
Buckner afferr il microfono. - Alpha Strike, qui Team Leader. Man-
tenete la posizione. Lanciate i Sidewinder al mio ordine. Ricevuto?
- No! - protest Tom, facendosi avanti. - Lasci andare la nave!
Sferze d'energia scaturirono dai fianchi della piramide. - Pronti al mio
ordine - disse Buckner.
- Ordina ai caccia di rientrare, Alan. - Rhodes afferr per il polso Bu-
ckner. - Me ne frego degli ordini che ti hanno dato. Lascia andare la na-
ve. - Buckner si liber; sulle guance gli comparvero due chiazze rosse.
Ora i fianchi della piramide si comprimevano, mentre spire di energia
scoppiettavano come fulmini e schizzavano a trenta metri in ogni direzio-
ne. L'aria tremolava di calore, rendeva la piramide scintillante come un mi-
raggio. Nel giro di qualche secondo la nave spaziale si restrinse, si allung,
assunse una forma assai simile a quella d'una lancia.
E riprese a salire, acquistando rapidamente velocit. In due secondi di-
venne una scia color ebano che si muoveva verso l'alto nel blu.
- Vai - disse Rick. - Vai!
I caccia aspettavano, girando in tondo ad alta quota.
Buckner apr bocca per dare l'ordine di fuoco.
Con gesto perentorio, Rhodes strapp il cavo del telefono da campo.
Un bang sonico scacci i primi avvoltoi in cerca di preda e sollev pol-
vere per cinquanta chilometri di deserto texano. La nave spaziale parve al-
lungarsi ancora, divenne un segno scuro appena visibile e come una freccia
descrisse un arco nel cielo privo di nuvole. Saett al di l degli aerei a rea-
zione, come se fossero dipinti, e svan in uno scintillio violaceo.
Il vento spazz il ponte, scompigli abiti e capelli, sibil sopra i tetti an-
cora in piedi.
La nave e il suo pilota erano svaniti. In alto, i jet continuavano a girare
in tondo, come zanzare frustrate dalla scomparsa di un buon braccio da
morsicare.
- Signore? - La voce di Winslow era lenta e rauca. Rhodes pens che
da qualche parte esisteva di certo un allevamento dove producevano quei
ragazzi della sicurezza governativa ad alto livello. - Ritengo che questa
sia stata la sua ultima azione in veste di membro all'Aviazione degli Stati
Uniti.
- Vaffanculo - gli rispose Rhodes. E a Buckner: - Anche tu. -
Guard in alto. I caccia si preparavano ad atterrare. Era tutto finito. Resta-
va solo da fare pulizia.
Un camion con la Croce Rossa si ferm all'estremit nord del ponte. Dal
pannello posteriore usc un piano inclinato. Nel camion c'erano brandine,
maschere a ossigeno e bombole, materiale medico e un paio d'infermieri.
-  ora di andare. - Buckner indic a Rhodes di farsi avanti.
Il colonnello mosse alcuni passi, con l'aiuto di Zorro, ma si ferm bru-
scamente. Il sole era spuntato per un quarto, il cielo diventava blu e si pre-
annunciava un'altra giornata caldissima. Rhodes si gir verso gli altri,
guard in viso Cody, Rick, Miranda, Jessie, Tom e la bambina che non si
era svegliata nemmeno al bang sonico. Si disse che fra non molto anche gli
altri avrebbero dormito profondamente come lei. Pi tardi sarebbero arri-
vati gli incubi. Ma ciascuno li avrebbe affrontati come meglio poteva, per-
ch se c' una cosa che gli esseri umani conoscono bene, questa  l'arte
della sopportazione. Abbiamo salvato due mondi, pens; niente male, per
una notte di lavoro di un gruppo di scarafaggi.
Offr il viso al sole e and avanti.
Jessie sent contro il petto il battito del cuore di Stevie, lento e costante.
Accarezz il viso della figlia, le pass la mano sui capelli... e scopr sulla
nuca due tagli incrostati di sangue. Stevie cambi posizione e nel sonno
ebbe una smorfia di dolore. Jessie ritrasse le dita.
Un giorno bisognava raccontarle l'intera storia. Un altro giorno, non
questo.
Con un braccio strinse Stevie e con l'altra mano trov quella di Tom.
Dovevano portare Ray all'ospedale, ma Ray si sarebbe ripreso subito. A-
veva l'istinto di sopravvivenza. Caratteristica che pareva ereditaria, in fa-
miglia. Tom e Jessie attraversarono il ponte e Stevie sogn le stelle.
Camion e jeep adesso erano dappertutto. Alcuni elicotteri giravano con
cautela intorno alla sezione di base della nave spaziale, rimasta sul terreno.
Squadre di tecnici, nei giorni a venire, avrebbero trovato impossibile farla
a pezzi o soltanto rimuoverla.
Mentre gli altri lo attraversavano, una figura si ferm sul ponte. Cody,
braccia lungo i fianchi, guard i rottami della moto. Anche la Honda, la
sua vecchia amica, era morta; e a lui parve che il ponte fosse lungo mille
chilometri.
Rick si guard indietro e si ferm. - Porta con te mia sorella - disse a
Mendoza, che aiut la ragazza a salire sul camion. Poi torn indietro zop-
picando e si ferm ad aspettare.
Cody si chin a raccogliere un pezzo di marmitta annerita. Poi la lasci
cadere con rumore di ferraglia sull'asfalto, come un inutile rottame.
- Ho sentito che sei un meccanico in gamba - disse Rick. Cody non
rispose. Si mise a sedere, con le ginocchia strette al petto.
- Vieni o no?
Cody rimase in silenzio. Poi, dopo un sospiro, rispose: - No.
Rick si avvicin di qualche passo. Cody gir il viso dall'altra parte. Rick
apr bocca, ma non sapeva che cosa dire. Poi fu colpito da un pensiero
sbucato dal nulla. -  l'ultimo giorno di scuola. Che dici, ci promuove-
ranno?
- Lasciami in pace. Vattene. - Indic Inferno.
- Non serve a niente, starsene seduti qui. O vai da solo, o qualcuno ver-
r a prenderti.
- Che venga pure! - grid Cody e quando gir il viso, le lacrime gli
rigavano le guance. - Mio pap  morto, non capisci? - Fu un grido rau-
co. Le lacrime gli riempivano gli occhi. - Pap  morto - ripet, in tono
pi basso, come se per la prima volta se ne rendesse conto appieno. Gli
avvenimenti nella nave di Stinger erano un guazzabuglio di rapide imma-
gini che avrebbero richiesto moltissimo tempo perch lui le riordinasse.
Ma ricordava con chiarezza sufficiente il padre disteso davanti a lui, appe-
so alla vita quanto bastava per guardare una foto sbiadita. Nel suo intimo si
spalanc un abisso; nemmeno nei sogni pi folli aveva immaginato che un
giorno avrebbe sentito la mancanza di suo padre.
- S,  morto - disse Rick. Si avvicin di altri due passi. - Ci ha sal-
vato la pelle, credimi. Insomma... non lo conoscevo molto, per... di sicuro
 morto per noi. E anche per Daufin.
- Un eroe - disse Cody. Sorrise, nonostante le lacrime, e si soffi il
naso. - Mio pap  un eroe! Credi che lo scriveranno sulla lapide? -
Perdette il sorriso, perch il quel momento ricord che non c'era alcun ca-
davere da seppellire.
- Pu darsi - disse Rick.
- Gi. Forse. - Cody guard il sole levarsi. Erano passate quasi venti-
quattro ore da quando, seduto in cima alla Sedia a Dondolo, si era messo a
contare i vicoli ciechi; ora si sentiva pi vecchio, ma non pi debole, di
prima. Suo padre era morto, certo, e lui avrebbe dovuto affrontare questa
realt, ma oggi il mondo pareva diverso: era pi vasto, offriva altre possi-
bilit, nuovi inizi.
- Abbiamo fatto una vera impresa, ierinotte - disse Rick. - La gente
forse non lo capir mai. Ma noi lo sappiamo e questo basta.
- Gi - annu Cody. - Lo penso anch'io. Che ne sar, di Inferno?
- Rester in piedi ancora un poco. Anche Bordertown. Appena la gente
scoprir che cosa  atterrato qui... be', non si pu mai prevedere il futuro.
- Rick avanz d'un passo e gli tese la mano. - Andiamo, ora?
Per un momento Cody fiss quella mano scura, dal palmo scorticato per
l'attrito sulla fune. Si asciug gli occhi e tir su col naso. Se uno dei 'Gades
l'avesse visto in quel momento...
No, si disse; non c'erano pi 'Gades n Rattlers. Questo era ieri; oggi
cominciava per tutt'e due l su quel ponte.
Gli prese la mano e Rick lo aiut a tirarsi in piedi.
La luce del sole, pi intensa, scacci le ultime ombre e due uomini attra-
versarono insieme il ponte.
...
.
...
FINE.